AMIRA HASS // COSA STA PIANIFICANDO ISRAELE, UN’ESPULSIONE DI MASSA DA BORGHI E VILLAGGI PALESTINESI, E COME?

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

giovedì 29 aprile 2021  12:16

Di Amira Hass – 28 aprile 2021

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In autobus, camion o autoblindo? In che modo le Forze di Difesa Israeliane e l’Amministrazione Civile intendono portare a termine la grande espulsione di oltre 1.000 palestinesi dalla loro terra, dai loro villaggi e dalle loro case a Masafer Yatta, un agglomerato di circa 20 borghi e villaggi palestinesi nel sud della Cisgiordania?

I soldati riceveranno l’ordine di sparare contro uomini, donne e bambini che si rifiutano di lasciare la loro terra, i loro villaggi e grotte, la regione in cui sono nati e vissuti i loro genitori e nonni? Oppure saranno sufficienti proiettili di gomma, cani, gas lacrimogeni soffocanti, granate assordanti, taser e bastonate?

La polizia sarà addestrata appositamente per trascinare donne e ragazze urlanti e disperate sui veicoli? I soldati riceveranno istruzioni preliminari, piene di menzogne, su come gli uomini, le donne e i bambini che devono forzare nei loro veicoli siano cinici invasori, che si sono stabiliti volutamente e deliberatamente nella Zona di Fuoco 918, per interferire con le esercitazioni di addestramento dell’esercito?

I soldati avranno bisogno di uno psicologo per superare il trauma del pianto e delle urla, e i loro comandanti saranno quindi intervistati sui faziosi media israeliani e diranno: “È stata un’operazione complessa ma necessaria, e stiamo procedendo secondo la legge?” Ovviamente mentiranno quando lo diranno, perché l’espulsione va contro il diritto internazionale, ma i media solidali non avranno dubbi e non faranno domande. E una settimana o un mese dopo la grande espulsione, molti acri di terra saranno già assegnati ai fiorenti avamposti di insediamento della zona.

Questi non sono prosperi agricoltori che vivono in fattorie private o in villaggi sovvenzionati. Questi residenti di Masafer Yatta sono pastori che combinano l’allevamento di pecore e il pascolo con l’agricoltura nelle zone aride, principalmente per i bisogni delle loro comunità. Hanno familiarità con ogni curva della strada, ogni roccia, fossa e grotta e conoscono tutti i loro nomi.

Il processo attraverso il quale sono nati questi villaggi, inizialmente attraverso la residenza stagionale in grotte scavate, quando l’area di pascolo nel villaggio madre di Yatta si è ridotta, è un processo organico iniziato circa 200 anni fa. Gli stessi villaggi divennero anche comunità permanenti in un processo naturale, prima della costituzione dello Stato di Israele e prima che la Cisgiordania fosse occupata nel 1967. I legami familiari, le amicizie e gli scambi tra i villaggi, e tra loro e Yatta, trasformano l’intera regione in un tessuto in cui ogni legame è vitale.

Da quasi 40 anni Israele cerca di espellere i palestinesi di Masafer Yatta dalla regione che conserva i ricordi del loro passato e quello dei loro genitori e nonni. Israele lo ha fatto semplicemente dichiarando l’area una Zona di Fuoco; mediante esercitazioni di addestramento militare; ingiunzioni contro la costruzione, lo sviluppo e il collegamento alle infrastrutture, e ripetute demolizioni di edifici e condotte idriche per le quali non c’era altra scelta che costruire senza permessi.

Nel 1999 ci fu di fatto l’espulsione di circa 700 persone. Sì, durante il periodo “Oslo”, quando Ehud Barak era Primo Ministro e Ministro della Difesa. Nel 2000 l’Alta Corte di Giustizia ha accolto agli appelli urgenti presentati dall’Associazione per i Diritti Civili in Israele e dall’avvocato Shlomo Lecker per conto dei residenti, ordinando che lo sradicamento fosse fermato e che gli sfollati fossero autorizzati a tornare temporaneamente, fino alla decisione finale.

Tale decisione dovrebbe essere emessa presto dall’Alta Corte. Il governo difende la sua posizione che una Zona di Fuoco e le esercitazioni di addestramento dell’IDF sono più importanti dei residenti palestinesi e della loro storia, e che l’ordine militare è al di sopra del diritto internazionale.

La tattica di espulsione è stata un successo parziale: Avrebbero potuto esserci molte più persone che vivevano nei villaggi di quante ne vivono ora. Ma “parziale” significa anche che i residenti che vivono nei villaggi mostrano una resistenza e una determinazione ammirevoli, e che per loro non c’è nulla che possa sostituire gli spazi aperti e lo stile di vita in cui sono nati e che hanno scelto.

Insisto a scrivere ancora una volta di Masafer Yatta, un argomento che non è considerato degno di nota, perché gli scenari di cui sopra possono essere prevenuti. Perché tutti coloro che sono coinvolti nella storia hanno l’opportunità di rinsavire e non partecipare a un altro tentativo di cancellare e distruggere una ricca storia e un presente e un futuro pieni di potenziale.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone, persone in piedi e attività all'aperto
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