AMIRA HASS // IL RILEVANTE RUOLO ASSUNTO DA HAMAS

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

mercoledì 19 maggio 2021  14:08

Il regime di Hamas, che eccelleva nella costruzione di un esercito, non ha investito nella costruzione di rifugi per i civili dagli attacchi israeliani. È entrato, consapevolmente, in una nuova campagna in cui la sua capacità di difendere i suoi cittadini era nulla.

Di Amira Hass – 19 Maggio 2021

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Israeliani che corrono in preda al panico quando suonano le sirene di avvertimento, asciugamani abbandonati sulla spiaggia di Tel Aviv, la chiusura dell’aeroporto Ben-Gurion: Queste scene suscitano sentimenti di perfida gioia tra tutti i palestinesi che vivono all’ombra del potere intimidatorio e arrogante dell’esercito e della polizia di Israele. È naturale che i palestinesi vogliano che la superpotenza militare sionista perda e che gli israeliani sappiano cos’è la paura. Ma oggi come nelle aggressioni precedenti, quel senso di gioia o di sollievo è di breve durata o mescolato a grande paura, perché Israele dimostra ancora una volta che la sua capacità di terrorizzare, uccidere e distruggere è molte volte più grande di quella dei palestinesi.

L’esercito che il movimento Hamas ha costruito, la sua perseveranza nonostante il blocco e gli omicidi, la sua sorprendente capacità militare tattica e la capacità di terrorizzare milioni di israeliani, l’hanno portato a un livello che la politica regionale e globale deve prendere in considerazione. E proprio per questo è impossibile trattare Hamas come rappresentante delle vittime, ed è impossibile esentarlo da questioni come: La sua risposta militare all’intensificazione della repressione israeliana a Gerusalemme durante il mese di Ramadan non ha stroncato sul nascere un movimento politico popolare contro lo sgombero dei palestinesi a Sheikh Jarrah? Si è tenuto conto del prezzo terribile che stanno pagando i civili della Striscia di Gaza?

L’armamento e l’attuale confronto sono visti agli occhi di molti come un risultato militare e politico incoraggiante. Questo risultato ha trasformato milioni di palestinesi (soprattutto quelli che non vivono nella Striscia di Gaza sotto il pesante fuoco israeliano) e anche molti tra i sostenitori della lotta palestinese per la liberazione e il ritorno, in ammiratori e sostenitori del movimento di resistenza islamica.

Coloro che dubitano della logica della militarizzazione palestinese e del prezzo elevato che richiede, ora tacciono o si trattengono dalle critiche. I letali bombardamenti israeliani dei residenti della stretta e isolata Striscia di Gaza possono essere presentati in Israele come una “risposta”, ma ogni palestinese e anche altri osservatori sensibili li interpretano come parte del continuo secolare in cui un popolo prende il sopravvento ed espelle, frammenta, divide e schiaccia, mentre un altro si rifiuta di rinunciare alla propria identità e patria, e per questo viene attaccato di volta in volta.

Come sempre, l’ammirazione che le persone provano per l’intraprendenza, l’audacia e l’eroismo si fondono con il linguaggio della sofferenza e del vittimismo. I corpi di bambini palestinesi uccisi negli attacchi israeliani ed estratti dalle macerie; acqua, elettricità e infrastrutture fognarie distrutte; scuole piene di famiglie che sono fuggite dalle loro case: queste scene sono dolorosamente familiari, suscitando sentimenti di impotenza, rabbia e disperazione tra ogni palestinese. Sono visioni che nel migliore dei casi non muovono la maggior parte degli israeliani, e nel peggiore dei casi li rendono felici.

Il regime di Hamas, che eccelleva nella costruzione di un esercito, non ha investito nella costruzione di rifugi per i civili. Dipenderà dagli aiuti delle organizzazioni internazionali, guidate dall’UNRWA, fornire una rete di sicurezza e un minimo di sostentamento ai residenti in questo momento. Hamas sa anche molto bene che la maggior parte del peso della ricostruzione (lenta e snervante) sarà a carico dei paesi stranieri e dell’odiato governo di Ramallah.

È difficile credere che gli alti dirigenti di Hamas e della sua ala militare non abbiano tenuto conto della possibilità che Israele avrebbe risposto alla loro audacia con attacchi letali smisurati che sarebbero costati la vita a molti civili, e non solo ai membri delle organizzazioni militari palestinesi. Si può presumere che Hamas sapesse che Israele avrebbe risposto al vago ultimatum di Mohammed Deif con la massiccia distruzione di infrastrutture civili e non solo militari.

Senza dubbio Hamas è entrato, consapevolmente, in una nuova campagna in cui la sua capacità di difendere i suoi cittadini era nulla. Usa consapevolmente le sue capacità militari e lo choc internazionale alla vista della distruzione, per promuovere il suo status di rappresentante politico dell’intero popolo palestinese. E Israele continua a far sì che ciò accada: Sia nell’isolare la Striscia di Gaza dal resto del paese, sia nella sua letale politica militare sfrenata.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
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