AMIRA HASS // LA CAUSA PER UN ODIOSO SCHIAFFO

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

martedì 20 aprile 2021  13:28

Di Amira Hass – 19 aprile 2021

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La colono israeliana Anat Cohen è stata condannata la scorsa settimana dalla Corte dei Magistrati di Gerusalemme a risarcire con 7.000 shekel (1.750 euro) un residente di Hebron, Issa Amro, per averlo schiaffeggiato mentre con altri attivisti accompagnava i bambini palestinesi a una scuola locale. La Corte ha emesso la sentenza la scorsa settimana in una causa civile intentata da Amro, mentre respingeva una contro denuncia presentata da Cohen, che, a suo dire, è a capo del Dipartimento dell’Istruzione della Comunità Ebraica di Hebron.

Il processo stesso, con la sua enorme quantità di documenti, è un doloroso e necessario promemoria della violenta combinazione di politica governativa, aggressività dei coloni e repressione militare, tutti responsabili del fatto che la Vecchia Hebron è pressoché svuotata dei suoi residenti palestinesi.

La causa di Amro contro Cohen si concentra su un singolo episodio avvenuto il 10 febbraio 2019. La controquerela di Cohen contro Amro inizia nel 1929, quando i palestinesi uccisero gli ebrei residenti a Hebron; vengono menzionati anche gli accordi di Oslo e vari scontri con i soldati nel corso degli anni. Quello che manca dalla lista è l’assassinio di fedeli palestinesi nella moschea Ibrahimi al culmine del digiuno del Ramadan nel 1994, per mano del colono americano Kahanista Baruch Goldstein.

Nel febbraio 2019, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha interrotto le attività della Presenza Internazionale Temporanea a Hebron (TIPH), un gruppo di osservatori stabiliti e dispiegati nella città in seguito al massacro compiuto da Goldstein. Uno dei loro compiti era quello di accompagnare gli alunni alla scuola elementare di Cordova, a causa delle molestie dei coloni. Senza i loro accompagnatori internazionali, i giovani avevano paura di andare a scuola. Amro, che oggi ha 41 anni, ha deciso con un gruppo di altri attivisti, che indossano giacche blu, di accompagnare i bambini, nella stessa parte di Shuhada Street dove l’esercito israeliano permette ai palestinesi di camminare. In segno di protesta, Cohen e un altro noto colono, Ofer Ohana, sono giunti sulla scena, dove erano già presenti soldati e agenti di polizia.

Cohen si diresse verso i bambini e gli attivisti palestinesi. Un poliziotto le intimò: “Anat, senza colpire, senza colpire.” Cohen ha aggredito un giornalista colpendo la sua macchina fotografica. Amro ha chiesto alla polizia di fermarla (cioè di trattenerla). Un altro agente insistette: “Anat, senza colpire”. L’agente ha cercato di mettersi tra lei e Amro, ma Cohen lo ha eluso ordinando alla polizia di “cacciarli”, e ha gridato in faccia ad Amro: “Fermatela cosa? Zitto, violentatore e massacratore” (evocando così, forse, le atrocità del 1929). Con un agente accanto a loro, Ohana si avvicinò ad Amro mentre Cohen lo schiaffeggiò in faccia.

Amro ha agito secondo il principio di nonviolenza che ha praticato sin dai suoi primi giorni come attivista, nel 2002. Non ha reagito. Ha solo chiesto all’agente di polizia se ha visto che Cohen lo ha schiaffeggiato. Nel frattempo, ha gridato di nuovo: “Te lo sei meritato! Che ci fai qui! Torna a Yatta! Vattene a casa tua!” Amro non ha alcun legame con la città palestinese di Yatta; è nato nella Città Vecchia di Hebron.

Alla fine, e come previsto, i soldati e la polizia hanno obbedito a Cohen e Ohana (che hanno anche minacciato gli attivisti e gridato “Yalla, andatevene di corsa”) e hanno costretto Amro e gli altri palestinesi ad andarsene.

Nella sua controquerela, Cohen potrebbe non aver accusato Amro dell’omicidio degli ebrei nel 1929 o della responsabilità per la stesura degli accordi di Oslo, ma lancia false accuse che nemmeno il procuratore militare israeliano ha mai inventato contro di lui: L’appartenenza a organizzazioni che svolgono attività illegali, responsabilità per il lancio di pietre e bombe incendiarie, “istigazione” e altri crimini di natura razzista. Come accennato, il tribunale di Gerusalemme non ha trovato le sue accuse né accurate né ragionevoli.

Durante un’udienza probatoria in tribunale, e dopo che l’avvocato di Amro Itay Mack ha mostrato un filmato dell’incidente, Cohen ha detto: “Non ricordo se ho schiaffeggiato Amro. O se ho alzato mani.” E quando Mack le ha chiesto cosa intendesse quando ha detto “te lo sei meritato” alla presenza degli agenti di polizia, lei ha risposto: “Merita di essere cacciato, deve andarsene”.

Tutto ciò spiega che agli occhi di Cohen, la colpa di Amro sta nel suo rifiuto di “andarsene” e nel fatto che, insieme ad altri attivisti per i diritti umani, ha cercato e sta ancora cercando di bloccare il processo di espulsione dei palestinesi da Hebron.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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