AMIRA HASS: LA SENTENZA DELL’ALTA CORTE ISRAELIANA SUL PRIGIONIERO PALESTINESE IN SCIOPERO DELLA FAME NON È UNA SORPRESA

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2020/10/amira-hass-la-sentenza-dellalta-corte.html

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Maher Akhras al Kaplan Hospital di Rehovot il mese scorso. Credito: Moti Milrod

 

 Di Amira Hass – 27 ottobre 2020

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Ogni sentenza all’Alta Corte di giustizia che contesti i decreti delle autorità su questioni palestinesi accende la secolare attesa di un miracolo. Un miracolo che comporta la liberazione dei giudici dal giogo dell’esercito e del servizio di sicurezza dello Shin Bet. Ogni sentenza fa dimenticare per un momento l’amara delusione di quella che l’ha preceduta .

Ciò è accaduto quando i giudici hanno esaminato un ricorso sulla questione di Maher Akhras, 49 anni, che ha intrapreso uno sciopero della fame da tre mesi per protestare contro la sua detenzione senza accusa, processo, prove o il diritto di difendersi. Neanche questa volta è accaduto alcun miracolo. Per la seconda volta in un mese i giudici hanno evitato di prendere qualsiasi posizione di principio riguardo a un tipo di detenzione così vergognoso. Hanno proposto una soluzione a metà, la sospensione della detenzione amministrativa durante la permanenza in ospedale.

Akhras è stato arrestato il 27 luglio. È stato sottoposto a un interrogatorio generico e approssimativo ed è stato emesso un mandato di arresto amministrativo, valido fino al 26 novembre. Ha iniziato uno sciopero della fame che ha continuato fino ad oggi. Dal 6 settembre è ricoverato all’ospedale Kaplan di Rehovot. Le sue condizioni fisiche, come previsto, stanno peggiorando. Il suo dolore sta aumentando. Il danno alla sua salute può essere irreversibile, ma la sua mente è lucida. Insiste per continuare lo sciopero, fino alla sua morte o al suo rilascio.

Il 23 settembre, in risposta al primo ricorso di Akhras che chiedeva il suo rilascio, i giudici hanno trovato un cavillo che consente una sospensione temporanea della detenzione amministrativa, poiché le sue condizioni di salute hanno negato il suo essere “un rischio per la sicurezza”. In semilibertà, gli sarà permesso di ricevere visite in ospedale. I giudici hanno stabilito che se le sue condizioni migliorano, lo Shin Bet e l’esercito possono riprendere la detenzione amministrativa. Infatti, venerdì scorso lo Shin Bet e l’IDF hanno stabilito che le sue condizioni erano migliorate, consentendo loro di rinnovare la detenzione amministrativa e di trasferirlo in una clinica del servizio carcerario israeliano a Ramle. A seguito di un appello urgente, l’Alta Corte ha interrotto questo trasferimento e ha nuovamente sospeso la sua detenzione.

Lo Shin Bet afferma che Akhras, 49 anni, è pericoloso. In tal caso, perché non presentare una precisa accusa contro di lui?

Akhras era stato in precedenza arrestato e processato due volte per reati legati all’appartenenza alla resistenza militante. Ha scontato pene di 11 e 26 mesi. Allora perché questa volta optare per la detenzione amministrativa? A volte lo Shin Bet non vuole esporre i collaboratori che hanno fornito informazioni (vere o distorte). A volte, a quanto pare, lo Shin Bet è imbarazzato dall’inconsistenza delle prove o dall’infondatezza delle accuse, preferendo confonderle il più possibile.

Il numero di detenuti amministrativi è rimasto più o meno costante negli ultimi anni, circa 350. È una soluzione conveniente: risparmia al sistema il disturbo di convocare un tribunale militare, chiamare testimoni, fornire prove, spostare le persone. Ma questo non può essere dichiarato apertamente. Anche nell’Israele di oggi, più che mai compiaciuto riguardo alle implicazioni del dominio su un altro popolo, lo Shin Bet non può dichiarare apertamente che questo è ciò che fanno le forze di sicurezza in ogni regime militare, dittatoriale e autoritario che governa su soggetti che non lo hanno eletto. Ecco perché lo Shin Bet si pone come un Dio onnisciente. E con Dio, non discuti.

In quanto entità onnisciente, lo Shin Bet sapeva all’inizio di ottobre che entro il 26 novembre Akhras non avrebbe più rappresentato un pericolo per la sicurezza. Come? Il 12 ottobre suggerì che interrompesse il suo sciopero in cambio della promessa di liberarlo entro due mesi, a meno che non si presentassero “nuovi elementi” a suo carico. Akhras rifiutò l’offerta e non accadde alcun miracolo. A quanto pare i giudici non si sono mai chiesti quale tipo di rischio per la sicurezza includa una data di scadenza.

Lo Shin Bet sta indagando. La sua imperiosità intrinseca non gli permette di arrendersi di fronte all’unica arma a disposizione di un detenuto senza processo: l’autolesionismo. I giudici avrebbero potuto risparmiare a tutti noi questa scena orribile di un uomo che muore davanti alle telecamere ordinando il suo rilascio e il trasferimento in un ospedale della Cisgiordania. Ma era azzardato a priori aspettarsi che questa volta la Corte avrebbe mostrato un po’ di coraggio.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Liberamente

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