Amira Hass: le colonie sono un sostituto del Welfare State

Thursday, 01 December 2011 08:01 Mikaela Levin (Alternative Information Center)

Amira Hass all’AICafè (Foto: Jeppe Sandholt)

 

La nota giornalista israeliana Amira Hass ha parlato dell’AICafè sabato 27 novembre, di fronte ad una folla di attivisti internazionali e palestinesi.

Il discorso è stato attento, la Hass ha scelto ogni parola con attenzione. Ha evitato di dare consigli e ha più volte avvertito il pubblico di essere diventata “un’osservatrice della società israeliana” più che un suo membro: negli ultimi quindici anni ha vissuto tra Gaza e Ramallah in Cisgiordania.

“La società israeliana vive dentro due normalità che si contraddicono, ma allo stesso tempo si completano”, ha spiegato la Hass. Innanzitutto, la normalità civile: “Se vivi a Tel Aviv o a Gerusalemme Est o se vieni a visitarle, ti sembra che Israele sia un Paese normale, sia come l’Europa”.

“Per quanto riguarda quella militare, gli israeliani considerano la società militarizzata come se fosse normale, con soldati costantemente intorno a te. Solo in pochi si pongono delle domande, perché la possibilità di una guerra è una presenza normale nella loro vita”, ha proseguito. La giornalista ha poi spiegato come la pressione sociale porti la maggior parte dei giovani a servire nell’esercito, anche coloro che non sono totalmente d’accordo con l’occupazione del 1967 e con le conseguenze che questa ha prodotto nelle loro vite”.

“Servire nell’esercito non è solo uno strumento fondamentale per tutti quelli che vogliono trovare un lavoro, ma garantisce anche l’ingresso nella carriera militare che è diventata un mezzo per fare soldi, specialmente in tempo di crisi. Ed è anche un ponte verso l’alta politica o i vertici delle grandi aziende”.

L’esercito israeliano è uno delle maggiori forze all’interno della società e della politica israeliane, forse la più importante: “Sono un gruppo molto visibile e sono considerati come essenza oggettiva se si analizza la situazione della sicurezza nel Paese. Questo dà loro maggior potere perché, nel momento in cui mettono in guardia dal pericolo della pace, diventano sempre più necessari”.

Secondo la Hass, queste due “normalità anormali” spiegano la dissonanza cognitiva che molti israeliani vivono: “Dentro Israele sono considerati normali, ma appena si spostano all’estero sono visti come criminali”.

Il miglior esempio di questo è l’occupazione: “È diventata una situazione normale per la maggior parte degli israeliani che non la vedono nemmeno più”. Come non vedono più i profitti che genera.

La Hass non ha menzionato solo l’appropriazione delle risorse naturali della Cisgiordania, come l’acqua, ma anche il consenso che l’occupazione e il conflitto regalano ad una società altrimenti divisa, dove gap e differenze continuano a crescere a causa delle politiche neoliberiste.

“Le colonie, ad esempio, sono diventate un sostituto del Welfare State che sta scomparendo in Israele”, ha spiegato la giornalista. Sussidi, attenzione all’educazione, la costruzione di case popolari finanziata dallo Stato come accadeva negli anni ’50 e ’60 nelle città israeliane, si sono spostati verso le colonie in Cisgiordania, specialmente dopo il processo di pace di Oslo, negli anni ’90.

Questo avrebbe potuto illuminare le differenze sociali tra gli ebrei israeliani, ha spiegato la giornalista, ma la Seconda Intifada ha  avuto un effetto unificante sulla società: “La minaccia rappresentata dalla Seconda Intifada ha prodotto un cambiamento a favore della normalità anormale. Ha unito gli israeliani, nonostante le loro contraddizioni interne”.

Dopo la lezione, la Hass ha risposto ad alcune domande del pubblico. Le è stato chiesto come pensasse della legge in discussione in questi giorni alla Knesset che potrebbe danneggiare la libertà di stampa e della situazione generale dei media israeliani.

“Nella maggior parte dei quotidiani esistenti oggi c’è una censura interna. I direttori pensano di sapere cosa il pubblico vuole o di cosa è interessato. Sono diventati una sorta di cuscinetto tra l’informazione e i lettori. Ma oggi c’è anche la sensazione che i media debbano essere cauti. Come sempre è difficile raccontare i fatti, ma penso che siamo ancora capaci di dare la nostra opinione”, ha detto.

La Hass non ha tentato di evitare il dibattito sulla libertà di espressione, ma ha cercato di contestualizzarlo all’interno dell’occupazione. “Alla fine, non saranno i nostri articoli a cambiare l’opinione della società israeliana, abbiamo bisogno di molto di più, specialmente riconoscendo l’ammontare dei profitti che il Paese trae dall’occupazione”, ha concluso.

 http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/11-aic-projects/3297-amira-hass-le-colonie-sono-un-sostituto-del-welfare-state

 

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