AMIRA HASS – LE ULTIME NOVITÀ IN FATTO DI MORALITÀ ISRAELIANA: DEMOLIZIONE DI CASE, SFOLLAMENTI E COSTRUZIONE DI NUOVI INSEDIAMENTI COLONICI

0
445

tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

5 novembre 2020  15:55

Di Amira Hass – 2 novembre 2020

Mercoledì scorso un’unità dell’Amministrazione Civile e delle Forze di Difesa Israeliane ha distrutto una condotta idrica di 1,5 chilometri e così facendo ha estromesso i villaggi di Mughayer al-Abid e Khirbet Al-Majaz nel Masafer Yatta, nel distretto di Hebron, dal loro approvvigionamento idrico.

Gli esecutori hanno ignorato il fatto che gli abitanti del villaggio di Masafer Yatta hanno presentato un ricorso all’Alta Corte di giustizia contro i danni alle tubature che portano loro l’acqua dalla condotta centrale nel villaggio di Al-Tawani. L’udienza è prevista per marzo.

I discendenti dei profeti sono convinti che i palestinesi non abbiano bisogno dell’acqua come noi ebrei. I discendenti dei sopravvissuti hanno deciso che fornire acqua potabile ai palestinesi nel 62% della Cisgiordania contraddice la legge e la tradizione dei nostri antenati.

Masafer Yatta è l’area storica di pascolo e coltivazione dei residenti del villaggio di Yatta (oggi una città), in cui alcuni di loro si stabilirono e radicarono in comunità separate anche prima della creazione dello Stato di Israele.

Israele afferma di avere il diritto di espellere i residenti dai loro villaggi in modo che l’esercito possa condurre esercitazioni di addestramento con fuoco vivo nell’area. Ecco perché proibisce loro di collegarsi alle infrastrutture e distrugge le strade che hanno ampliato e ripulito dalle rocce. Lo stato ebraico sa che non tutti potranno continuare a vivere così e se ne andranno. In altre parole, gli israeliani costringono i Palestinesi a fuggire facendo credere che sia una loro libera scelta.

Nel 2001 a Masafer Yatta è stato istituito l’avamposto illegale e non autorizzato di Avigayil. I coloni israeliani si sono impossessati di due sorgenti che sono sempre state utilizzate dai contadini e dai pastori palestinesi. L’avamposto sta subendo un processo accelerato di regolarizzazione. È collegato alle infrastrutture elettriche e idriche ed è servito da una strada asfaltata. Come gli altri avamposti della regione e gli altri insediamenti.

Il 27 ottobre, una forza dell’Amministrazione Civile scortata dall’esercito ha demolito una casa in pietra appartenente a una famiglia di cinque persone (genitori e tre figli) nella comunità di Birin a nord-est di Yatta. Le nostre forze hanno anche distrutto la cisterna dell’acqua della famiglia. Non è una piattaforma petrolifera o un tentativo di raggiungere le falde sotterranee. È una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana o per l’acqua acquistata e consegnata con le autobotti.

Le scarse notizie comunicate dall’emittente radiofonica Voce della Palestina (Voice of Palestine) e le dichiarazioni di B’Tselem ai media, quasi quotidianamente, sono molto simili tra loro. In quel momento un’unità dell’Amministrazione Civile arrivò con l’esercito o una scorta della Polizia di Frontiera in questa o quella comunità e demolì la residenza di una famiglia di cinque o sette persone, o confiscò uno scavatore che spianava la strada a un frutteto, o ha emesso un ordine di demolizione per una struttura adibita a scuola. Tali atti si ripetono e stufano noi, gli scrittori, gli editori, e voi lettori. Ecco perché non vengono titolati ogni giorno con: per la gloria della moralità israeliana.

Dal 2006 fino alla fine di settembre 2020 Israele ha demolito almeno 1.623 strutture residenziali palestinesi (solitamente tende, capanne, roulotte, ecc.) in Cisgiordania, esclusa Gerusalemme Est, e 7.068 persone, inclusi 3.543 bambini, ridotti a senzatetto. E il lavoro e il denaro che hanno investito sono andati perduti, e con essi i loro sogni e speranze.

Israele ha demolito più di una volta le misere case di almeno 1.100 palestinesi, inclusi 527 bambini, in comunità la cui esistenza ha deciso di non riconoscere.

Dal 2012 fino alla fine di settembre di quest’anno, Israele ha demolito 1.804 strutture non residenziali: come cisterne d’acqua, recinzioni, recinti per animali, magazzini e così via.

Non sono incluse nei calcoli tutte quelle case che dovrebbero essere edificate ma non vengono costruite, a causa dei divieti israeliani e della paura delle conseguenze e dei costi della demolizione.

Nei primi nove mesi di quest’anno Israele ha demolito le residenze di 418 palestinesi in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme est), inclusi 208 bambini. Il numero più alto dal 2016, secondo i calcoli di B’Tselem.

Il 2020 è stato un anno da record, negli ultimi due decenni, per quanto riguarda lo sviluppo degli insediamenti colonici. L’ONG Peace Now stima che il Consiglio Supremo di Pianificazione dell’Amministrazione Civile abbia approvato quest’anno la costruzione di 12.159 unità abitative per israeliani in Cisgiordania. Di questi, 4.948 sono stati approvati il ​​14 e 15 ottobre.

Nei primi nove mesi di quest’anno sono state demolite 100 abitazioni palestinesi a Gerusalemme Est (68 sono state demolite dai loro proprietari, in modo che il comune della città unita non li obbligasse a pagare le spese di demolizione). Vittime della demolizione: 323 persone, di cui 167 bambini.

Dal 1967, Israele, il rappresentante del popolo ebraico attraverso le generazioni, ha adottato una politica di limitazione della costruzione per i palestinesi nell’area annessa a Gerusalemme. Questo oltre ad una massiccia confisca di terra privata palestinese e il suo trasferimento agli ebrei, cittadini di Israele e della diaspora. Il popolo eletto.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

Traduzione: Beniamino Rocchetto

 

 

Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.