Amira Hass : L’UCCISIONE DI RINA SHNERB NON HA NULLA A CHE FARE CON IL PAESAGGIO E LA TERRA

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Amira Hass The Tragic Hike That Has Nothing to Do With the Landscape and Land

Sintesi personale

Negli ultimi 30 anni gli insediamenti illegali di Dolev e Nahliel e gli avamposti non autorizzati hanno preso il controllo di oltre 15.000 dunam (3.700 acri) di terra palestinese.
Naturalmente ciò non ha nulla a che fare con l’omicidio di Rina Shnerb.

Per mezzo di attacchi violenti, di atti di vandalismo su proprietà e coltivazioni, di ordini militari e di cancelli chiusi, i cittadini israeliani e l’esercito impediscono ai residenti di sei villaggi palestinesi di accedere alle loro terre – boschetti, campi e aree di pascolo. I sei villaggi sono Al Janya, Ras Karkar, Deir Ammar, Beitillu, Mazra al Qibliya e Kobar.
Ciò, ovviamente non ha nulla a che fare con il  ferimento del fratello e del padre di Rina, Eitan e Dvir Shnerb.

Gush Talmonim, come viene chiamata questa vasta area, separa i villaggi palestinesi l’uno dall’altro e taglia il distretto occidentale di Ramallah in un numero di enclavi non connesse.
Come abbiamo detto, non può esserci alcuna connessione tra questi fatti e il  dispositivo fatto esplodere  nello stesso posto venerdì scorso.

Le strade e i percorsi che un tempo collegavano Ein Qiniya e Al Janya, per esempio, sono proibiti ai palestinesi. Le strade e i percorsi dell’area (per un totale di circa 60 chilometri) – quelli ufficiali costruiti su terra palestinese espropriata, quelli non ufficiali creati dai coloni – escludono i veicoli palestinesi. Le montagne, le colline e i wadi sono interdetti  agli escursionisti palestinesi.
Ma perché collegare tutto questo a una bomba piazzata da colpevoli sconosciuti?

Delle nove sorgenti naturali gorgoglianti nella zona, che insieme ai loro affluenti hanno fornito acqua all’agricoltura palestinese e sono luoghi di relax e svago per gli abitanti dei villaggi e gli abitanti delle città, cinque sono state rilevate dai coloni. Impediscono ai palestinesi di avvicinarsi e usare l’acqua. Anche questo, ovviamente, non ha nulla a che fare con  l’attacco di venerdì.

Nella terra di Ras Karkar e Deir Ammar si trovano:  la moschea Al-Nabi Anir, le grotte funerarie, le rovine e un antico sistema di irrigazione basato sulle sorgenti della zona. Ma questo tesoro è  stato  giudaizzato e ora si chiama Ayanot Aner.

Dall’inizio degli anni 2000, all’epoca dell’istituzione  dell’avamposto non autorizzato Zeit Ra’anan, i cittadini israeliani hanno iniziato ad attaccare i palestinesi ivi residenti. Gli israeliani non identificati, alcuni dei quali armati, hanno attaccato pastori e contadini, rubato il  bestiame e danneggiato  gli ulivi. Di conseguenza i palestinesi hanno evitato quel posto pericoloso.

Nel 2014 gli adolescenti dell’avamposto di Neria hanno ridato vita al sito “che ha sofferto di abbandono”, come afferma il sito web (ebraico) Eretz Hamayanot [la “terra delle sorgenti”]: “Ora è un luogo di svago e un’attrazione turistica per gli israeliani.” Eretz Hamayanot non menziona il fatto che il sito ha sofferto di abbandono perché la violenza degli israeliani scoraggia i residenti palestinesi. In  ogni caso è dubbio che le persone, che hanno piazzato il dispositivo esplosivo lo scorso venerdì, fossero arrabbiate per le omissioni fattuali sul sito web.

Nel dicembre 2017 le organizzazioni per i diritti umani, Emek Shaveh e Yesh Din, hanno presentato una petizione all’Alta Corte di giustizia contro questi atti di rapina. Nella loro petizione citano una frase chiave, agosto 2016, della newsletter settimanale di Neria: “Siamo felici di annunciare la fine di un’altra fase (siamo vicini alla fine) nel rinnovamento di Ayanot Aner. Il  sito è diventato un luogo ricreativo noto al grande pubblico. Inoltre, i nostri “cari” cugini [riferendosi ai palestinesi] non si  sono quasi mai visti lì.”
I palestinesi non si iscrivono alla newsletter dei coloni, quindi non c’è motivo di ritenere che le persone dietro l’attacco di venerdì siano infastidite dal  tale arroganza.

Ein Bubin, la fonte dove il padre e i suoi due figli sono andati a fare un’escursione, è vicino alle case del villaggio di Deir Ibzi. Agricoltori e festaioli continuano a usare le sue acque e godono della loro terra di venerdì e  durante le  vacanze. I coloni invitano le masse ad andare lì e ad essere orgogliosi della presenza sionista, ma perché dovremmo collegare ciò  al tragico attacco alla  famiglia Shnerb?

L’acquisizione della terra palestinese da parte di Gush Talmonim ha portato i sei villaggi a perdere i loro mezzi di sussistenza, causando loro gravi danni economici, così  centinaia di famiglie ora dipendono dagli aiuti.

Ma qual è il legame tra povertà, insulto, furia e ingiustizia e un dispositivo esplosivo letale?

I coloni non si accontentano del furto di natura, bellezza e sostentamento. Vogliono collegare l’insediamento di Halamish  a Gush Talmonim, bloccando la strada per Beitillu e impedendo agli abitanti di Nabi Saleh di accedere alla loro terra. Vogliono aprire nuove strade (a Ras Karkar e Mazra’ah) e costruire più avamposti. Le manifestazioni contro questo piano sono state represse dall’esercito israeliano, uccidendo una persona e ferendone 150.

E’ assurdo pensare che ciò sia un motivo per piazzare un ordigno esplosivo in Ein Bubin?

Coloro che hanno preparato la bomba sanno certamente che questa è la strategia di Israele in Cisgiordania. I singoli insediamenti si trasformano in ampi blocchi, solo per ebrei, diventano  luoghi di abbondanza e di  serenità, centri commerciali, vigneti, frutteti, sentieri escursionistici e sorgenti naturali giudaizzate.

I blocchi di insediamenti contigui si dividono, schiacciano e soffocano le enclavi palestinesi. Non è la prima volta che ebrei vengono uccisi in nome del sacro obiettivo di rubare la terra, e ciò non fermerà l’espropriazione galoppante di Israele alla luce del giorno.

La rabbia e la disperazione palestinesi sono così forti da portare  coloro che hanno posto la bomba a un atto di omicidio che non porterà a nulla?

 

 

Amira Hass : L’UCCISIONE DI RINA SHNERB NON HA NULLA A CHE FARE CON IL PAESAGGIO E LA TERRA

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