AMIRA HASS // NEMMENO GLI EUROPEI SI PREOCCUPANO DAVVERO DEI PALESTINESI

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

giovedì 25 febbraio 2021  16:55

Di Amira Hass – 24 febbraio 2021

http://www.haaretz.com/…/article…/.premium-1.9565079

L’indifferenza dell’Unione Europea si è rivelata ancora una volta in tutta la sua bassezza. L’UE è brava a fare la carità ai palestinesi e a predicare lo stato di diritto, ma fallisce politicamente quando si tratta di fermare i piani di Israele di concentrare i palestinesi nelle riserve in Cisgiordania e liberare la maggior parte della terra per gli israeliani.

Dove sarà l’UE quando i sostenitori del kahanista Itamar Ben-Gvir e l’erudito sostenitore della deportazione Bezalel Smotrich diventeranno ancora più forti, come sembra probabile visti gli atteggiamenti anti-arabi degli Haredi e dei cosiddetti giovani sionisti religiosi in Israele? Cosa farà quando metteranno in pratica le loro minacce di espellere i palestinesi “sleali verso Israele” oltre i confini della “Grande Terra di Israele”? Manderà le sue organizzazioni umanitarie a distribuire tende e insegnare ai palestinesi l’igiene nelle condizioni di vita del deserto?

Lunedì, per la quinta volta quest’anno e la sesta da novembre, l’Amministrazione Civile israeliana e le forze dell’esercito hanno raso al suolo e sequestrato le strutture di Khirbet Humsa, nella valle del Giordano settentrionale. Il maltolto di questa volta: 17 tende, cinque delle quali servivano da recinti per animali, sette recinzioni, quattro serbatoi d’acqua e alcune tende che non erano ancora state piantate. Israele vuole che l’intera comunità si trasferisca a ovest, in una riserva ad essa assegnata, apparentemente in modo che l’esercito possa addestrarsi nell’area, ma come insegna l’esperienza di oltre 73 anni, è per fare più spazio ai coloni israeliani, in questo caso gli insediamenti di Ro’i e Bekaot su entrambi i lati di Humsa. Molte delle strutture distrutte o confiscate sono state donate da stati europei, i cui rappresentanti hanno addirittura visitato il sito tre volte.

L’Ufficio del Rappresentante dell’UE a Gerusalemme ha già affermato che si tratta di un trasferimento forzato che viola il diritto internazionale, come quelli effettuati e pianificati per il futuro nella Cisgiordania meridionale. Come quelli eseguiti quotidianamente dai soldati dell’esercito e dal personale dell’Amministrazione Civile, quei proliferanti avamposti che assomigliano a fattorie di mandriani armati e violenti, dietro i quali si trova il movimento di espropriazione Amana. L’eterno direttore di Amana, Ze’ev Hever, ha confermato domenica ciò che è chiaro da tempo a tutti gli attivisti di Ta’ayush e Machsom Watch: in termini di furto di terra ai palestinesi e promozione delle espulsioni, questi avamposti sono più efficaci della costruzione negli insediamenti.

Il piano di riserve di Israele è noto ed è contrario alla politica ufficiale dell’Europa, e negli ultimi dieci anni è stato esplicitamente e spudoratamente accelerato. L’incapacità europea di fermarlo non ha nulla a che fare con la crisi del coronavirus, qualche debolezza interna o disaccordi tra Ungheria e Francia. Testimonia la fondamentale apatia dell’Europa, il cui colonialismo del diciannovesimo secolo è vivo e vegeto nella terra tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Dopo tutto, la posizione internazionale dei palestinesi, a differenza di Israele, è molto debole; non hanno alcun superpotere o grande forza economica alle spalle.

Gli ebrei israeliani del nord di Tel Aviv, ad esempio, o di Dimona o Mishmar Ha’emek, non si preoccupano che ogni giorno il loro esercito, i loro amici e parenti e loro stessi effettuino qualche piccolo trasferimento, garantendo con i loro cannoni che la riserva di Gaza rimanga isolata e inaccessibile. Come lo sappiamo? Guardate i notiziari, osservate quali post sono popolari sui social media e notate come pochi israeliani sostengono i palestinesi contro i loro persecutori. Ma è proprio per questo che abbiamo il diritto internazionale, le convenzioni sui diritti umani, la ricerca storica e le scuse europee per i crimini del passato, al fine di prevenire nuove catastrofi, i prodotti dei comportamenti umani, della politica e degli interessi economici.

Solo dolorose sanzioni politiche ed economiche imposte dall’Europa insegneranno all’opinione pubblica israeliana che non può avere il meglio di entrambi i mondi: ricevere sostegno incondizionato come “l’eterna vittima collettiva e sopravvissuta” del progetto di espulsione e genocidio portato avanti in Europa negli anni ’30 e ’40, ma anche un progetto di espulsione e spoliazione che sembra non avere fine.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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