AMIRA HASS // QUANDO DEGLI “SCONOSCIUTI” VANDALIZZANO UN CANTIERE PALESTINESE IN CISGIORDANIA

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

martedì 1 dicembre 2020  14:56

Il vandalismo e l’invasione di un complesso residenziale vicino a Ramallah dimostrano che gli israeliani sono sconvolti dai palestinesi che costruiscono sulla terra palestinese. Le forze di sicurezza stanno facendo poco per catturare gli aggressori, che hanno bloccato i lavori.

Di Amira Hass – 30 novembre 2020

https://archive.is/GO6zK

Le Forze di Difesa Israeliane ci chiedono di riconoscere la loro impotenza di fronte a “sconosciuti” israeliani che attaccano i palestinesi e vandalizzano le loro proprietà. Questo appello è stato ascoltato mercoledì in una delle autorevoli aule di tribunale della Corte Suprema.

La persona che ha chiesto agli onorevoli giudici di mostrare comprensione per i limiti dell’IDF, così come per il servizio di sicurezza Shin Bet, l’Amministrazione Civile e la polizia israeliana, non era altri che il comandante della Brigata regionale Binyamin, il colonnello Yonatan Steinberg.

Ha insinuato che queste organizzazioni non siano in grado di mettere le mani su una squadra anonima che lancia regolarmente attacchi nello stesso luogo. Non è che non vogliamo farlo, al contrario, stiamo avendo difficoltà, ha detto Steinberg, in alta uniforme con una kippah nera in testa. Secondo Google è residente nel Kibbutz Shomria nel sud, dove vivono i coloni evacuati da Atzmona nella Striscia di Gaza.

Il rappresentante della Procura di Stato, l’avvocato Yuval Spitzer, ha esposto il problema: “Queste stesse persone che disturbano l’ordine pubblico arrivano da ogni direzione. Attraverso i campi, con il trattore, con il furgone. Ci sono molti sentieri e terreni agricoli”.

Il giudice Dafna Barak-Erez ha chiesto: “Ci sono stati arresti?” E Spitzer ha risposto: “Colpiscono e poi scappano. È un’impresa arrestarli.”

Il colonnello Steinberg gli ha fatto eco: “È una grande sfida intervenire in un’area aperta a cui si può accedere da qualsiasi direzione. Alcuni di questi adolescenti arrivano indossando maschere”. Al che il giudice Yitzhak Amit ha chiesto: “Se non li avete arrestati, come fate a sapere che sono adolescenti?”

Steinberg ha lasciato intendere che questo fosse lo stesso fenomeno persistente, anche se non lo ha chiamato per nome: “gioventù in cima alla collina [1]”.

Il motivo della convergenza in aula delle suddette parti riguarda la preparazione dei lotti per la costruzione sul terreno del villaggio di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah. La vista, colline arrotondate intervallate da pianure coltivate e piantumate. La quiete è inebriante. L’aria è pulita. Le famiglie della classe media palestinese sono molto interessate ad acquistare come investimento lì, e alla fine a costruire una casa. Un’azienda palestinese, la Union Construction and Investment (Costruzione e Investimenti dell’Unione), ha organizzato tutto. Il promotore del progetto è il vice presidente della società, Khaled al-Sabawi, un canadese palestinese.

Ma la creazione dell’infrastruttura per questo progetto, iniziato a giugno 2019 e che avrebbe dovuto concludersi molto tempo fa, è bloccata. Coloni sionisti, che con l’incoraggiamento del governo israeliano negli ultimi 45 anni hanno preso il controllo delle terre appartenenti ai villaggi di Turmus Ayya, Jalud, Qaryut e Maghair, e hanno costruito insediamenti prestigiosi (Shilo, per esempio) e avamposti la cui reputazione di violenza li precede (Esh Kodesh e Adei Ad, per esempio) sono rimasti sconvolti dall’idea che i palestinesi costruissero su terra palestinese.

Si lamentavano che il progetto di Sabawi metta in pericolo il nuovo insediamento di Amihai (per gli sfollati di Amona, che era un avamposto dell’insediamento di Ofra). Il lamento si trasformò in dimostrazioni e invasioni del cantiere privato. Il seguito: “Persone sconosciute” hanno sabotato più volte la strada di accesso che è stata asfaltata e anche le attrezzature sul sito.

Nell’agosto 2019 questi “sconosciuti” hanno ricevuto il sostegno del comandante della brigata regionale Steinberg, che ha ordinato la sospensione dei lavori. L’azienda palestinese ha presentato un ricorso all’Alta Corte di Giustizia tramite l’avvocato Michael Sfard. Nel gennaio 2020 i giudici hanno ordinato allo Stato di garantire che i lavori infrastrutturali nel sito continuassero e gli hanno dato 45 giorni per organizzarsi, ma il 21 febbraio l’allora ministro della Difesa Naftali Bennett è intervenuto e ha proibito la continuazione dei lavori.

Ma la direttiva di Bennett e Steinberg non aveva nessun fondamento, anche secondo il sistema legale israeliano, che incoraggia il furto della terra palestinese. Il 20 marzo, il procuratore generale Avichai Mendelblit ha chiarito che l’obbligo dell’IDF è “mantenere l’ordine pubblico in modo tale da consentire i lavori di costruzione” nel sito in questione.

E ancora, i lavori sono fermi. L’IDF non ha avuto fretta di facilitarli. La Union Construction sta perdendo molti soldi, molte di queste famiglie che acquistano lotti hanno annullato la transazione e i potenziali acquirenti sono stati scoraggiati. Il 12 ottobre l’appaltatore e diversi lavoratori hanno preso la situazione di petto e si sono recati sul cantiere, non prima di aver informato l’Amministrazione Civile della loro intenzione di riprendere i lavori.

All’improvviso apparvero dei soldati, sì, della Brigata Binyamin, e li fermarono. Un ufficiale dell’Ufficio di Coordinamento e Collegamento Distrettuale ha spiegato ai soldati che il lavoro era legale e che i lavoratori avrebbero continuato a lavorare. Mezz’ora dopo, tuttavia, apparvero gli “sconosciuti”, alcuni alla guida di fuoristrada, e iniziarono a lanciare pietre contro i lavoratori. I soldati di Steinberg, ancora sul posto, iniziarono a parlare con gli invasori. Gli operai se ne andarono.

Un rappresentante dell’Amministrazione Civile ha contattato l’appaltatore e gli ha detto che potevano tornare: i lavoratori si sono presentati il ​​giorno successivo, ma anche gli “sconosciuti”, che hanno lanciato pietre e ferito un operaio alla spalla. I lavoratori sono fuggiti scortati da due jeep militari per garantire la loro incolumità. L’ufficiale di coordinamento e collegamento ha quindi detto all’appaltatore che i lavoratori potevano tornare, ma che l’esercito non sarebbe stato in grado di garantire la loro sicurezza.

“Perché non assumete una società di sicurezza per la vigilanza notturna?” suggerirono a Sfard i giudici Ofer Grosskopf e Barak-Erez, all’udienza della scorsa settimana. Per un profano come me, è difficile stabilire se fossero seri: in un luogo in cui l’esercito, lo Shin Bet e la polizia hanno fallito, come ti aspetti che un’azienda di sicurezza palestinese affronti una banda violenta, addirittura senza armi, perché ai palestinesi non è permesso portare armi nell’area definita come B (sotto il controllo di sicurezza israeliano)?

Il giudice Amit ha chiuso l’argomento: Secondo la mia esperienza, ha detto, o una guardia di sicurezza privata collabora con gli intrusi, oppure viene picchiato. Amit si è anche interrogato sul termine “attrito” usato dal procuratore di Stato: quando è solo una parte che attacca, ha osservato, quello non è “attrito”.

L’avvocato Sfard ha espresso il timore che sotto le promesse, l’ordinamento militare sta ammiccando ai rivoltosi per continuare a sabotare i lavori. Da parte loro, Steinberg e Spitzer hanno ribadito ancora una volta che l’esercito vuole rispettare le sentenze dell’Alta Corte e garantire che la costruzione continui. I giudici hanno dato all’esercito una settimana per “concretizzare” questa disponibilità.

Continueremo a seguire gli sviluppi.

Note:
[1] Gioventù in cima alla collina: Hilltop Youth (ebraico: נוער הגבעות, No’ar HaGva’ot) è un termine comunemente usato per riferirsi a giovani religiosi-nazionalisti di linea dura, estremisti che stabiliscono avamposti senza una base giuridica israeliana in Cisgiordania. L’ideologia dei giovani in cima alla collina include: i palestinesi “violentano la Terra Santa” e devono essere espulsi. Secondo Ami Pedahzur, il loro lavoro nella creazione di avamposti illegali non era semplicemente il risultato di iniziative individuali, questo era “un mito coltivato dal Consiglio Yesha”, e, di fatto, fa parte di una più ampia e multiforme strategia dei coloni. Il termine “gioventù in cima alla collina” è considerato da Daniel Byman come un termine improprio, poiché il movimento è stato fondato principalmente da persone sposate intorno ai venticinque anni.
Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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