Amira Hass // “TUTTA GAZA STA TREMANDO”: quattro gazawi raccontano cosa vuol dire subire l’ira degli F-16 israeliani

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tratto da: https://www.invictapalestina.org/archives/42658

15/05/2021

Tra le esplosioni, Maryam, Randa, Dalia e Faiz sognano una tregua e temono il futuro.

Fonte: english version

Di Amira Hass – 13 Maggio 2021 

Foto di copertina: Un palestinese controlla i danni causati da un attacco aereo israeliano alla Banca Nazionale Islamica del Movimento palestinese di Hamas a Khan Yunis, il 13 Maggio. Credito: Said Khatib / AFP

Maryam, 50 anni

“A ogni bombardamento sento tremare tutta Gaza, come se tutto si stesse capovolgendo. Quello che c’è nel terreno si sradica, come un continuo terremoto. Ci bombardano e il suono delle urla dei bambini  esce dagli appartamenti e dalle case tutt’intorno.

“Dalla mia casa ho visto il bombardamento del palazzo Hanadi, non con una bomba, ma con sei. Ho anche visto il bombardamento della torre Al-Jawhara, un alto edificio, ma non è crollata. Ci siamo riuniti, tutta la famiglia, nell’appartamento di mia sorella nel quartiere di Tel al-Hawa a Gaza City. Ci sentiamo più al sicuro insieme. Ma nessuno dorme davvero.  Siamo andati a prendere mia madre dal nord di Gaza, non molto tempo fa si è ripresa dal coronavirus.

“Abbiamo anche portato mio cognato, su una sedia a rotelle. È paralizzato dopo un ictus. Vive al 12º piano, vicino al mare. Non c’era corrente, l’ascensore non funzionava. Lo abbiamo portato giù  sulla sua sedia a rotelle durante gli attacchi aerei e poi lo abbiamo portato a casa di mia sorella, tre piani.

Smoke billows from an explosion as another air bomb (top) falls during an Israeli air strike in Rafah in the southern Gaza Strip on May 13, 2021. (Photo by SAID KHATIB / AFP)

“Ieri, martedì, l’acqua ha smesso di scorrere; stiamo aspettando che ritorni. Ora, a mezzogiorno, manca anche la corrente. Dovrebbero esserci otto ore di elettricità e otto ore senza, ma è mancata dopo tre ore. L’edificio ha un generatore, ma funziona solo per un’ora e mezza la sera.

“Sono andata a casa, ho riempito d’acqua alcune bottiglie e taniche e sono tornata a casa di mia sorella. Nel 2014 i bombardamenti delle torri (gli alti condomini) sono avvenuti alla fine della guerra. Questa volta all’inizio. È vero che hanno avvertito le persone nelle torri e le abbiamo viste correre fuori, molte centinaia di persone. Non abbiamo ancora sentito che l’UNRWA abbia aperto le sue scuole per fungere da rifugi, come nelle guerre passate.

“Non era previsto. È vero che tutti gli eventi a Gerusalemme, Al-Aqsa e Sheikh Jarrah, hanno raggiunto il punto di saturazione. Ma tutti i rapporti  dicevano che nessuna delle due parti voleva un’escalation. Ci stavamo preparando per le vacanze, e prima di allora ci preparavamo per le elezioni, e io avevo programmato di andare all’estero. Ma all’improvviso tutto è precipitato.

“Ora sentiamo che sta accadendo qualcosa di diverso. Vediamo sui social media come i giovani a Gerusalemme ridono quando la polizia li arresta. Questa generazione non ha bisogno di libri per sapere cosa gli sta facendo l’occupazione. Ci aspettiamo che qualcosa cambi questa volta.

Palestinesi camminano tra i detriti vicino alla torre di al-Sharouk, distrutta da un attacco aereo israeliano, dopo aver eseguito le preghiere di Eid al-Fitr, a Gaza City. Credito: MOHAMMED ABED – AFP

“Cosa pensava Israele, che ci avrebbe attaccato nei 10 giorni più importanti del Ramadan, ad Al-Aqsa, e che non ci sarebbero state reazioni? Sì, la gente sostiene la risposta di Hamas. Venticinque anni fa avrei detto che il governo israeliano lavorava per Israele. Oggi non più. Oggi lavora per motivi personali.

“Ieri io e le ragazze siamo andate a casa nostra perché dovevamo lasciare lì i nostri gatti. I bombardamenti li spaventano a morte.  Chiudiamo il balcone in modo che il suono sia meno potente. Abbiamo aperto solo un po’ una finestra, quindi se l’edificio viene bombardato potranno scappare.

“Abbiamo preparato del cibo e della lettiera per i gatti. Quando siamo scese, le strade erano quasi completamente vuote. Indossando le nostre mascherine, come al solito, ci siamo guardate scoppiando a ridere. Forse verremo uccise dai bombardamenti, ma ci proteggeremo dal coronavirus”.

Randa, 27 anni

“Proprio ora hanno bombardato il quartiere di Tel al-Hawa,  a sud da qui, molto vicino, ma non sappiamo dove. Bombardano con gli F-16; c’è il rumore costante dei droni e degli aerei che volano in alto. Quando hanno bombardato Arafat City (la centrale di polizia), il nostro edificio ondeggiava. Abbiamo visto l’aereo mentre sganciava le bombe.

“Penso che circa 20 bombe sono state sganciate sulla centrale della polizia. Sembrava di impazzire. L’onda d’urto era più forte e più spaventosa dell’esplosione stessa, come se la terra sprofondasse. Anche le navi da guerra non hanno smesso di bombardare dal mare nei campi profughi. Non siamo riusciti a dormire per due giorni.

“La cosa più spaventosa è fuggire dalle torri, che hanno 8 o 13 piani circa. Le persone vengono avvertite che devono andarsene e non hanno tempo di prendere nulla: anziani, donne, bambini che corrono giù e ci sono anche persone disabili. Adesso uso le stampelle a causa di un problema alle gambe. E continuo a pensare a cosa succederà se dovessimo evacuare casa nostra. Non sarò in grado di scendere di corsa.

“Sappiamo tutto dai social media. Non abbiamo bisogno della televisione. Vediamo Rafah, Gerusalemme, Al-Lyd (Lod), Akka (Acre). Questa è la mia quarta guerra. Nelle guerre passate ci siamo sentiti soli; ora sentiamo che siamo uniti.”

 Dalia, 48 anni

“I bambini non dormono da due giorni. Ci siamo rifugiati in cucina, che è leggermente più protetta, e siamo lì da due giorni. Difficilmente osiamo andare in bagno.

“Quando pensi che finirà questa serie  di attacchi? Gli edifici tremano. Non usciamo. La famiglia del campo profughi di Jabalya ci ha suggerito di andare da loro e stare insieme. Avevo paura di guidare fino al campo. Gli israeliani sparano alle auto sulle strade.

“Per un giorno intero non abbiamo avuto elettricità perché le linee elettriche sono state colpite dai bombardamenti e non è stato possibile ripararle. Non c’era nemmeno Internet. Ci siamo sentiti completamente isolati, con solo gli F-16 che ci volavano sopra. C’è un generatore di quartiere da cui acquistiamo elettricità, ma è stato colpito dai bombardamenti dell’edificio Jawhara.

“Tutti i negozi intorno ad esso sono stati distrutti. Dicono che vi siano state sganciate 13 bombe e che non sia crollata. Vivo nel centro della città, vicino a tutto, e non riesco a trovare niente. Non c’è un’anima per strada.

“Speravo che la delegazione egiziana arrivasse e ottenesse un cessate il fuoco, ma ora non sappiamo nulla. Hanno bombardato e distrutto tre grandi edifici dopo aver avvertito le persone di evacuare. Ce ne sono altri sei, credo, i cui residenti sono stati avvertiti di andarsene; un missile è stato sparato contro uno o due appartamenti, e poi tutti i residenti sono scappati per la paura e l’incertezza. (Dalla nostra conversazione di mercoledì a mezzogiorno, almeno altri due palazzi sono stati bombardati.)

“In due edifici, così ho sentito, al portiere è stato detto che dovevano evacuare. E c’erano 40 o 50 famiglie in ciascuno, e il portiere non è riuscito ad avvisare tutti”. L’hanno annunciato sui media, l’ho sentito e ho chiamato la mia ragazza, che vive in uno degli edifici, dicendole che doveva andarsene. Non ne sapeva niente.

“Tutti cercano un posto dove stare con la famiglia o gli amici. Ci sono edifici in cui l’avvertimento è arrivato in un messaggio da Jawwal (il servizio di telefonia mobile palestinese). Abbiamo un amico che vive nell’edificio Hanadi. Non ha portato nulla con sé, se n’è andato e ora non ha più niente.

Giovani palestinesi in un enorme cratere a Gaza City giovedì dopo un attacco aereo israeliano Credito: Mahmud Hams / AFP

“Le nostre case sono completamente esposte e non protette. Non c’è nessun posto dove nascondersi, né dentro né fuori. Un mio amico è uscito con i bambini e sono rimasti bloccati fuori a causa dei bombardamenti. Volevo che venissero da me, ma non ci sono riusciti. La sua figlia più piccola non mangia e ha la febbre alta. Mia figlia, Karima, trema, non mangia e non dorme. E quest’anno deve fare gli esami di  maturità.

“Un’altra donna che è stata costretta a lasciare il suo appartamento ha scritto contro l’operazione di Hamas e ha ricevuto una marea di critiche. Penso che molte persone siano contro l’operazione di Hamas, ma hanno paura di dirlo. Sarebbero considerati traditori. Qualcuno ha scritto su WhatsApp: “Adesso sappiamo dove vanno i soldi delle tasse che Hamas ci prende”. Ma è raro.”

Faiz, 55 anni

“Mia madre è in ospedale a 7 chilometri da noi e non possiamo raggiungerla a causa dei bombardamenti. Con lei c’è solo mia sorella. Come gli israeliani pensano che finirà? Non c’è nessuno nei media israeliani che dice: “Fermiamoci, desistiamo, pensiamo a cosa vogliamo?”

Una famiglia a Gaza durante i combattimenti con Israele. Credito: Mohammed Abed / AFP

“Non ci sono persone che hanno paura per il destino del popolo ebraico e dicono: “Pensiamo a cosa sarà tra cento anni? Difendiamo il popolo ebraico.” Da ieri mi chiedo: chi è il pazzo qui? Noi o loro?

“I nostri giovani sono contenti dell’operazione di Hamas, davvero, perché non hanno nulla da perdere. Ci sono due generazioni nella nostra casa: la mia generazione, quella più vecchia, che nutriva la speranza che un giorno avremmo vissuto in questo paese pacificamente con gli israeliani, e la generazione di mio figlio.

“Se fosse israeliano, sarebbe stato arruolato per altri quattro mesi. È cresciuto con l’amore e l’accettazione dell’Altro, ma è turbato per ciò che sta accadendo, per le persone che conosceva che sono state uccise proprio ieri, per la sensazione di paura. E come potrò parlargli ora del vivere in pace con gli israeliani?

Operatori dell’ospedale trasferiscono il corpo di un palestinese ucciso in un attacco aereo israeliano in una cella mortuaria frigorifera dell’obitorio a Gaza City, il 13 Maggio. Credito: ANAS BABA – AFP

“L’obiettivo dell’operazione di Hamas non è Israele, ma Mahmoud Abbas. Hamas vuole dire ad Abbas che lui e la sua gente non sono uniti. Cosa ha impedito loro, lui e la sua cricca, di andare a Gerusalemme con la sua gente ad Al-Aqsa e Sheikh Jarrah? Non mi aspetto che gli americani lascino che questa situazione continui. Non accetteranno che domani durante le preghiere festive tutti escano  a manifestare contro Israele.

“Sono stanco. Sfinito. Abbiamo attraversato troppe guerre, e troppe speranze che abbiamo coltivato per un cambiamento in meglio sono state sepolte”.

 

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

 

“Tutta Gaza sta tremando”: quattro gazawi raccontano cosa vuol dire subire l’ira degli F-16 israeliani

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