AMIRA HASS // UN RICERCATORE DELL’ONG B’TSELEM INTERROGATO E INTIMIDITO DAL SERVIZIO DI SICUREZZA SHIN BET

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

Nasser Nawaj’ah, un ricercatore sul campo per B’Tselem, è stato “avvisato” dai funzionari dello Shin Bet che stava “creando problemi e minacciando l’esercito”.

Di Amira Hass – 14 marzo 2021

https://archive.is/mhgr5

Un ricercatore sul campo per l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem è stato trattenuto, interrogato e messo in guardia dal Servizio di Sicurezza Shin Bet la scorsa settimana.

Il coordinatore del Servizio di Sicurezza, che si è identificato come il capitano Eid, ha detto al ricercatore, Nasser Nawaj’ah, che stava “creando problemi e minacciando l’esercito”. Il capitano Eid ha menzionato a questo proposito l’episodio che ha coinvolto Harun Abu Aram del villaggio al-Rakiz, che giace paralizzato in ospedale dopo che un soldato gli ha sparato al collo perché ha cercato di impedire all’esercito di sequestrare il generatore di un vicino.

Nawaj’ah è residente a Sussia, nel sud della Cisgiordania. Il suo compito è documentare le operazioni delle forze israeliane ufficiali come l’Esercito, l’Amministrazione Civile e la Polizia, nonché le azioni intraprese dai coloni contro i palestinesi. Ha fotografato, ad esempio, l’arresto di cinque ragazzi del villaggio di Umm Lasafa da parte dei soldati mercoledì scorso.

Nawaj’ah sapeva di essere stato convocato allo Shin Bet quando è stato trattenuto in un posto di blocco militare tra l’area di Sussia e la città di Yatta una settimana fa, sabato. Stava andando a trovare il nonno di sua moglie, ricoverato in ospedale. Dopo un’ora di fermo, gli è stato detto di parlare con l’ufficiale dello Shin Bet (usando uno dei telefoni dei soldati), il quale gli ha detto che poteva decidere tra essere trattenuto immediatamente per l’interrogatorio del giorno successivo, o dare la sua parola e tornare il giorno dopo.

L’incontro di “avvertimento” ha avuto luogo il giorno successivo in una stanza usata dallo Shin Bet nell’edificio dell’Amministrazione Civile all’incrocio di Beit Fajar (Gush Etzion). Nawaj’ah ha dichiarato ad Haaretz che l’ufficiale gli aveva detto che non voleva arrestarlo ma solo per fare una “chiacchierata”. Secondo Nawaj’ah, gli ha chiesto “perché stava minacciando l’esercito” e disse che “stava generando il caos ai posti di blocco, minacciando i soldati, portando il “B’Tselem Shabab” e creando attriti”.

Nawaj’ah ha anche detto che l’ufficiale dello Shin Bet gli ha spiegato, riguardo alle discussioni con i soldati, che “l’esercito può anche commettere errori”. L’ufficiale ha osservato, secondo il racconto di Nawaj’ah: “Guarda cosa è successo a Harun Abu ‘Aram. Gli hanno sparato per errore.” Nawaj’ah ha preso questo commento come una minaccia velata, ma lo Shin Bet ha risposto ad Haaretz che “in nessuna fase del colloquio il rappresentante dello Shin Bet ha minacciato il signor Nawaj’ah, né esplicitamente né implicitamente”.

Il capitano Eid ha detto che ci sono video che lo mostrano ovunque ci sia un’attività palestinese. Gli è stato anche chiesto, durante la “conversazione”, dello stipendio che riceve da B’Tselem. Nawaj’ah ha risposto che stava facendo il suo lavoro, che era legittimo e pacifico. L’incontro è durato circa 15 minuti e il coordinatore ha mantenuto la promessa che Nawaj’ah avrebbe potuto recarsi al funerale del nonno di sua moglie, morto quella notte.

Lo Shin Bet ha commentato che Nawaj’ah è stato convocato per un interrogatorio, in cui è stato “avvertito” che “deve evitare attività violente o del tipo che possano causare reazioni violente”. Sebbene l’incontro con lo Shin Bet fosse già avvenuto, Nawaj’ah è ancora registrato presso i soldati al posto di blocco in una lista di persone che possono essere fermate e trattenute. I soldati al posto di blocco lo avevano trattenuto due volte la scorsa settimana, impedendogli di attraversare e proseguire, e ha avuto bisogno dell’intervento di un avvocato e di un giornalista per poter lasciare il posto.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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