AMIRA HASS // YOSSI DAGAN, IL COLONO ISRAELIANO CHE SA DA DOVE VENGONO I BARBARI

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

martedì 22 dicembre  2020   21:29

Yossi Dagan, chairman of the Samaria Regional Council speaks at a demonstration, December 2018.Credit: Oren Ben Hakoon

Di Amira Hass – 22 dicembre 2030

https://archive.is/NWiaO

Ogni omicidio di un israeliano in Cisgiordania, e anche prima che i sospetti vengano trovati, è un’opportunità per i rappresentanti degli insediamenti di predicare la loro potente vittimizzazione e incutere un’altra immagine parziale di una falsa realtà nella mente degli israeliani.

Lunedì mattina Yossi Dagan, presidente del Consiglio regionale di Samaria, sapeva già che le persone che hanno ucciso Esther Horgen dall’insediamento di Tal Menashe erano “i barbari dell’Autorità Palestinese”. L’ascoltatore israeliano è abituato a generalizzazioni in cui l’atto terribile o la caratteristica negativa di un individuo viene identificato con un’intera comunità, purché non si tratti di ebrei, in quel caso sarebbe antisemitismo. Pertanto, in un’intervista alla radio pubblica Kan, Dagan ha ripetuto ininterrottamente questa generalizzazione.

È interessante notare che Dagan non ha detto i “barbari palestinesi”, ma si è concentrato sul ritrarre l’Autorità Palestinese come il mostro collettivo che i suoi ascoltatori sono tenuti a disprezzare. L’Autorità Palestinese è una strana entità geopolitica, un’autogoverno limitato disperso fra alcune zone territoriali e circondata da una vasta distesa destinata all’insediamento e allo sviluppo ebraico. L’Autorità Palestinese (in effetti avrebbe dovuto essere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che è spogliata di ogni autorità e potere) dovrebbe gestire la battaglia politica e diplomatica per la restituzione di parte del territorio occupato da Israele e, teoricamente, per l’istituzione di uno Stato.

Pertanto, nonostante la sua disabilità, adattabilità e debolezza, i coloni la vedono come il nemico politico che deve essere combattuto. Tutti gli sforzi della destra, guidata dai coloni, si concentrano sul costante indebolimento di quell’entità frammentata e confusa che l’opinione pubblica palestinese considera un subappaltatore dell’occupazione israeliana.

Dagan ha detto che Horgen è stata assassinata “nel centro dello Stato di Israele”. Ebbene, no, non lo era. È stata assassinata nell’enclave di Barta’a creata dalla barriera di separazione a ovest di Jenin, che copre 18.000 dunam / km (4.450 acri). Sette villaggi palestinesi sono stati rinchiusi al suo interno tra la barriera di separazione e la linea verde, tagliati fuori dai villaggi vicini e dal resto della loro terra.

I residenti palestinesi dell’enclave hanno bisogno di un permesso israeliano per vivere nelle proprie case, e i due posti di blocco attraverso i quali possono viaggiare verso est non sono aperti di notte. Anche l’ingresso in Israele è possibile solo con un permesso speciale. Mentre i quattro insediamenti nella regione si espandono, l’Amministrazione Civile israeliana in Cisgiordania limita il diritto dei villaggi palestinesi di costruire e svilupparsi.

Con poche eccezioni, i palestinesi di altre parti della Cisgiordania non sono autorizzati a entrare in questa enclave, né sono autorizzati a fare escursioni nella sua foresta risalente all’era del Mandato Britannico e godersi l’incantevole vista. La barriera è stata costruita con una scusa legata alla sicurezza il cui obiettivo è ovvio: annettere di fatto una vasta area a Israele, solo perché è una riserva di terra per le comunità palestinesi e per un ipotetico Stato nazionale.

Una dimensione importante della falsa realtà è l’appropriazione degli aggettivi “crudele”, “barbaro” e “spregevole” solo per l’omicidio di ebrei da parte dei palestinesi. Questi aggettivi, e il verbo “omicidio”, usati da Dagan nelle interviste di lunedì vengono cancellati da ogni morte di un palestinese disarmato causata da un israeliano, che si tratti di un soldato di fanteria, di un pilota, cecchino, agente di polizia o colono. È così che gli israeliani vengono indotti a pensare che la morte di un palestinese non sia così terribile.

Se l’assassino di Horgen è un palestinese, e se viene catturato vivo, probabilmente dirà di aver agito per motivi patriottici. Lui e la sua famiglia allargata saranno duramente puniti. È già stato dimostrato che gli omicidi non impediscono a Israele di sottrarre altra terra ai palestinesi, quindi nessuno può rivendicare un “beneficio” politico dall’omicidio.

Se l’assassino è palestinese, c’è una connessione tra la sua azione e la crudeltà cumulativa della politica israeliana, che lo ha pugnalato e ferito ogni giorno da quando è nato? Se è così, è una crudeltà quella che milioni di palestinesi vivono e subiscono dalla culla alla tomba, una crudeltà che alimenta rabbia e disprezzo in ognuno di loro.

Ma solo pochissimi di loro sfogano la loro rabbia e l’odio su una donna anziana che corre nella foresta. Resta il fatto che molti altri israeliani hanno ucciso e stanno uccidendo molti più palestinesi.

Amira Hass è corrispondente di Haaretz per i territori occupati. Nata a Gerusalemme nel 1956, Amira Hass è entrata a far parte di Haaretz nel 1989, e ricopre la sua posizione attuale dal 1993. In qualità di corrispondente per i territori, ha vissuto tre anni a Gaza, esperienza che ha ispirato il suo acclamato libro “Bere il mare di Gaza”. Dal 1997 vive nella città di Ramallah in Cisgiordania. Amira Hass è anche autrice di altri due libri, entrambi i quali sono raccolte dei suoi articoli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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