Amira Hass:Israele sgombera con la forza beduini della West Bank

venerdì 16 settembre 2011

Lo stato accelera il trasferimento di migliaia di beduini dall’Area C, che è sotto completo controllo israeliano.

di Amira Hass
Come parte di un piano finalizzato a rimuovere tutti i beduini dell’Area C ( sotto egida sia civile che militare israeliana) dalle terre ove hanno vissuto per decenni, l’Amministrazione Civile dovrebbe iniziare il loro trasferimento forzato nella West Bank a una sede permanente.
Il piano traslocherà poi i beduini che vivono in altre aree della West Bank, dove, secondo i vari calcoli, vivono circa 27.000 beduini, in particolar modo nella zona C.
I primi a essere trasferiti saranno i circa 2.400 beduini che vivono in un’area a est di Gerusalemme, la qual cosa faciliterà a Israele l’attuazione del piano di espansione della colonia di Ma’aleh Adumin e di altre tanto da creare una continuità fino a Gerusalemme delle costruzioni per ebrei.
Il piano di spostamento dei beduini in sedi permanenti, di cui Ha’aretz ha avuto notizia da fonti beduine della zona oltre che da diplomatici e da organizzazioni umanitarie internazionali, è stato fatto senza consultarli.
Circa due settimane fa, sono comparsi dei funzionari dell’Amministrazione Civile nell’insediamento permanente beduino di Jahalin, a est di Al-Azariya, che venne eretto verso la fine degli anni 1990 in prossimità di una discarica regionale di rifiuti sita a est di Gerusalemme. Quando gli abitanti hanno domandato ai funzionari che cosa stessero facendo lì, questi, secondo la gente del posto, hanno risposto: “Stiamo controllando la zona in cui ci sarà un trasferimento di beduini all’inizio del mese di gennaio 2012.”
Nel corso degli ultimi mesi, gli abitanti degli accampamenti ne hanno sentito parlare ripetutamente da rappresentanti dell’Amministrazione Civile. Era stato detto loro che se si fossero rifiutati, sarebbero stati evacuati con la forza.
Nello stesso intervallo di tempo, l’Amministrazione Civile e le Forze di Difesa Israeliane hanno aumentato, negli accampamenti, il numero delle demolizioni di tettoie e baracche di latta e hanno limitato ulteriormente l’accesso ai pascoli per gli abitanti.
Le ONG beduine e internazionali sostengono che le molestie da parte dei coloni sono aumentate.
Alla fine di luglio, la comunità di Al Baqa’a, a est di Ramallah, ha smontato i quattro accampamenti e ha cercato rifugio sulle terre del villaggio vicino dopo che i coloni avevano attaccato uno dei campi e la polizia aveva arrestato quattro residenti di Al Baqa’a.
Da conversazioni con funzionari israeliani, i rappresentanti internazionali hanno concluso che il progetto di spostare forzatamente i beduini si basa sul presupposto dell’Amministrazione Civile, secondo il quale gli Accordi di Oslo avevano destinato l’Area C alla costruzione di colonie israeliane e a zone militari, e quindi i beduini non avrebbero dovuto trovarsi lì.
L’Area C, che oggi costituisce il 60 % circa del territorio della West Bank, è una zona geografica creata dai negoziati tra Israele e l’Autorità Palestinese nel 1995. Avrebbe dovuto cessare di esistere come categoria amministrativa entro il 1998.
Secondo le Nazioni Unite e la Croce Rossa Internazionale l’area è in ogni caso un territorio occupato nel quale l’occupante non ha alcun diritto di insediare i propri cittadini e deve provvedere pure al benessere della popolazione locale, oltre che consultare per quanto riguarda ogni modifica.
I primi 2.400 beduini da trasferire vivono in circa 20 accampamenti a est di Gerusalemme. La maggior parte sono profughi espulsi dal Negev nel 1948. Alcuni vivono su terreni che Israele ha dichiarato, nel 1980, terre statali. Altri vivono su terreni privati presi in affitto dai villaggi palestinesi. L’intera area è stata annessa alla giurisdizione di Ma’aleh Adumim. Nel 1980, quando Israele ha ampliato Ma’ale Adumim, i beduini Jahalin hanno dovuto lasciare la zona in cui avevano vissuto fin dal 1950. Alcune decine sono state trasferite di forza in un sito vicino ad Al-Azariya, dove sono stati consegnati loro dei vecchi container per le spedizioni via mare in cui vivere.
A seguito di una vertenza giuridica, i due gruppi maggiori della tribù Jahalin hanno raggiunto un accordo con le autorità per l’approntamento di un piano generale, secondo il quale avrebbero assegnato loro una grande superficie in affitto e avrebbero pagato un indennizzo alle famiglie destinate a essere trasferite.
Il trasloco della parte rimanente dei beduini della zona sarà effettuato in tre fasi, secondo le informazioni fornite dalle organizzazioni beduine e internazionali. Per prima cosa l’Amministrazione Civile sposterà un numero imprecisato di famiglie nei terreni del villaggio Jahalin, dove la gente che li ha presi in affitto nel quadro di un accordo del 1998, non è più in vita.
Il piano generale per il villaggio permanente di Jahalin verrà completato in una seconda fase, entro la fine del 2011, con la preparazione di altri 50 lotti.
Nella terza fase, esso verrà approntato per altri 150 – 250, della misura di circa 600 metri quadrati ciascuno.
Il numero dei lotti da assegnare a ciascuna famiglia dipenderà dalle dimensioni della stessa e ognuna riceverà tra i 22.000 e i 60.000 NIS, a seconda della sua grandezza.
L’Amministrazione Civile sta apparentemente esaminando la possibilità di istituire altri due stanziamenti permanenti nella zona.
Per quanto si può capire dalle conversazioni con i funzionari dell’Amministrazione Civile, il ricollocamento forzato dei beduini si prevede comporterà dai tre ai sei anni.
I beduini con i quali ha parlato nelle scorse settimane Ha’aretz sono divisi sul trasferimento, ma tutti protestano per il fatto che l’Amministrazione Civile non li ha coinvolti nella programmazione.
Gli abitanti di Jahalin hanno pure parlato dei problemi di salute connessi al vivere così vicino a una discarica. L’espansione del villaggio lo porterà ancora più vicino alla discarica.
L’Amministrazione Civile non ha risposto a una richiesta di Ha’aretz di discutere direttamente dei particolari del piano, affermando che era “troppo presto”. Ha’aretz ha inviato all’Amministrazione Civile i dettagli del piano per avere una sua risposta, che non era possibile avere per il momento della stampa.
(tradotto da mariano mingarelli)
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