Ancora ASSETATI DI GIUSTIZIA

Da Bulciago alla Palestina occupata gettando ponti…dalle interviste di Giada Aquilino per Radio Vaticana

1. Pax Christi e la solidarietà al popolo palestinese.
Don Nandino Capovilla: no ai muri, sì ai ponti

D. – Chi era Vittorio Arrigoni?

R. – Era un giovane che ha scoperto e incontrato volti concreti – un popolo, una storia – e non ha più potuto staccarsi da quella terra e da quell’impegno. Ha invitato poi tutta la comunità a riunirsi attorno a sé per partecipare a questa avventura di solidarietà. Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza e dal suo sacrificio è venuto, da tutto il movimento per la pace, un rinnovato impegno di solidarietà e di vicinanza: non tanto un andare a portare degli aiuti, ma soprattutto di un restare accanto alla popolazione, a chi soffre.

D. – Pax Christi è impegnata da sempre in Medio Oriente, in Terra Santa. Perché quest’anno si è scelto di dare risalto alla questione dell’acqua nella Valle del Giordano e nella Striscia di Gaza?

R. – Nella Striscia di Gaza e nella Valle del Giordano acqua vuol dire sopravvivenza. Nella zona del Giordano la popolazione vive senz’acqua, perché purtroppo le colonie hanno sottratto questo bene fondamentale per la vita. Nella Striscia di Gaza il 90 per cento degli abitanti non ha accesso all’acqua potabile. L’inquinamento e l’impossibilità di utilizzare la risorsa dell’acqua marina per la pesca, per via del controllo da parte di Israele sulle coste, rende l’acqua una sfida dei diritti umani assolutamente urgente.

D. – L’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi ha voluto confermare e rafforzare i cristiani di Terra Santa nella loro identità di credenti. A oggi qual è la loro situazione?

R. – Oggi, i cristiani sono davvero impegnati per far sì che questo appello che la Chiesa ha rinnovato in modo solenne, anche al Sinodo per il Medio Oriente, sia vissuto quotidianamente nella vicinanza con le persone. In tutte le parrocchie di Terra Santa, ricordiamo le restrizioni che la popolazione deve sopportare, la mancanza di prospettive per il futuro. Le parrocchie, i parroci e la Chiesa di Gerusalemme sono impegnati a tutti i livelli proprio in questa vicinanza alla popolazione.

D. – In questi giorni, Pax Christi ha voluto nuovamente puntare l’attenzione sul muro di separazione tra Israele ed i Terrori palestinesi, in particolare sul caso di Beit Jala. Cosa sta succedendo?

R. – Il muro di separazione, che non solo divide ma addirittura sottrae la terra a Beit Jala, prosegue il suo percorso. In questo modo, il muro impedirà a più di 50 famiglie di poter godere della loro proprietà, dei loro ulivi.

D. – Al riguardo, com’è impegnata la comunità locale?

R. – La comunità è impegnata tutte le settimane nel dare un segno forte, anche di fede, per dimostrare questa vicinanza alle persone che stanno soffrendo. Tutti i venerdì, alle 14.30 ora italiana, viene celebrata l’Eucarestia. Anche io vi ho partecipato, qualche settimana fa, e il vescovo ausiliare, William Shomali, mi ha incaricato di portare in Italia l’invito affinché si crei un ponte di preghiera, tutti i venerdì, con i cristiani di Beit Jala che vedono minacciati i loro ulivi. Con la costruzione del muro, nella zona degli ulivi, la proprietà delle famiglie passerà a Israele.

D. – Qual è l’appello di Pax Christi per il futuro della Terra Santa?

R. – Rinnovare un ponte. Piuttosto che dire “muro” noi preferiamo dire “ponte”. Un ponte di solidarietà e di comunione, affinché i cristiani possano rappresentare un segno nel portare avanti il progetto di riconciliazione e di giustizia.

2. Egidia Beretta Arrigoni:
della pace la giustizia è madre e sorella

D. – “Vittorio, uomo di terra e di mare” è il titolo del suo intervento all’iniziativa di “Pax Christi”. A cosa l’ha dedicato?

R. – Parlerò alla fine, perché lascerò che siano altri a parlare di Vittorio, con i suoi scritti, raccontando la sua esperienza, ma raccontando soprattutto quale sia la situazione di Gaza ancora oggi: l’assedio, quindi, e la vita delle persone che lì sono prigioniere e private di quei diritti umani per cui Vittorio ha dato un senso alla sua vita. Lui mi raccontava e si stupiva veramente della grande forza e della dignità di queste persone, che nonostante tutto, per sopravvivere, uscivano in mare o andavano a coltivare miseri campi. Mi faceva, quindi, partecipe di tutto ciò.

D. – Lei ha raccontato che vi dicevate che “della pace la giustizia è madre e sorella”…

R. – Ce lo dicevamo perché pure per me questo è un programma di vita. C’è anche un’Enciclica al riguardo. Bisognerebbe che venissero riconosciuti ai palestinesi i diritti di chi vive sulla propria terra: il diritto di muoversi, di lavorare, di studiare, di avere delle case degne. Questa è giustizia. Se si arrivasse a questo, credo che la pace sarebbe proprio a portata di mano.

D. – Quanto è importante che vadano avanti quelle iniziative e quei programmi di cui Vittorio si occupava?

R. – E’ importantissimo. Ho capito che forse, se la sua morte ha un significato, è stato proprio quello di far riflettere tantissime persone e cercare di sostenere le iniziative che là si stanno facendo. Io ho tantissimi esempi, perché molti mi scrivono, molti fanno donazioni, molti si interessano proprio in prima persona e vogliono sapere a chi rivolgersi, quali associazioni sostenere, quali Ong o Onlus sostenere. Quindi, è un mandato che Vittorio ci ha lasciato.

D. – La campagna che ogni anno “Pax Christi” rinnova è dedicata al tema: “Ponti e non muri”. Come è possibile secondo lei costruire ponti e non barriere nei Territori?

R. – Lo diceva Giovanni Paolo II. Credo che il ponte sia anche spirituale e interiore. Forse pure noi abbiamo dei muri: i muri dell’indifferenza. Per primi andrebbero abbattuti questi muri: credo che il muro dell’indifferenza sia uno dei più solidi. E lo vediamo anche nelle nostre comunità: l’indifferenza verso la persona che viene da altri Paesi. Penso, quindi, che sia un lavoro interiore e concreto. Se si riuscisse a far sì che quel muro dell’apartheid, che ora esiste, non esistesse più, sarebbe una bellissima cosa, anche perché la Palestina è la Palestina, è la terra di tutti o dovrebbe essere la terra di tutti. Poi, certo, l’obiettivo può essere la Palestina, ma possono essere anche tutte le “Palestine” che ci sono nel mondo e Vittorio ne ha incontrate tante nei suoi viaggi come volontario, anche in Africa.

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