Ankara spara sulle truppe siriane, Congresso Usa spara alla Turchia (e a Trump) sul genocidio armeno

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tratto da: REMOCONTRO

Ankara attacca le truppe siriane vicino al confine con la Turchia. Combattenti lealisti e miliziani ribelli uccisi. Gli scontri a poche ore dalla scadenza della tregua.
Doppio schiaffo Usa alla Turchia: sì alle sanzioni e riconosciuto il genocidio armeno.
Putin rassicura Erdogan: ritiro curdo ultimato.
Intanto Trump mette le mani sul petrolio siriano.

La Turchia spara sulle truppe di Damasco

Si temeva potesse accadere, è accaduto. Per la prima volta dallo scoppio dell’offensiva turca in Siria il 9 ottobre, “violenti combattimenti” in corso in Siria settentrionale tra le forze di Damasco a quelle turche. Da notizie di diverse agenzie, ieri mattina le forze di Ankara hanno attaccato con colpi d’artiglieria e con il supporto di droni le truppe governative siriane alla periferia del villaggio di Al-Assadiya, vicino al confine tra Siria e Turchia. Sarebbero i primi temuti scontri diretti tra le due parti dal lancio dell’offensiva di Ankara per costringere le forze curde fuori dall’area. Avendo tutti chiaro che uno sia esercito invasore in terra altrui e l’altro quello di casa. Pronto il presidente turco Erdogan, in occasione del 96esimo anniversario dalla fondazione della Repubblica turca, ha lanciato un avvertimento: «Nessuno ci sottovaluti». Con qualche problema nell’individuare il vero ‘fronte nemico’.

Attacco alla Turchia dal Congresso Usa

Doppio schiaffo della Camera Usa ad Ankara, a due settimane dalla visita del presidente turco alla Casa Bianca. Approvata quasi all’unanimità una risoluzione che riconosce il genocidio armeno e un’altra che chiede al presidente Donald Trump di imporre sanzioni e altre restrizioni alla Turchia e ai dirigenti di quel Paese per l’offensiva nella Siria settentrionale. E lo schiaffo da Erdogan rimbalza su Trump e suo il tradimento degli alleati curdi. Ankara reagiste senza esagerare. «Passo politico insignificante – dichiara il ministro degli esteri Cavusoglu – indirizzato solo alla lobby armena e ai gruppi anti-Turchia». Poi la risoluzione sulle sanzioni – qui c’è più sostanza diretta e immediata- «non consona all’alleanza Nato tra i due Paesi e all’accordo tra Usa e Ankara sulla tregua in Siria», il promemoria con ricatto incorporato. Secondo il portale turco Bianet, nella base militare russa di Hmeymim sono giunti dalla Russia mezzi blindati Tayfun-U e Tigr, che saranno utilizzati nel pattugliamento del confine congiunto turco russo del confine.

Putin tra Erdogan e Damasco

I combattenti delle Fds e delle Ypg curde hanno abbandonato le loro postazioni prima della scadenza della tregua. Secondo Michele Giorgio, Nena news, non devono trarre in inganno i combattimenti e il fuoco di artiglieria turco contro postazioni dell’esercito siriano. «Nelle stesse ore in cui risaliva la tensione alla frontiera facendo temere, in verità solo ai media occidentali, l’inizio di uno scontro militare diretto tra Turchia e Siria, Mosca si affrettava a far sapere che il ritiro curdo dalla ‘zona cuscinetto’ che Ankara vuole imporre in territorio siriano è stato completato in anticipo rispetto alla tabella di marcia». Ovviamente Damasco storce il naso. «L’alleato Putin ha assecondato i desideri dell’odiato Erdogan a spese dell’integrità territoriale siriana che pure diceva di voler tutelare. Inoltre la Siria dovrà accettare il rispetto dell’intesa di Adana, siglata nel 1998». Possibili raid turchi ’anti terrorismo’ fino a 10 chilometri all’interno del territorio siriano.

A Trottola Trump cosa resta? Petrolio

La Russia di Putin impegnata nel riavvicinamento tra Ankara e Damasco. E Trump? «Ma gli Stati uniti davvero sono stati messi fuori gioco in Siria dalle scelte confuse di Trump e dall’offensiva diplomatica russa?», il dubbio sollevato dal Manifesto, andando oltre il racconto sull’uccisione del Califfo, «riferita come un copione cinematografico dal presidente americano». «Non è fiction invece l’intenzione di Trump di mettere le mani su alcuni giacimenti petroliferi siriani. Pretesto: impedire che possano tornare sotto il controllo di miliziani dell’Isis. Interesse vero: togliere a Damasco una importante risorsa energetica». Lunedì il segretario alla difesa Usa Mark Esper ha annunciato che ‘forze militari americane ben equipaggiate’ saranno schierate vicino ai giacimenti orientali della Siria. I giacimenti di petrolio e gas di Deir Ezzor sono una sorta di premio strategico nella crisi siriana.

 

 

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