Anno nuovo…

A chiusura di anno si è conclusa in Sardegna anche l’esercitazione “Vega 2010”, uno dei fiori all’occhiello del nostro governo, che ai tagli generalizzati in ogni settore ha previsto corrispondano aumenti sempre più consistenti nelle spese militari. Più di 600 militari, più di 40 velivoli da guerra tra cui “Eitam” G550, il drone (aereo senza pilota) di maggiori dimensioni costruito finora in Israele. ”L’esercitazione – ha affermato il portavoce dell’aeronautica italiana– è stata condotta per mantenere le capacità operative dell’Aeronautica militare israeliana e per addestrare gli equipaggi in spazi aerei vasti e non familiari”. Ma in questo capitolo di spesa non ci sono solo i campi estivi per i nostri studenti (la “mini-naja” per imparare l’arte della guerra). Pochi infatti sanno cos’è “Vega 2010”: un complesso sistema di cooperazione militare Italia-Israele per unire le “professionalità” nei cacciabombardieri di ultima generazione e impararli ad usare al meglio delle loro… potenzialità. D’altra parte l’Italia, a differenza di altri Paesi europei che in una tale crisi economica hanno ridotto l’ordine dei famigerati nuovi F35, ha confermato la decisione di spendere la folle cifra di 15 miliardi di euro per poter avere 131 cacciabombardieri per “difendere i nostri interessi in ogni parte del mondo”. Vega 2010 ha chiuso il 10 dicembre la scuola di esercitazioni aeronautiche in cui gli Stormi italiani di Grosseto, Trapani, Piacenza, Pisa, Foggia, Treviso e Cagliari, insieme a quelli israeliani, si sono esercitati insieme e nei prossimi anni vedremo quali popolazioni civili ne faranno la spesa…

Intanto, a Gaza, due anni dopo il massacro perpetrato da “Operazione Piombo fuso” (che era stato preceduto da “Prime Piogge” (settembre 2005), ‘Piogge estive” (giugno-novembre 2006),“Nuvole d’autunno” (novembre 2006), l’esercito israeliano, dal mare, dal cielo e da terra sembra non voler perdere l’abitudine alle stragi, come ci ricorda drammaticamente Vittorio Arrigoni:

“28 dicembre 2010. Ore 22:23 locali. Quasi a voler sfruttare il periodo delle feste di fine anno e il letargo dell’attenzione dei media verso questo lembo di terra martoriato, continua l’escalation di attacchi israeliani ai civili di Gaza. Ieri notte navi da guerra israeliane hanno assaltato un peschereccio palestinese, mentre questo si trovava a navigare in acque legalmente riconosciute essere di Gaza. Rapito l’equipaggio di 6 pescatori, dei quali fino ad ora non si ha nessuna notizia.
Questo pomeriggio, soldati israeliani durante una incursione in territorio palestinese hanno sparato alcuni colpi verso alcuni lavoratori impegnati a recuperare materiale edile di riciclo da delle macerie a Est di Gaza. Colpito da una scheggia di proiettile e fortunatamente ferito solo in modo lieve, Mahmoud Mousa Mohammed di 19 anni. Quando i miei compagni dell’ISM lo hanno visitato era ancora visibilmente sotto shock. L’episodio più efferato di attacchi israeliani questa sera a Est di Khan Younis, dove un colpo di carro armato ha ucciso un ragazzo e ferito altri 5 civili. Nonostante le prime informazioni identificavano la vittima come un guerrigliero della resistenza, testimoni nella zona che ho contattato personalmente poco fa mi hanno confermato trattasi anch’essa di vittima civile. Domani con i compagni dell’ISM ci rechiamo per un sopralluogo e per offrire la nostra solidarietà ai familiari di questi nuovi lutti di Natale.
Sono probabili bombardamenti aerei nella nottata.”

Non potendo invocare una nuova vita, una vita di riserva alle migliaia di trucidati nelle varie “operazioni” militari israeliane, invochiamo in questo inizio d’anno una vita nuova per la moltitudine di bimbi, giovani e adulti che nella Palestina assediata non hanno pace.
Chiediamo vita nuova per Gaza, quella pace che non può certo arrivare finchè continua l’embargo, finchè si ripetono, per noi incredibilmente attutiti, gli scoppi delle armi e le grida dei feriti.
Chiediamo vita nuova per Betlemme, quella Betlemme che il 22 dicembre Fabio Scuto ne La Repubblica ha dipinto come sopraffatta da Hamas e dal ‘fondamentalismo islamico strisciante’, ricordandosi solo alla fine che forse, forse quel muro che egli chiama vergognosamente “di sicurezza”, rinchiude la città un ‘ghetto’, come lui stesso ammette, certo non per colpa delle “gang di ragazzetti islamici”.
Chiediamo vita nuova per Gerusalemme, come ha ricordato nell’Omelia di Natale Sua Beatitudine Fouad Twal:

“Desideriamo che in questo Natale Gerusalemme possa diventare non solo la capitale di due stati, ma un modello di armonia e coesistenza tra le tre grandi religioni monoteiste.
Possa il suono delle campane delle nostre Chiese in questa Notte Santa coprire il rumore di tante armi che si ode in questo lacerato Medio Oriente, richiamando gli uomini ad una mentalità di pace, unica degna dell’uomo ed apportatrice di felicità.
Preghiamo insieme per la pace: sia pace su Israele, sia pace sulla Palestina, sia pace tra i nostri popoli, e in tutto il Medio Oriente, perché i nostri figli possano vivere e crescere in un ambiente sereno”.

Chiediamo vita nuova e dignitosa per tutti gli abitanti della Palestina occupata, per i suoi pastori, i suoi contadini. Per tutti coloro che non riescono a godere dei frutti del loro lavoro, come gli agricoltori della Valle del Giordano. Si chiudono anche i nostri grandi pranzi di Natale, che prevedono il piatto finale della frutta secca: chissà se abbiamo controllato se i datteri venivano dalla Valle del Giordano… Quasi nessuno sa che qui continua ad avvenire il più pesante furto di terra palestinese da parte dei coloni. Ma il governo certo non disapprova: Benjamin Netanyahu ha annunciato ufficialmente che “Israele non cederà mai la Valle del Giordano”. Solo nelle ultime settimane, le forze di occupazione sono entrate nel villaggio palestinese di Al Farisiya e vi hanno demolito 23 abitazioni, lasciando più di 100 persone senzatetto. Quando gli abitanti del villaggio hanno ricostruito alcune delle strutture distrutte, l’esercito è ritornato in zona e le ha rase di nuovo al suolo. Nella Valle circa 7.000 coloni israeliani illegali e 50.000 palestinesi vivono sul lato palestinese della Linea Verde.
Chiediamo che nuova vita si infonda nei pellegrinaggi e nei viaggi turistici del prossimo anno: difficile contare i migliaia di pullman di pellegrini italiani che in questa chiusura di anno hanno attraversato la Valle del Giordano sollecitati ad “ammirare la laboriosità degli israeliani che da sempre fanno fiorire il deserto”. E la novità di questo fine 2010, lungo la Road 90, ovviamente controllata da Israele, è il Nuovo Punto Informativo per una utile sosta dei turisti. Qui è stata studiata una inquietante esperienza surreale che coinvolge l’ingenuo turista-pellegrino ad “ammirare” un’altra Valle del Giordano: dai plastici e dalle descrizioni della guida è stato rimosso qualsiasi aspetto “palestinese” mentre sullo sfondo si ammirano le serre dei coloni con le loro lussureggianti culture irrigue.
Proponiamoci, infine, tutti quanti, e con sempre maggior consapevolezza, di divenire parte attiva di quella ‘società civile’ che non ci sta, che si scomoda a denunciare, a boicottare, qui e ora. Con quella determinazione al cambiamento che ci viene chiesto con forza nell’Appello dalla società civile palestinese e dalle ong che lì lavorano, vedono e condividono.

Bocchescucite

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