Antiterrorismo modello terrore e ‘dinamite in una polveriera’

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tratto da: REMOCONTRO

Raid Usa, Teheran: “E’ atto di terrorismo, sarà dura vendetta”. Biden contro Trump: “Ha lanciato dinamite in una polveriera”. Il tweet pubblicato dal presidente Usa dopo l’attacco. Preoccupazioni nel mondo.

Una bandiera degli Stati Uniti senza nessun commento è stata pubblicata dall’account del presidente Usa dopo la notizia della morte del generale iraniano Qassem Soleimani. Dure reazioni in Iran. Israele eleva lo stato di allerta e al ministero Difesa consultazioni militari

Vendetta e bersagli mirati

A due giorni dall’assalto all’ambasciata statunitense (un po’ di orgoglio ferito ma null’altro) in Iraq è arrivata la reazione di Washington: nella notte tra giovedì e venerdì dei missili hanno colpito due auto vicino l’aeroporto di Bagdad, uccidendo otto persone, tra cui il ‘numero 2’ di Hashed, Abu Mahdi al-Muhandis, e il capo delle Forze al-Quds, Qassem Soleimani. Il presidente americano Donald Trump sul proprio profilo Twitter commenta l’attacco pubblicando una bandiera statunitense, senza aggiungere nessuna frase.

‘Dinamite in una polveriera’

Per l’avversario democratico e candidato alla Casa Bianca Joe Biden, Donald Trump ha gettato «dinamite in una polveriera». «Qassem Soleimani meritava di essere consegnato alla giustizia per i suoi crimini contro le truppe americane, ma il raid di Trump rischia di generare una pericolosa escalation». «Il tycoon deve al popolo americano una spiegazione sulla strategia che sta seguendo». «L’Iran risponderà sicuramente, potremmo essere sull’orlo di un grande conflitto in Medio Oriente».

«Un atto provocatorio e sproporzionato», il commento della speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi. «Un raid che rischia di provocare una pericolosa ulteriore escalation di violenza, fino al “punto di non ritorno”». Pelosi ha sottolineato anche che il Congresso americano non è stato consultato prima che il presidente Trump desse l’ordine di attacco –probema aperto assieme alla massa in stato di accusa- ed ha chiesto che i parlamentari vengano “immediatamente informati” della situazione.

Israele aumenta lo stato di allerta

Israele ha elevato lo stato di allerta dopo aver appreso dell’uccisione in Iraq del generale Qassen Soleimani, considerato nello Stato ebraico il principale artefice della sistematica penetrazione militare dell’Iran in vari Paesi della Regione. Nella nottata la radio militare ha interrotto i programmi normali per trasmettere primi aggiornamenti sulla sua morte. Secondo l’emittente non è da escludersi una reazione degli Hezbollah libanesi se giungessero alla conclusione che Israele ha avuto un ruolo nella sua eliminazione.

Montano le paure e vola il petrolio

Quasi guerra e il facilmente prevedibile blocco delle rotte petrolifere fa volare le quotazioni del petrolio. Business senza problemi di coscienza guarda al sodo; «Stiamo passando da con una proxy war con dietro Iran da una parte e Arabia Saudita e Stati Uniti dall’altra a un potenziale conflitto diretto tra Teheran e Washington». Europa politicamente zitta e con la Borse che tremano, al ribasso. Ovviamente, se guerra sarà, cresce il dollaro e cala l’euro, ma così va il mondo

Soleimani, il potente del MO

Soleimani era il potente generale iraniano capo delle milizie al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, un’unità leggendaria che ha avuto un ruolo decisivo nei conflitti della regione. Ha animato la seconda fase dell’insurrezione anti-americana in Iraq, ha armato hezbollah libanese contro Israele, ha pilotato la repressione del regime di Damasco contro la rivolta. Poi ha indirettamente collaborato con i suoi storici nemici americani per riuscire a sconfiggere lo Stato islamico. Più volte chiamato in causa come mente di attentati contro bersagli israeliani e statunitensi, era sempre sfuggito ai tentativi di eliminarlo o catturarlo: l’ultimo poche settimane fa.

Il raid tra spie, droni e Commandos

Il raid è scattato meno di 24 ore dopo la fine dell’assedio all’ambasciata americana di Bagdad. All’inizio sembrava che fosse stata lanciata una salva di razzi Kathyusha, tipici delle milizie, contro una caserma irachena nei dintorni dell’aeroporto. Poi lo scenario è cambiato radicalmente, un attacco mirato  con droni e forse commandos contro la colonna che scortava all’aeroporto gli emissari iraniani. I rapporti iniziali indicavano un’unica vittima eccellente: Muhammed Reda, numero tre della formazione irachena. La tv di stato irachena ha infine fatto i nomi di Soleimani e Al-Muhandis, i veri bersagli dell’operazione killer.

Azione di guerra complessa

Alcune ricostruzioni sostengono che ad aprire il fuoco sia stato un elicottero americano con l’Iraq che si sta trasformando nella nuova trincea del confronto tra Washington e Teheran. La comunità sciita irachena da sempre legata al paese vicino, e la eliminazione americana di Saddam Hussein ne ha favorito una leadership politica in contestabile. Milizie filo-iraniane sempre più ostili alla presenza americana giustificata da basi create per combattere l’Isis. Una settimana fa una raffica di razzi è piovuta contro un’installazione alle porte di Kirkuk, ammazzando un contractor statunitense.

Botta e risposta Usa

Droni hanno bombardato una struttura di Kataeb Hezbollah, la branca militare delle Forze di Mobilitazione Popolare, uccidendo venticinque uomini. Come risposta, il 30 dicembre Al-Muhandis ha lanciato un appello e radunato la folla contro l’ambasciata americana della capitale. Le recinzioni esterne sono state divelte e per due giorni la sede diplomatica è stata stretta d’assedio, riportando sugli schermi degli States l’incubo di una replica di quanto accadde a Teheran nel 1979. Solo le imponenti difese del complesso, la più grande ambasciata statunitense del mondo, hanno impedito che accadesse il peggio.

Teheran allenta Trump rilancia

Mercoledì primo gennaio, i leader delle Pmu hanno ordinato di interrompere la protesta, lasciando campo alle solite accuse severe e incrociate. Con il Pentagono ha però deciso di rinforzare lo schieramento in Medio Oriente: 750 paracadutisti inviati verso la capitale irachena e di 3000 marines verso il Kuwait. Pessimi segnali ma ancora nessuno a immaginare quanto brutti.

«Giovedì per tutto il giorno è stato segnalato un intenso traffico di velivoli militari americani diretti verso la regione, con decine di grandi cargo C-17 che hanno attraversato il Mediterraneo, atterrando nelle basi in Turchia e Arabia Saudita. Un ponte aereo senza precedenti in tempo di pace, tale da far pensare alla premessa per un conflitto», scrive Di Feo su Repubblica. «E il raid contro l’aeroporto di Bagdad rischia di scatenarlo realmente, perché è facile prevedere una risposta durissima di Teheran».

 

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