Apartheid a norma di legge

E’ vero che si moltiplicano in tutta Italia le occasioni di riflessione sulla incredibile condizione di sopravvivenza che i palestinesi subiscono quotidianamente. Nelle scuole e nelle più diverse realtà scorrono immagini del muro di apartheid che tolgono il fiato a sinceri spettatori che esclamano attoniti: “non lo sapevamo!”
Ma c’è un capitolo ancora tutto da scrivere e da far conoscere: le leggi, cioè, che lo Stato d’Israele da sessant’anni studia e approva, per realizzare un perfetto sistema di apartheid che non solo sia tacitamente accettato dalla comunità internazionale, ma addirittura sia normato da una legislazione ad hoc.
E’ vero che se la legge è palesemente ( ? ) assurda, Israele è costretta a subire una reazione di stupore e magari di scandalo da parte di qualche osservatore esterno, come è accaduto per la Legge che proibisce di…parlare della Nakba nelle scuole israeliane. Ma questa protesta resta pochi giorni sulle pagine dei giornali mentre -questo è il vero obiettivo- la norma comincia ad entrare in vigore.

E’ di queste settimane un’altra incredibile normativa: all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv i funzionari hanno “diritto” di pretendere da qualsiasi viaggiatore l’apertura della casella personale di posta elettronica affinchè i servizi segreti possano impossessarsi di qualsiasi aspetto della sua vita, in particolare di ogni elemento che alimenti l’ipotesi che il viaggiatore voglia andare non solo in Israele, ma anche negli innominabili Territori Occupati. Violazione della privacy? Per lo Stato d’Israele conta solo la… sicurezza.

Volete un altro esempio di apartheid? La Legge razzista sulla Cittadinanza e l’Ingresso in Israele è stata confermata per la tredicesima volta in 11 anni, ignorando le sofferenze di decine di migliaia di famiglie palestinesi.

E’ una ratifica che nega i diritti più elementari delle persone, come ad esempio il diritto di condurre una vita familiare dignitosa sotto lo stesso tetto e denota il completo disprezzo del regime israeliano di apartheid e di occupazione per le risoluzioni delle Nazioni Unite.
Questa cosiddetta “Disposizione temporanea” impedisce alle famiglie palestinesi di condurre una vita familiare dignitosa e di usufruire dei propri diritti sociali, civili e di altro tipo.

E’ così che perfino l’amore tra palestinesi rimane ostaggio dell’occupazione e dell’apartheid israeliano. Ma nessuno ne parla perché forse appare una questione puramente giuridica.

BoccheScucite

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