Apartheid di serie B

La notizia ha creato un vero terremoto mediatico in tutta la stampa israeliana e in un batter d’occhio è giustamente rimbalzata su tutte le agenzie del mondo, e arrivando perfino nei nostri giornali gratuiti.
“Hai sentito di quella bambina vicino a Gerusalemme?”
Quel giorno anche in metropolitana a Milano poteva capitare di sentir parlare di Palestina, anzi, i servizi del TG hanno stimolato l’indignazione generale: basta con queste umiliazioni! Basta con l’aggressione alle donne! Il mondo si mobiliti per difendere l’uguaglianza e i diritti di tutti!
Ma se qualcuno dei lettori di BoccheScucite avesse chiesto se per caso si trattava di una bambina di Shu’fat, che proprio in quei giorni veniva soffocato definitivamente dal nuovo check-point, o se la notizia riguardasse una delle disperate bambine dei villaggi beduini che stanno aspettando le ruspe che distruggeranno la loro scuola di gomma (vedi IN BREVE), o che forse la storia era quella di una della bimbe di Betania che a causa del muro non possono più andare all’asilo delle suore, in ogni caso sarebbe rimasto deluso: niente di tutto questo, visto che di queste discriminazioni che hanno per vittime i palestinesi, tutti sanno che non si deve mai parlare su nessun giornale, come nessuna battaglia contro questo apartheid merita l’attenzione del mondo.
Ovviamente era sacrosanto scandalizzarsi per la violenza di un ebreo ultra ortodosso che, nella cittadina israeliana di Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme, aveva insultato e sputato addosso a una bambina di 8 anni, ebrea di origini americane, per essere abbigliata troppo ‘all’occidentale’, come per l’assurda pratica di apartheid religioso imposto sempre dagli ebrei ultraortodossi che hanno obbligato un’altra donna a sedersi in una zona particolare del bus per garantire la separazione dei sessi.
I cori di indignata protesta, però, avrebbero dovuto condannare tutte le forme di discriminazione che hanno invaso da tempo ogni angolo di Gerusalemme e tutti i suoi abitanti, non solo gli ebrei.
Perfino il primo ministro israeliano si è sentito in dovere di alzare la voce: “Non permetteremo che questo paese discrimini le donne. Israele è una democrazia e agiremo con fermezza contro l’esclusione delle donne”. La presa di posizione di Netaniahu veniva citata da tutti i media e giustamente i servizi televisivi ci hanno portato direttamente dentro i bus incriminati. Tutti abbiamo potuto unire la nostra indignazione al coro dei liberali israeliani che hanno ricevuto la solidarietà del mondo nella loro battaglia contro l’apartheid sugli autobus. E Netaniahu è di nuovo intervenuto esaltando l’eguaglianza e la democrazia in Israele.
Peccato che nessun servizio sia stato fatto negli stessi giorni sugli stessi autobus che testimoniano il decennale apartheid subito non da singole persone ma da un intero popolo, sulla sua terra.
Incredibile che nessuno scandalo e nessuna protesta abbia mai suscitato l’esclusione di migliaia di abitanti di Gerusalemme est dai servizi sociali destinati ai suoi abitanti.
Almeno ci fosse stata una telecamera a rilanciare la potentissima protesta che qualche settimana prima i Freedom Riders avevano attuato sui bus israeliani simbolo della segregazione che oggi vige nei Territori Palestinesi Occupati.
Accade così incredibilmente che la stessa realtà, vergognosa e deprecabile, dell’apartheid, nella stessa terra, sugli stessi… autobus, sia sotto i riflettori oppure tenuta ben nascosta al mondo.
I coraggiosi palestinesi che hanno sfidato l’apartheid salendo sul bus 148,sono stati arrestati ma le agenzie di stampa si sono ben guardate dal diffondere la notizia. Il tragitto del bus di linea 148, partendo dai territori occupati, è infatti riservato ai coloni di Psagot, Pisgaat Zeev e a tutti quei coloni che intendono recarsi a gerusalemme est, sempre territorio occupato. Ma ai palestinesi, legittimi abitanti di quella terra, è vietato l’accesso al bus. E subiscono l’apartheid a casa loro.
Nessun coro di ministri scandalizzati. Nessun occhiello sul giornale.
D’altra parte sarebbe forse troppo aspettarci che siano amplificate le “solite” notizie di demolizioni di case, arresto di ragazzini, distruzione delle coltivazioni, segregazioni di intere città in muri di nove metri di cemento, aggressioni quotidiane di coloni, abbattimento di ulivi .
Per questo, all’inizio di un nuovo anno, facciamo gli auguri a tutte le bocche-scucite, affinchè alzino con forza le loro voci davvero libere e indignate.

BoccheScucite

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