Appello a Onu e Israele: bambini palestinesi, rischi per salute e sicurezza

Monday, 31 October 2011 07:33 Marta Fortunato (Nena News)

Richard Falk lancia un appello ad Israele perché prenda seri provvedimenti per la protezione dei bambini palestinesi della Cisgiordania: la salute, l’educazione e la sicurezza dei piccoli sono in grave pericolo a causa dell’occupazione israeliana.

I bambini palestinesi della Cisgiordania vanno protetti dalla violenza e dagli arresti delle autorità israeliane. Questo è quanto ha affermato Falk, ex-professore della New York University ed ex Relatore speciale per l’ONU sui diritti umani, in una dichiarazione diretta all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

Israele, secondo Richard, ha l’obbligo di prendere dei provvedimenti internazionali per i bimbi palestinesi poiché l’occupazione israeliana influenza negativamente la salute, l’educazione e la sicurezza dei minori. Sulla base dei dati forniti da Falk, nel 2011 il numero di bambini palestinesi vittima di violenze da parte dei coloni israeliani è in forte aumento rispetto ai dati del 2010: il numero di feriti, 178, nei primi nove mesi del 2011, supera già il numero registrato l’anno scorso.

 

Un altro dato preoccupante riguarda il numero di bambini arrestati dalle autorità israeliane: ben 164 minori palestinesi, accusati principalmente di aver lanciato sassi, rimangono sotto custodia israeliana e non è ancora chiaro se saranno tra i 550 prigionieri che verranno rilasciati nel corso dei prossimi due mesi, secondo l’accordo tra Hamas ed Israele.

 

“Come stabilito dalla Convenzione dei Diritti del bambino, la detenzione dei minori dovrebbe essere utilizzata solo come misura di ultima istanza e per il minor tempo possibile” ha dichiarato Jean Gough, la rappresentante speciale dell’UNICEF nei Territori Palestinesi Occupati. Sono 164 i minori ancora rinchiusi nella carceri israeliane, secondo i dati dell’Ong Defense for Children International (DCI) – Palestina, dati confermati anche dall’Israeli Prison Service: 35 sono di età compresa tra i 12 e i 15 anni, 129 hanno tra i 16 e i 17 anni. Meno della metà sono stati condannati, gli altri sono detenuti in attesa di processo.

 

“Da quando [mio figlio] è stato arrestato, non mi è stato permesso di vederlo o di parlare con lui”, ha raccontato Khloud Abu Haneeh ad IRIN, il servizio dell’ufficio dell’Onu per gli Affari Umanitari. Il figlio quattordicenne, Rami, è stato arrestato poco più di un mese fa con l’accusa di aver lanciato sassi.
Una storia simile a quella di Sabri Awad, 16 anni, di Beit Ummar (area di Hebron), arrestato tre settimane fa, al quale è stato impedito di incontrare la sua famiglia e il suo avvocato.

 

Nel corso degli ultimi 10 anni oltre 7000 minori sono stati arrestati dalle autorità israeliane e secondo i dati del DCI ogni anni circa 700 bambini palestinesi di età compresa tra i 12 e i 17 anni vengono condannati dalle corti militari israeliane dopo essere stati arrestati. Si tratta di un sistema separato di tribunali militari che si applica solo per i Territori Palestinesi Occupati.

 

Sono soggetti alla legislazione militare in vigore in Cisgiordania che non si conforma al diritto internazionale e alla legge che vige in Israele. Pertanto alcuni diritti riservati ai minori ed alcune protezioni speciali come quella di avere i genitori in aula durante l’interrogatorio o di trascorrere un periodo in carcere solo in mancanza di altre soluzioni, vengono spesso violate dalle autorità israeliane e non vengono fatte valere per i minori palestinesi. Nemmeno la creazione nel 2010 di un tribunale militare minorile ha cambiato la situazione della Cisgiordania, dove i minori continuano a subire lo stesso trattamento degli adulti.

 

Il DCI pone inoltre l’accento sulle tecniche utilizzate dall’esercito israeliano durante gli arresti: spesso target dei soldati sono malati, disabili o bambini. Torture, ispezioni e maltrattamenti fisici e psicologici sono all’ordine del giorno: nel 2010 il DCI ha documentato 90 casi di maltrattamento contro minori nelle carceri israeliane. Anche l’organizzazione israeliana B’tselem, in un recente rapporto sui bambini palestinesi,  ha descritto, attraverso l’intervista ai minori vittima di violenze, le modalità di cui le autorità israeliane si servono per arrestare e punire i minori.

 

“Erano le 2.30 di notte. I soldati israeliani sono entrati a casa nostra.” – M.S, 16 anni, ha raccontato a B’tselem – stavo dormendo e mia madre mi ha svegliato. Fui molto sorpreso nel vedere alcuni soldati dentro casa. Penso fossero cinque”.  Una volta arrestati molti minori non vengono interrogati subito, a volte possono trascorrere anche cinque giorni prima dell’interrogatorio. Nel frattempo sono costretti a subire maltrattamenti fisici e psicologici: viene loro impedito di dormire, mangiare o bere.
L’unica speranza è che i 164 bambini palestinesi, ancora nelle mani della autorità israeliane, vengano liberati nei prossimi mesi. Speranze in parte confermate dalle dichiarazioni del ministro degli esteri di Hamas, Ghazi Hamad: “Quasi 200 tra bambini e malati che sono tenuti prigionieri potrebbero essere parte della seconda ondata [di scarcerazioni]”.

 

 

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