Aspettando il giorno in cui…

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Martedì 15 Settembre 2015 07:34

Palestina/Israele

 P1090929

Questi sono i nostri vicini di casa, con i vicini è bello visitarsi a vicenda, andare a bere il tè da loro e a nostra volta offrirlo, perché con loro non possiamo? Ya Rabbi, Signore mio, noi vogliamo la pace, perché non possiamo essere in pace coi nostri vicini?

I. ha una memoria di 85 anni sulle sue curve spalle, con gli occhi piccoli e coperti da una sottile patina cerca il nostro sguardo e continua a urlare forte nella sua piccola cucina questa domanda.

La sua è una memoria di donna beduina, diventata stanziale con tutta la sua famiglia quando suo padre comprò per 100 cammelli questa grande collina e la valle che da essa scende, dando origine al villaggio di Umm al-Kheir. Da trent’anni però sulla collina si erge una colonia, Karmel, che per paura o coscienza sporca ha costruito una barriera tra le proprie case e le tende degli espropriati beduini.

Questa scena si ripete ogni mattina per alcuni giorni, noi siamo lì con lei, un po’ partecipi e un po’ spettatori, perché ogni notte condividiamo con lei e il villaggio la paura della forse imminente demolizione. Otto tra tende e baracche sono sotto ordine di immediata demolizione: immediata con i tempi dell’oppressore, che sia domani all’alba o tra un mese poco importa, per le menti di chi ci abita nasce il meccanismo per cui possa essere in ogni momento di ogni santa notte.

Anche stamattina I. si sveglia sorridendo al sole, perché tutti nel villaggio hanno ancora un riparo sopra la testa.

Anche stamattina il suo cruccio e fonte di avvilimento è il non poter condividere insieme ai vicini coloni una quotidianità di accoglienza fatta di tradizionali convenevoli, che emanano però profonda sincerità.

Si legge in I. la resistenza di chi non si sveglia pensando ai bulldozer che potranno venire domattina, ma a quanto sarà importante il giorno in cui i vicini berranno il tè dalle sue tazzine.

Renderebbero vincitrice e meno sola lei, e non più vinti dalla paura loro stessi.

Forse non esistono persone eccezionali, forse sono le circostanze che tali le fanno diventare, comunque sia tutt’ora non riesco a spiegarmi come ne incontri così tante in questa terra così difficile. Uomini che hanno deciso di pagare in prima persona per non diventare vittime, e vittime che hanno dimenticato l’odio per diventare salvatori di se stessi e dei loro carnefici.

J.

 

http://www.operazionecolomba.it/palestina-israele/2459-aspettando-il-giorno-in-cui.html

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