Assetati di giustizia: la Palestina a Bulciago

28 novembre 2011

Una sala accogliente − allestita con alberi di ulivo, foto di Vittorio Arrigoni e di bambine e bambini palestinesi, manifesti di iniziative e di dati, bandiere, kefie − e già strapiena di persone convenute da tutta l’Italia ha accolto i numerosi comaschi che si sono recati sabato 26 novembre a Bulciago (Lecco) per l’iniziativa Acqua e vite rubate da Gaza alla Valle del Giordano, ricordando Vittorio Arrigoni.   Don Nando Capovilla di Pax Christi (www.paxchristi.it) ha presentato la giornata − organizzata insieme all’Associazione per la Pace nell’ambito della Campagna Ponti e non muri Italia – Assetati di giustizia (assetatidigiustizia@gmail.com) in occasione della Giornata Onu per i diritti del popolo palestineseche si tiene in tutto il mondo martedì 29 novembre per chiedere all’Assemblea delle Nazioni Unite di riconoscere lo Stato Palestinese come 194° paese membro, dopo il recente riconoscimento da parte dell’Unesco, criticato duramente da Stati Uniti e Israele − e mostrato un video reportage dalla striscia di Gaza realizzato a settembre.

Dopo il saluto di un rappresentante dell’Ambasciata Palestinese in Italia riconoscente per quanto nel nostro paese si è fatto e si fa perla Palestinae per la dedizione con cui Vittorio Arrigoni ha amato il suo Paese e il suo popolo, Luisa Morgantini, già vicepresidente Parlamento europeo, ha aperto la mattinata dedicata a “L’acqua rubata nella Valle del Giordano”.

Nel suo intervento − Tra colonizzazione, furto della terra e dell’acqua: cos’è oggi la splendida Valle del Giordano? − Morgantini, oltre a fornire dati impressionanti sulla situazione in Cisgiordania (il 70% della popolazione della Valle del Giordano, 58mila abitanti, vive a Gerico; prima del ’67 e dopo la Nakba i residenti erano oltre 300mila; il 40% della popolazione è costituita da beduini seminomadi e pastori stanziali che non possono portare gli armenti a pascolare su un territorio colonizzato e minato; sono 30 le colonie israeliane insediate nella Valle del Giordano con oltre 9.300 coloni sostenuti dalle organizzazioni sioniste di tutto il mondo; in esse lavorano, supersfruttati, molti bambini palestinesi), ha sottolineato le responsabilità della comunità internazionale e dei governi nazionali europei, assai più preoccupati di non contrastare Israele e Stati Uniti che di affermare il diritto dei Palestinesi alla vita, alla terra all’acqua, alla libertà, all’autodeterminazione.

Cinzia Thomareizis del Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua è intervenuta su Una carovana contro il muro dell’acqua ha fornito dati relativi all’iniqua distribuzione delle risorse idriche nella regione. Solo l’11% del Giordano arriva nel Mar Morto le cui acque già ridotte di un quarto potrebbero esaurirsi tra quaranta anni. Il muro ha diviso i contadini dalle terre e dalle fonti d’acqua; le sue fondazioni hanno distrutto la rete idrica che non è stata ripristinata, Israele permette, invece, l’ingresso delle acque reflue dai Territori Occupati, di esse i palestinesi sono costretti a pagare la depurazione in maniera che poi possano tornare oltre il muro e servire per l’irrigazione dei campi all’interno delle colonie. È impossibile per i palestinesi scavare pozzi senza permesso e il 90% delle richieste presentate non viene accolto. I bacini in territorio palestinese sono quattro: tre in Cisgiordania e uno a Gaza ma i palestinesi sono costretti a condividere le proprie risorse con Israele. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono indispensabili per la sopravvivenza50 litri di acqua pro capite. Un palestinese ne consuma mediamente70 litri, ma il 10% della popolazione ne consuma meno di 30, con una drammatica situazione soprattutto a Gaza, dove il diritto umano universale all’acqua, sancito dall’Onu nel 2010, non è rispettato nel silenzio della comunità internazionale. Un abitante israeliano consuma300 litri di acqua al giorno, un colono arriva a 700.

Thomareizis ha quindi raccontato con precisione ed emozione l’esperienza alla quale ha partecipato dal 10 al 17 settembre 2011 quando la quinta Carovana mondiale dell’Acqua (promossa da Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, Cevi, Rete Radiè Resh, Pax Christi, Associazione Sant’Angelo Solidale, Cospe, Gvc, Forum Trentino perla Pacee i Diritti Umani, Assopace) ha percorso i Territori Occupati Palestinesi dalla Valle del Giordano a Tulkarem, da Jenin a Hebron accompagnata dai Comitati Popolari di Resistenza Nonviolenta palestinesi, per verificare le difficili condizioni di accesso all’acqua nella regione e le violazioni a cui le diverse comunità sono sottoposte, ribadendo l’impegno a testimoniare assunto con la donne e gli uomini palestinesi incontrati durante il viaggio. L’intervento si è concluso con la proiezione del video sulla Carovana realizzato da Paolo Rizzi.

Boicottare per r-esistere è stato il tema trattato da Stephany Westbrook attivista della Campagna Bds (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni).

Il Gruppo Giovani Jabbok ha presentato il Rapporto di B’tselem, un’organizzazione israeliana attiva per i diritti umani, sull’Espropriazione e lo sfruttamento delle risorse in Palestina.

Molti degli intervenuti al dibattito che ha chiuso la mattinata, sono stati dedicati alla violazione del diritto allo studio. La scuola intitolata a Vittorio Arrigoni e costruita con fango e paglia su Territori palestinesi occupati è stata demolita. Vento di Terra ha presentato la campagna di raccolta di firme, entro natale 2011 (www.scuoladigomme.org), per impedire la demolizione della scuola elementare realizzata nel 2009 e frequentata da olre cento bambine e bambini.

Sala piena anche di pomeriggio: non meno di 250 persone, sempre attente, sempre presenti.

La scaletta degli argomenti − Acqua dolce e acqua salata a Gaza − procede con la situazione di Gaza e, ovviamente, con i ricordi incrociati di Vittorio Arrigoni.

Maria Elena Delia (Vivere e sopravvivere sotto embargo. La solidarietà viene dal mare: i pescatori di Gaza ela Freedom Flotilla), del coordinamento italiano Freedom Flotilla, racconta le vicende della mancata partenza dalla Grecia delle navi che avrebbero voluto rompere l’assedio della striscia e che invece sono state bloccate in Grecia con una inedita (e veramente inquietante) forzatura del codice internazionale del mare, per cui delle navi pacifiche e cariche solo di aiuti umanitari e di pacifisti sono state considerate un pericolo “per la sicurezza nazionale” e quindi sostanzialmente sottoposte a regole da tempi di guerra. La vicenda impone un ripensamento dell’azione della Freedom Flotilla e un ulteriore sforzo di comunicazione per coinvolgere popolazioni e rappresentanti politici. Per il prossimo anno si è ventilata l’ipotesi di fare partire le navi da tutti i vari paesi europei affacciati sul Mediterraneo, in modo da responsabilizzare direttamente anche i vari governi e impedire loro di scaricare il lavoro sporco su una sola (ricattabile) nazione.

Marco Besana ha poi messo a fuoco le attività giornalistiche per rompere il silenzio su Gaza (La controinformazione di Vittorio. Quando l’occupazione punta al silenzio), e in questo contesto ha inquadrato l’azione fondamentale di Vittorio Arrigoni, che non pensava di essere un giornalista o un blogger, ma che invece si è “dovuto” trasformare in uno dei più straordinari e coinvolgenti corrispondenti da una zona di conflitto che la storia del giornalismo italiano ricordi in tempi recenti.

Giuditta Brattini (Una Striscia contaminata dalla terra all’acqua), di Gazzella onlus, ha dato conto di ricerche pionieristiche sulla contaminazione del territorio di Gaza a seguito delle varie aggressioni militari israeliane (e in particolare dell’operazione Piombo fuso). Durante queste incursioni l’esercito israeliano ha sempre fatto uso di armi tra le più distruttive (molte delle quali − per esempio quelle al fosforo bianco − espressamente vietate dalle convenzioni internazionali) che non solo hanno provocato morti e feriti, ma che hanno contaminato in modo gravissimo terra e acqua. Una serie di prelievi condotti nel 2006 e nel 2009 nell’area di crateri d’esplosione hanno messo in evidenza la presenza di metalli cancerogeni e provocatori di malformazioni genetiche come tungsteno, mercurio, molibdeno, cadmio, cobalto; nel marzo del 2010 altri prelievi hanno confermato la presenza di almeno 30 metalli cancerogeni. Non diversa è la situazione dell’acqua, già preoccupante per la sua scarsità: la popolazione della striscia di Gaza necessiterebbe di 170 milioni di metri cubi al giorno, ma ne ha a disposizione solo 55. L’analisi condotta nel luglio 2010 su 58 pozzi municipali (quindi in situazione più controllata rispetto ai molti pozzi “abusivi” scavati al di fuori di qualsiasi controllo) ha messo in luce la presenza di nitriti e nitrati in concentrazione 10 volte superiore ai limiti considerati tollerabili, e consistenti tracce di elementi metallici pericolosi come boro, alluminio, mercurio, piombo. Si calcola che per ripristinare una situazione tollerabile dell’approvvigionamento idrico a Gaza bisognerebbe investire una cifra calcolabile in 2/3 miliardi di dollari.

È stata poi la volta di Gilberto Pagani, avvocato della famiglia Arrigoni nel processo per il suo assassinio, che ha aggiornato il pubblico presente sulla situazione kafkiana del dibattimento, nel quale, nonostante si sia giunti alla sua sesta o settima udienza, non sono ancora stati presentati concreti elementi di prova né sono state rese pubbliche le confessioni dei responsabili. L’avvocato ha anche reso noto di essere stato contattato dalle famiglie degli accusati per sapere quale fosse il “prezzo” richiesto per evitare la pena di morte nei confronti dei loro parenti responsabili dell’uccisione di Vittorio Arrigoni: è ovvio che la famiglia Arrigoni farà di tutto per evitare una condanna capitale, senza chiedere nulla in cambio se non elementi di verità sulla tragica vicenda di Vittorio.

La serie di testimonianze e ricordi su Vik è tutta molto toccante. Emozionanti sono le parole di due palestinesi, giunti appositamente da Gaza per portare il loro racconto; fortissima è l’emozione alle parole della madre, Egidia Beretta Arrigoni, su Vittorio, uomo di terra e di mare. Di Gaza; intenso il ricordo letto a due voci da Fiorella Gazzetta e Filippo Bianchetti due medici di Varese entrati a Gaza nel marzo successivo a Piombo fuso; efficace anche Parole in dramma. L’orrore quotidiano nella denuncia di Vittorio il montaggio delle parole di Vik lette dagli amici con una minima ma significativa messa in scena. Il contributo (e l’incontro) si chiude sulle note di “Bella ciao” cantata in arabo da un gruppo palestinese. Una lezione di internazionalismo e contaminazione perfettamente in linea con tutta la giornata.

“Restiamo umani” sono le ultime parole, ma anche “restiamo in contatto” per non disperdere le forze e le conoscenze.

[Celeste Grossi, Fabio Cani – ecoinformazioni]

http://ecoinformazioni.wordpress.com/2011/11/28/assetati-di-giustizia-la-palestina-a-bulciago/

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