At-Tuwani: i Bambini Palestinesi devono aspettare l’esercito Israeliano….

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tratto da: Operazione Colomba Palestina

17 febbraio 2020  16:27

Uno zaino, qualche libro dentro e un portapenne, non dovrebbero essere molte le preoccupazioni di un bambino che si prepara per andare a scuola.

Quando attraversa la strada è la sua famiglia a guardare che non ci siano macchine che passano, quando prima del suono della campanella un bambino o una bambina cammina per raggiungere la Scuola non teme di ricevere violenza o di vedersi bloccata la strada, quando esce sa di poter ritornare dai propri genitori sano e salvo, o meglio nemmeno si pone il problema.

Non a At-Tuwani però, dove nulla è dato per scontato nemmeno il diritto all’istruzione dei più piccoli.

In questo piccolo villaggio del masafer yatta il tragitto per andare a scuola diventa una sfida a cui i bambini si sottopongono ogni giorno.

E mentre a pochi metri da loro nella colonia illegale di Ma’on un’altro bambino è libero correre per strada senza timore, al di là della fence i Bambini Palestinesi devono aspettare l’esercito Israeliano – spesso in ritardo – che li scorti per tornare a casa, aspettare gli attivisti che monitorino la situazione e sperare che nessun colono gli venga incontro durante il tragitto.

 

 

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1 commento

  1. E l’Esercito “più morale al mondo” tarderà, costantemente, costringendo gli studenti ed è il meno grave dei problemi, a disperdere ore di lezione o di studio, verificandosi il medesimo, ingiusto scenario quotidianamente anche sulla strada del ritorno. Un drappello di militari disinteressato, sprezzante, ostile che, senza la presenza dei volontari e coraggiosi “internazionali” ma, sovente, anche con, abilita vigliacche, infami, crudeli aggressioni compiute anche da minori ai danni di bambini inermi, talvolta sorridendo.
    Ho avuto occasione, da “visitatore”, di vivere questa amara, ma profonda ed indimenticabile esperienza ed i volti dei banditi invasati che lamentavano la legittimità del loro agire criminale in quanto quella terra gli apparteneva per volontà divina fanno parte dei recessi più orridi tra i miei ricordi. Nel contempo, gli occhi spauriti ma fieri, nell’espressione che soltanto un palestinese possiede, di quei bimbi faticosamente alla ricerca di una normalità che non gli deve appartenere, rappresentano l’immagine indelebile di quanto importante sia lottare al loro fianco perché possano vedere attuato il diritto a liberarsi dall’invasore.

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