Attaccata petroliera a Gedda, i ribelli yemeniti aumentano la pressione sui sauditi

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tratto da: http://nena-news.it/attaccata-petroliera-a-gedda-i-ribelli-yemeniti-aumentano-la-pressione-sui-sauditi/

L’esplosione causata da una imbarcazione-bomba ha fatto pochi danni e nessun ferito ma conferma che Riyadh non riesce ad avere ragione del movimento sciita suo avversario in Yemen

(Fonte: AA)

(Fonte: AA)

di Michele Giorgio – Il Manifesto

Roma, 15 dicembre 2020, Nena News – Non ci sono state rivendicazioni ma ben pochi dubitano del coinvolgimento dei ribelli yemeniti nel nuovo attacco contro Gedda, sul Mar Rosso. Ieri alle prime luci del giorno una petroliera, la Bw Rhine, battente bandiera di Singapore, ormeggiata nell’area di scarico del porto di Gedda, è stata attaccata da una imbarcazione carica di esplosivo, forse pilotata da comandi a distanza. Tutti e 22 i membri dell’equipaggio sono rimasti illesi.

L’esplosione non ha causato danni significativi, ha solo innescato un piccolo incendio subito domato dai mezzi di soccorso. Il porto però è rimasto chiuso per alcune ore e le autorità saudite hanno descritto l’accaduto come «un atto di terrorismo», in evidente riferimento al movimento Houthi, sostenuto dall’Iran, contro il quale Riyadh e i suoi alleati nel Golfo dal 2015 combattono una sanguinosa guerra in Yemen che ha fatto migliaia di vittime civili.

«Questi atti di terrorismo e vandalismo, diretti contro installazioni vitali, vanno oltre il regno e le sue strutture vitali, per la sicurezza e la stabilità delle forniture energetiche al mondo», ha avvertito l’agenzia di stampa statale Spa.

Il potente regno saudita si è scoperto negli ultimi due-tre anni vulnerabile prima ai lanci con missili balistici e poi agli attacchi via mare dei guerriglieri sciiti armati da Tehran. E Gedda è tra le città più esposte. Appena qualche giorno fa erano state colpite un’altra nave, la Mt Agrari, battente bandiera maltese, che aveva appena finito di scaricare al terminal di Shuqaiq, e una piattaforma galleggiante di scarico della stazione di prodotti petroliferi di Jazan.

Il gruppo sciita utilizza soprattutto le mine per colpire le navi. E i droni per obiettivi all’interno del territorio saudita. L’anno scorso ha rivendicato attacchi all’impianto di lavorazione del petrolio di Abqaiq della Aramco e al giacimento di Khurais che hanno temporaneamente messo fuori uso circa la metà della capacità di produzione di petrolio dell’Arabia Saudita facendo immediatamente salire il prezzo del greggio sul mercato internazionale.

Un attacco recente ha fatto preoccupare in modo particolare Riyadh e destato l’interesse degli analisti. È avvenuto il mese scorso quando i ribelli Houthi hanno centrato, con un missile da crociera Quds 2 sparato dallo Yemen, un grande serbatoio di carburante nell’impianto petrolifero della Aramco a Gedda dimostrando di poter colpire in profondità il paese.

I missili lanciati in risposta ai bombardamenti aerei sauditi in Yemen sono ormai una consuetudine ma si concentrano nella zona di confine, sul porto di Jizan sul Mar Rosso, dove c’è una grande raffineria in costruzione, e l’aeroporto di Abha. Gedda invece si trova a ben 700 km più a nord.

La cosa non è sfuggita anche agli israeliani. L’Iran, dicono, attraverso i ribelli yemeniti potrebbe tentare di colpire con un missile da crociera la città di Eilat, sempre sul Mar Rosso in risposta all’assassinio avvenuto fine novembre dello scienziato nucleare Mohsen Fakhrizadeh attribuito da Tehran al Mossad israeliano.

 

 

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