Attacco israeliano su Gaza 3-4 giugno 2012

un pezzo di missile

LUNEDÌ 4 GIUGNO 2012

Pubblicato da Rosa Schiano a 23:10

Nella notte del 3 giugno 2012 Israele ha condotto una serie di incursioni aeree colpendo diverse areee nella Striscia di Gaza. Verso le 2.00 del mattino, l’aviazione militare israeliana ha colpito:

una casa abitata nel campo profughi di Nuseirat, zona centrale della Striscia di Gaza. La casa è stata colpita da 4 missili. Sette persone sono rimaste ferite fra cui 4 bambini;

un’area disabitata ad ovest di Nuseirat, in questo caso il missile è rimasto inesploso;

un’area disabitata tra una moschea ed una casa, sempre in Nuseirat;

una fattoria in Khan Younis, a sud della Striscia di Gaza;

una fattoria in Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza;

un’abitazione disabitata in legno in Deir el Balah, nella zona centrale della Striscia di Gaza;

La notte seguente, il 4 giugno 2012, l’aviazione militare israeliana ha colpito nuovamente diverse aree nella Striscia di Gaza:

una fattoria che produce formaggi nell’area di Zaitoun, zona est di Gaza city;

una zona disabitata in El Kashif mountain, a nord di Gaza city.

Il 4 giugno, al mattino, mi sono recata in Nuseirat per visitare l’abitazione colpita.

L’abitazione è completamente distrutta nel cortile esterno. Due missili hanno lasciato due profondi fori sul terreno. All’interno dell’abitazione, due missili hanno bucato il soffitto della camera da letto, uno dei quali ne ha forato anche una parete. Macerie e vetri sono sparsi ovunque.

Un’altra abitazione vicina è stata fortemente danneggiata. Parte del soffitto è crollato su una culla dove dormiva una bambina di 3 mesi, Deema.

Video che ho girato sul posto:

Ibrahim Khalil Alfiqi, 23 anni, si trovava da solo nell’abitazione colpita dai quattro missili.

La casa distrutta era la casa dove avrebbe dovuto vivere con sua moglie. Tra un mese terranno la festa per il loro matrimonio. Ibrahim aveva preparato ogni cosa. La camera da letto era pronta.

Aveva messo un materasso in una stanza dell’abitazione dove stava dormendo ogni notte, accanto alla camera da letto. Verso le 2.00 del mattino, Ibrahim è stato svegliato da una fortissima esplosione. La porta della camera da letto è caduta sul suo corpo ed è stato colpito da frammenti del soffitto. Quando ha iniziato a muovere la porta per uscire fuori ha sentito un’altra esplosione. Ha cercato di aprire la porta esterna ma non ci è riuscito. Poi ha sentito un’altra esplosione. Ha spinto la porta con forza ed è scappato. E andato verso l’abitazione di suo fratello Mohammed, accanto alla sua, gli ha chiesto come stava. Ha visto il soffito dell’abitazione del fratello semicrollato. Deema, la bambina su cui è crollato parte del soffitto era ferita. Ibrahim aveva visto anche alcuni cugini feriti. Ibrahim aveva un’emorragia alla gamba. E’ stato trasportato in ambulanza in ospedale insieme alla piccola Deema. Deema, 3 mesi, è stata sottoposta a radiografia ed ha riportato diverse ferite da taglio a causa del soffitto crollato sul suo corpicino, ed un rigonfimaneto alla piccola testa dovuto all’impatto con le pale del soffitto. E’viva per miracolo.

Ibrahim ha riportato ferite da schegge di missile sulla gamba e contusione dovuta all’impatto della porta che gli è crollata addosso. Ibrahim successivamente ha voluto lasciare subito l’ospedale perché sua madre era molto preoccupata e credeva che la piccola fosse morta. “Sono scappato senza sapere che cosa fosse successo nella mia abitazione – racconta Ibrahim – poi al mio ritorno dall’ospedale ho visto che la stanza da letto era distrutta. Mi sono detto alhamdulilah, essendo sopravvissuto, ma guardando la stanza mi sono domandato come potrò ricostruirla di nuovo”. Ibrahim deve comprare di nuovo ogni cosa, deve comprare i vetri delle finestre, deve rimettere a posto il soffitto.  Ibrahim guadagna solo tra i 700 e gli 800 shekels al mese, non gli è possibile ora comprare ciò di cui l’abtazione ha bisogno.

Suo fratello Mohammed Khalil Alfiqi, 26 anni, dormiva nell’abitazione accanto con sua moglie e le due bambine, Deema, 3 mesi, e Leen, 3 anni.

“Erano circa le 2.00 del mattino – racconta Mohammed – stavamo dormendo. Improvvisamente abbiamo sentito un’esplosione vicino l’abitazione di mio fratello Ibrahim. Mio fratello lavora come meccanico, non lavora per nessun partito, è un civile. La festa per il suo matrimonio è fissata per il 6 luglio. Non ha molti soldi, si è indebitato per comprare ogni cosa per il suo appartamento.” Le esplosioni hanno danneggiato anche la casa di Mohammed. Sua figlia Deema, di tre mesi, stava dormendo nella culla quando parte del soffitto è crollato sul suo corpo. Sua moglie e la figlia più grande, Leen, hanno ricevuto soccorso medico sul posto. Deema è stata invece trasportata all’ Al-Aqsa hospital in Deir El Balah. Deema ha riportato ematoma al cranio, tagli alle braccia, allo stomaco, vicino un occhio ed ad una gamba. Mohammed guadagna circa 1700 shekels al mese, e paga gli studi universitari per la moglie, sostiene suo padre che non lavora e le sue sorelle che studiano all’università. La loro famiglia è originaria di Swafet.

In totale, le persone ferite durante questo attacco sono sette: Ibrahim Alfiqi, 23 anni; Deema Alfiqi, 3 mesi; Tareq Alfiqui, 23 anni; Mohammed Jebreel, 4 anni; Feras Jebreel, 5 anni; Hussien Jebreel, 16 anni; Wesam Jebreel, 3 anni. Gli utimi quattro elencati hanno riportato ferite da taglio provocate dai vetri e dalle macerie.

La famiglia di Mohammed mi invita ad accomodarmi nel cortile dell’abitazione di Ibrahim, fra le macerie.

Un suo parente chiede alla piccola Leen, 3 anni, “Chi ti ha svegliato questa mattina?”, “Una bomba”, risponde Leen.

Alcuni familiari mi invitano a rimanere per il pranzo… come se fosse un giorno normale.

Come se dei missili non avessero da poco distrutto una loro casa. Come se non ci trovassimo fra le macerie. Rimango ancora una volta sbalordita davanti alla forza di queste persone, e sono affascinata ed innamorata della loro accoglienza fra le macerie e dei loro occhi, che, nonostante tutto, mi sorridono.

un pezzo di missile
Mohammed con sua figlia Deema, alle spalle suo fratello Ibrahim

Il 4 giugno mi reco alla fattoria distrutta durante la notte da un bombardamento israeliano. La fattoria si trova in un centro abitato in area Zaytoun, zona est di Gaza city.

La fattoria è completamente distrutta. Il tetto, frantumato sul terreno, presenta ancora un enorme foro provocato dalla bomba lanciata da un caccia F-16. C’era un insopportabile odore acre di cloro misto a latte e formaggi. Uno dei proprietari della fattoria ci racconta che il bombardamento è avvenuto all’1.15 di notte. Non vi era nessuno all’interno della fattoria ma un passante è rimasto ferito. La fattoria produce latte e formaggi, ed è la quinta volta che viene bombardata. L’ultimo attacco è avvenuto un anno fa. Sei famiglie dipendono da questa fattoria, ogni famiglia è composta da otto persone. Una famiglia ha venduto la propria casa per poterla ricostruire ed attualmente vive in affitto presso un altra abitazione. “E’un nuovo distastro – racconta uno dei proprietari – non sappiamo come iniziare di nuovo”. Alcuni dei proprietari sono contrari al costruire nuovamente la fattoria, temendo venga distrutta ancora.

Alcune foto dopo il bombardamento.

il foro provocato dalla bomba sul tetto della fattoria completamente crollato
scatole per il formaggio sparse fra le macerie

Portavoce israeliani hanno comunicato di aver colpito obiettivi militari. Molti media internazionali hanno riportato le dichiarazioni dei portavoci israeliani. La verità è un’altra.

La verità è fatta di case civili ridotte in macerie, di soffitti crollati di notte, di famiglie ridotte in povertà, di occhi di bimbi spaventati, di feriti.

I Gazawi ricostruiranno la loro vita dalle macerie anche questa volta.

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