ATTIVISTI INTERNAZIONALI, AL CONFINE CON GAZA, BLOCCATI DA SOLDATI E COLONI

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21 dicembre 2018 | Report di Mariana, attivista dell’ISM

Venerdì 21 dicembre, eravamo in trenta attivisti ed abbiamo cercato di raggiungere la postazione al confine con Gaza per testimoniare la nostra solidarietà ai manifestanti gazawi, che reclamano il loro sacrosanto diritto a liberarsi dall’odioso embargo che sta rendendo impossibile la vita nella striscia. Il loro diritto fondamentale a tornare nelle loro terre, il loro diritto a Vivere!

Molti degli attivisti sono israeliani, alcuni vengono da B’tselem, altri dall’ISM, altri da Mesarvot – organizzazione che promuove l’obiezione di coscienza tra i giovani israeliani che rifiutano di prestare il servizio militare. Uno di loro è un “refuser”, e sa per certo che dovrà affrontare, periodi di prigionia come sta subendo il giovane Hilel Garni, che da luglio ha già scontato 87 giorni in  carcere e subito diversi arresti.

Arrivati al border, ci siamo incamminati velocemente verso l’altura per poter riuscire a vedere i manifestanti di Gaza, ma immediatamente sono stati sparati due “live ammunitions” (proiettili veri) in aria e ci siamo ritrovati circondati da un gran numero di soldati e da tre coloni che senza sosta ci hanno filmato e fotografato, commentando come in un reportage il nostro comportamento per loro criminoso: continuavano ad accusarci di essere di Hamas e di voler collaborare con dei terroristi.

Due colpi sono stati sparati in aria, e poi sono arrivati i soldati

Abbiamo esposto le bandiere, il grande striscione e le foto di alcune giovanissime vittime dei cecchini israeliani, come Ahmad Yasser Sabri Abu “Aabed”, 4 anni,  colpito venerdì 7 dicembre a est di  Khan Younis, nella zona a sud di Gaza. Gli hanno sparato all’occhio destro e all’addome e, pur operato d’urgenza, non è sopravvissuto alle tremende ferite.

I soldati hanno cercato di strappare dalle nostre mani bandiere e striscione e i coloni di strappare e gettare le foto i volti dei bambini uccisi.

Due coloni filmano gli attivisti per tutto il tempo

Un’attivista ha fatto resistenza passiva e alla fine, nonostante ci sia stato impedito di raggiungere la postazione, siamo riusciti a stabilire un collegamento telefonico: un’attivista dell’ISM ha parlato con la madre della giovane infermiera Razan Al Najjar, colpita alla schiena da un cecchino israeliano nel giugno 2018, mentre soccorreva un ferito.

I coloni cercavano di impedire la telefonata, ma N. è riuscita a raccogliere e poi a trasmetterci le parole di questa madre che è ora in prima linea per la difesa dei diritti umani dei palestinesi, e che ci ha ringraziato per la nostra solidarietà invitandoci a continuare il boicottaggio di Israele in tutte le sue forme possibili.

La manifestazione si è conclusa anticipatamente a causa dell’attacco dell’esercito e dei coloni. Noi attivisti ci siamo riuniti a discutere lo svolgimento dei fatti e, grazie ad una delle attiviste, è emerso che l’attacco immediato dei soldati e coloni è avvenuto perché nel nostro gruppo vi era un infiltrato che ha avvisato del nostro arrivo.

Abbiamo evidenziato i punti deboli dell’azione e soprattutto l’assoluta determinazione a ripeterla appena possibile, con maggiore coordinamento e preparazione. Never give up!

Confronto con i soldati

In primo piano, l’infiltrato che ha avvisato i coloni ed i soldati dell’arrivo degli attivisti

Una delle torrette al confine con Gaza

 

 

Attivisti internazionali al confine con Gaza bloccati da soldati e coloni

Attivisti internazionali al confine con Gaza bloccati da soldati e coloni

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