Aya Al Ghazza: CIASCUNO DI NOI PUO’ ESSERE LA PROSSIMA VITTIMA A GAZA

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tratto da: FRAMMENTI VOCALI IN MO

Palestinians inspect the damaged house destroyed in an Israeli air strike in Khan Younis in the southern Gaza Strip on November 14, 2019. (Photo: Ashraf Amra/APA Images)

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Any of us can be the next victim in Gaza – Mondoweiss

Aya Al Ghazzawi writes from Gaza where she has spent the last few days sealed up in her home amid Israeli airstrikes.

Sintesi personale 

Lunedì sera mi sono detta che dovevo andare a letto presto per alzarmi il giorno e andare al lavoro come al solito. Ho messo la sveglia alle 5:00. Tuttavia, non è stata la sveglia a svegliarmi. È stato un attacco aereo israeliano contro la casa del comandante della Jihad islamica Bahaa Abu al-Ata alle 4:00 del mattino, uccidendo lui e sua moglie Asmaa.

L’assassinio è arrivato in  totale violazione della tregua concordata tra Gaza e Israele non molto tempo fa. Un altro cessate il fuoco è stato messo in atto giovedì. Negli ultimi due giorni, in una serie di attacchi aerei, Israele ha ucciso 34 palestinesi, tra questi un’intera famiglia di otto persone, tre donne e sei bambini e ferito almeno altri 111 palestinesi.

I palestinesi hanno sparato 450 missili contro Israele, nessun israeliano è stato ucciso. Da quando è iniziato l’assalto, ho ascoltato la radio e seguito le notizie sui social media. Non possiamo guardare la televisione a causa dei frequenti blackout, qualcosa di cui abbiamo sofferto negli ultimi 13 anni.

Vedere i conteggi delle vittime mi angoscia, perché penso che i numeri ci disumanizzino. Non siamo semplici statistiche. Siamo esseri umani con storie, ricordi e sogni non raccontati.

La mia sorellina Raghad ha 7 anni, mi chiede perché non sta andando a scuola e perché sobbalziamo ogni volta che sentiamo quel suono (intende le esplosioni). È molto difficile per me spiegarle che le lezioni sono state sospese a causa della situazione provocata da Israele per coprire il suo stallo politico.

È difficile per me dirle che siamo uccisi e ignorati perché siamo palestinesi non nati da madri ebree. Pertanto, non siamo degni della vita. Eppure ho fatto del mio meglio per distrarla e mantenerla calma. Ma come posso confortarla quando io stessa  ricordo ancora le tre aggressioni israeliane vissute in meno di un decennio? Come posso dimenticare le migliaia di morti  che questi assalti hanno provocato, tra questi mio cugino? Come posso assicurarle che tutto andrà bene quando so che qualcuno di noi può essere il prossimo obiettivo di un attacco israeliano?

Una donna palestinese raccoglie oggetti da una casa distrutta in un attacco aereo israeliano a Khan Younis nella striscia meridionale di Gaza il 14 novembre 2019. (Foto: Ashraf Amra / APA Images)

Una donna palestinese raccoglie oggetti da una casa distrutta in un attacco aereo israeliano a Khan Younis nella striscia meridionale di Gaza il 14 novembre 2019. (Foto: Ashraf Amra / APA Images)

Gaza  è sempre stata un campo di prova per le armi israeliane. Due milioni di residenti a Gaza sono intrappolati in 360 chilometri quadrati e sotto la pioggia di bombardamenti. I due terzi della popolazione di Gaza sono rifugiati o l’80% fa affidamento sugli aiuti internazionali. Quasi 300.000 bambini hanno urgente bisogno di supporto psicologico. Secondo me tutti noi qui abbiamo un urgente bisogno di psicoterapia. Ora non abbiamo più  elettricità né acqua, aumentando gli oneri per la nostra miseria.

Israele odia Gaza perché Gaza rifiuta di essere un cimitero collettivo. Perché i residenti di Gaza si rifiutano di morire in silenzio. Perché amiamo la vita. Israele non riesce a ingabbiarci. Vediamo che cosa sta accadendo  e  dovremmo accettare la morte  e il genocidio con un sorriso da un orecchio all’altro.

Per quanto riguarda la comunità internazionale, abbiamo rinunciato ad aspettarci del bene dai rappresentanti ufficiali. Nella sua dichiarazione il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, ha affermato di essere “molto preoccupato per l’attuale e grave escalation tra la Jihad islamica palestinese e Israele” e che “il lancio indiscriminato di razzi e mortai contro i centri abitati è assolutamente inaccettabile e deve fermarsi immediatamente.” Le sue parole riflettono una falsa equivalenza tra il colonizzato e il colonizzatore, l’occupato e l’occupante, l’oppresso e l’oppressore.

Quindi, ciò su cui noi puntiamo davvero è la società civile e la mobilitazione di massa per mostrare solidarietà al popolo palestinese ed esercitare pressioni sui governi affinché smettano di armare Israele e appoggino il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, noto come BDS, fino a quando Israele non porrà fine alle sue violazioni  conformandosi  al diritto internazionale.

Tutto ciò ci porta alla domanda sempre posta: di chi è la colpa? Di chi è la colpa per aver giustiziato, mutilato i nostri giovani, terrorizzato i nostri figli privandoci di una vita pacifica? Di chi è la colpa per averci tenuto in uno stato costante di paura, paura per noi stessi e paura per i nostri cari? Per averci rinchiusi nella più grande prigione a cielo aperto sulla terra: la Striscia di Gaza?

Sto ancora pensando a ciò che dirò ai miei studenti quando, si spera, torneranno alla normalità. Ad essere sincera, vorrei che tutto ciò fosse un incubo  così da potermi svegliare  domani alle 5:00 del mattino dopo il suono della sveglia del mio telefono. Se ciò potesse accadere.

 

 

Aya Al Ghazza: CIASCUNO DI NOI PUO’ ESSERE LA PROSSIMA VITTIMA A GAZA

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