Bambini palestinesi scrivono alle Nazioni Unite supplicando per la restituzione di un pallone da calcio

lunedì 6 gennaio 2014

UN CALCIO TROPPO FORTE E IL PALLONE FINISCE AL DI LA’ DEL MURO. I BAMBINI PALESTINESI SCRIVONO ALL’ONU: “PER FAVORE, FATECELO RESTITUIRE”

Bambini palestinesi scrivono alle Nazioni Unite supplicando per la restituzione di un pallone da calcio
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Pubblicato Sabato 2014/04/01 (aggiornato) 2014/05/01 22:38

BETLEMME (Ma’an) – Un gruppo di bambini in un villaggio palestinese a sud di Tulkarem hanno fatto il passo senza precedenti di scrivere una lettera direttamente alle Nazioni Unite, in un coraggioso tentativo di riconquistare il loro pallone da calcio sequestrato da parte delle autorità di occupazione israeliane.

Ii bambini nel villaggio di Kafr Sur hanno inviato la lettera al Segretario Generale Ban Ki-Moon attraverso i social media, chiedendogli di intervenire dopo che la palla era caduta nelle terre confiscate dalle autorità israeliane per costruire la barriera di separazione attraverso il loro villaggio.

La campagna è iniziata dopo che un giovane locale di nome Amir stava giocando a calcio nel paese e ha preso a calci la palla mandandola troppo lontano, portandola in una zona del villaggio sotto il controllo militare israeliano e al di là del filo spinato, secondo il capo del Comune Imad Zibda.

Il gruppo di bambini ha parlato a Ma’an sabato , spiegando che l’occupazione israeliana interferiva sui loro diritti non permettendo loro di recuperare il pallone, che era scomparso dietro il filo spinato della barriera di separazione. Hanno sottolineato che hanno il diritto di giocare nelle loro terre senza alcuna restrizione. Hanno espresso il loro timore che la palla non sarebbe mai stata restituita perché era caduta dall’altra parte del filo spinato. Temevano che tutte le terre che erano state confiscate dal villaggio avrebbero subito un destino simile, hanno aggiunto.

Il capo del Comune Zibda ha detto che Israele dice al mondo che il muro è necessario per proteggere la sua sicurezza, ma che la realtà è che Israele si propone di confiscare quantità crescenti di terre palestinesi al fine di ampliare le aree disponibili per gli insediamenti ebraici.

L’insediamento israeliano di Salit si estende direttamente ad ovest del paese, sulle terre confiscate dalla gente del posto. Israele ha iniziato la costruzione del muro di separazione nel 2002, e ha regolarmente confiscato grandi appezzamenti di terra palestinese al fine di costruire il muro. Quando la barriera di 435 miglia sarà completa, l’85 per cento sarà stato costruito all’interno della Cisgiordania occupata.

Nel 2004 la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che il muro di separazione era illegale e “equivale all’annessione.” Più di 500.000 coloni israeliani vivono in insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, in violazione del diritto internazionale. I territori palestinesi riconosciuti a livello internazionale di cui la Cisgiordania e Gerusalemme Est costituiscono una parte sono stati occupati dai militari israeliani dal 1967.

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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ARTICOLO ORIGINALE

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=662622

 Palestinian children write to UN pleading for return of soccer ball

Published Saturday 04/01/2014 (updated) 05/01/2014 22:38

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(MaanImages)

BETHLEHEM (Ma’an) — A group of children in a Palestinian village south of Tulkarem have taken the unprecedented step of writing a letter directly to the United Nations in a bold attempt to win back their soccer ball from Israeli occupation authorities.

The children in the village of Kafr Sur sent the letter to Secretary General Ban Ki-Moon via social media, asking him to intervene after the ball fell into lands confiscated by Israeli authorities to build the separation barrier through their village.

The campaign began after a local youth named Amir was playing soccer in the village and kicked the ball too far, hitting it into an area in the village under Israeli military control and beyond barbed wire, according to municipality head Imad Zibda.

The group of children spoke to Ma’an on Saturday, explaining that the Israeli occupation had impinged on their rights by not allowing them to retrieve their ball, which had disappeared behind the barbed wire of the separation barrier.

They stressed that they have the right to play in their own lands without any restrictions. They expressed their fear that the ball would never be returned because it had fallen on the other side of the barbed wire.

They feared that all of the lands that had been confiscated from the village would suffer a similar fate, they added.

 

Municipality head Zibda said that Israel tells the world that the wall is necessary to protect its security, but that the reality is that Israel aims to confiscate increasing amounts of Palestinian in order to expand the areas available to Jewish settlements.

The Israeli settlement of Salit sits directly to the west of the village on land confiscated from locals.

Israel began building the separation wall in 2002, and has regularly confiscated large plots of Palestinian land in order to build the wall.

When the 435-mile barrier is complete, 85 percent of it will have been built inside the occupied West Bank.

In 2004 the International Court of Justice ruled that the separation wall was illegal and “tantamount to annexation.”

More than 500,000 Israeli settlers live in settlements across the West Bank and East Jerusalem, in contravention of international law.

The internationally recognized Palestinian territories of which the West Bank and East Jerusalem form a part have been occupied by the Israeli military since 1967.

 

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