Bar Lev approva la provocatoria “Marcia delle bandiere” che transita per Bab al-Amud

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Articolo originariamente pubblicato su Arab48

Bilal Daher

Con una mossa finalizzata a una deliberata escalation dell’occupazione israeliana a Gerusalemme, il ministro della Sicurezza interna, Omer Bar Lev, e l’ispettore generale della polizia, Yaakov Shabtai, hanno deciso di approvare il passaggio della “marcia delle bandiere”, organizzata dai coloni , alla fine di questo mese, a Bab al-Amud e nel quartiere islamico della città vecchia di Gerusalemme.

 I media israeliani hanno riferito oggi, mercoledì 18 maggio, che Bar Lev e Shabtai, così come il capo della polizia nell’area di Gerusalemme, Doron Turjuman, hanno concordato già ieri il tragitto della marcia provocatoria  che passerà attraverso il quartiere musulmano.

Secondo il piano di occupazione, la provocatoria marcia raggiungerà la porta di Bab al-Amud, che invece sarà chiusa ai palestinesi come altre aree di Gerusalemme, in cui i coloni potranno eseguire i loro canti e balli.

La marcia entrerà da Bab al-Amud ad al-Wad Road, che è la strada principale del mercato di Gerusalemme, passerà attraverso il quartiere islamico e poi fino al cortile del muro di Al-Buraq.

Dopo l’approvazione delle autorità di occupazione sul tragitto provocatorio della marcia, si prevede che la polizia di occupazione imporrà restrizioni ai gerosolimitani nella Città Vecchia.

Da parte sua, il Ministero degli Affari Esteri palestinese ha condannato la decisione dell’occupazione, e ha affermato in una dichiarazione rilasciata questa sera, che “La decisione israeliana è provocatoria e aggressiva, è parte integrante della guerra aperta di occupazione contro Gerusalemme, contro i suoi cittadini e suoi luoghi santi.  Questa marcia è l’allargamento delle continue campagne di escalation israeliane che minacciano di trascinare l’area verso un conflitto cruento” Questa marcia rientra anche nel quadro delle strategie dei processi di giudaizzazione di Gerusalemme per perpetuarne l’annessione e di tentare di abolire ogni aspetto della presenza palestinese al suo interno. Questa marcia è una palese sfida alle posizioni di quei paesi che condannano la politica di occupazione a Gerusalemme, oltre a causare violazioni, provocazioni, crimini e un deliberato sabotaggio degli sforzi per fermare l’ escalation e calmare la situazione.

Il ministero ha affermato che “questa decisione ufficializza la volontà israeliana di aderire alle operazioni di occupazione, insediamento ed ebraizzazione, nonché la persistenza israeliana di ribellarsi al diritto internazionale, alle risoluzioni delle Nazioni Unite e alla volontà internazionale di pace, e dimostra ancora una volta che la potenza occupante ha scelto di intensificare la sua aggressione contro il nostro popolo e sta aumentando il ciclo della violenza come alternativa alle soluzioni politiche del conflitto.” Con l’obiettivo di raggiungere i suoi obiettivi inasprendo il conflitto con il potere dell’occupazione lontano dal tavolo delle trattative, attraverso le peggiori forme di razzismo, odio e ostilità alla pace, ha scelto con la sua prepotenza la guerra di religione per nascondere la natura politica del conflitto.

Il ministero degli Affari esteri ha ritenuto il governo israeliano “direttamente responsabile di questa decisione di inasprimento”, avvertendo dei “rischi che comporta per l’intera situazione”. Ha invitato la comunità internazionale e l’amministrazione statunitense a “intervenire rapidamente per fermare l’aggressione israeliana in corso contro il nostro popolo in generale, e Gerusalemme, i suoi cittadini e i suoi luoghi sacri in particolare, invitandola a fermare la politica dei doppi standard e a tradurre le sue parole in azioni capaci di proteggere Gerusalemme e i gerosolimitani.

Il ministero degli Esteri ha sottolineato che “l’oppressione, l’arroganza e l’aggressione dell’occupazione israeliana non stabiliranno un diritto all’occupazione di Gerusalemme e non daranno alcuna legittimità ai cambiamenti coloniali che essa impone alla sua realtà.  Non riusciranno a infrangere la volontà  e la fermezza dei civili indifesi di Gerusalemme, e Gerusalemme resisterà all’ebraizzazione e all’annessione”.

La marcia si svolge ogni anno in quello che Israele chiama “Jerusalem Day”, l’anniversario dell’occupazione della città nel 1967 che quest’anno cade il 29 maggio.

È bene ricordare che la “marcia delle bandiere” organizzata dai coloni con l’approvazione delle autorità di occupazione a Gerusalemme, nel maggio dello scorso anno, ha portato all’aggressione contro Gaza, dopo il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso l’area di Gerusalemme.

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