Barkan, sfruttamento e danni ambientali

TUESDAY, 13 MARCH 2012 08:18 SERGIO YAHNI (ALTERNATIVE INFORMATION CENTER)

Il Comune di Salfit e la Al Quds Open University hanno organizzato martedì 6 marzo una conferenza sull’impatto dei rischi ambientali creati dalle colonie presenti nel distretto.

Parlando alla conferenza, il capo dell’Ufficio del Ministero della Salute a Salfit, Jamil Daraghma, ha spiegato che la situazione è diventata “intollerabile” per le comunità colpite dagli scarichi delle fogne delle colone. Nell’area sono diversi i casi di colera finora registrati.

Il governatore Isam Abu Bakr di Salfit ha aggiunto che i rifiuti prodotti dalle fabbriche situate all’interno della zona industriale di Barkan, colonia industriale vicino Ariel, stanno minacciando la produzione agricola dell’area. Ha inoltre sottolineato che le undici discariche che circondano Salfit sono divenute la principale causa di cancro nella regione.

Acqua inquinata e emissioni industriali rilasciati dalle industrie del distretto di Salfit sono considerate una minaccia per i residenti, gli animali selvatici e l’ambiente a causa dell’elevato contenuto tossico. Uno studio compiuto da “Friends of the Earth Middle East” (FOEME) dimostra che la prima traccia di inquinamento dovuto alla zona industrial di Barkan raggiungerà le falde acquifere entro 15 anni. Secondo la ricerca, entro 30 anni tracce di inquinamento arriveranno ai pozzi dell’area di Yarkon.

Il Parco Industriale di Barkan è una colonia israeliana a Nord della Cisgiordania, a circa 25 km a Est di Tel Aviv e ad 8 km a Ovest di Salfit. È parte del blocco di colonie di Ariel. Fondato nel 1982, il parco è la più grande zona industriale della Cisgiordania e il secondo di Israele. Attualmente ospita circa 120 aziende e industrie di manifattura (plastica, metallo, cibo, tessile). Sono circa 6mila i lavoratori impiegati nel parco, di cui circa il 40% palestinesi e il resto israeliani per lo più impiegati nei settori amministrativi e manageriali.

Compagnie internazionali, la maggior parte provenienti dall’Unione Europea, ma anche dagli Stati Uniti, hanno investito a Barkan. Le compagnie sono attratte ad investire nella regione per la mancanza di regolamenti sul rispetto dell’ambiente e la tutela del lavoro, perché zone della Cisgiordania sotto controllo israeliano (Area C). Lo Stato di Israele sta da tempo incoraggiando investimenti sia nazionali che internazionali nei Territori Occupati offrendo una vasta gamma di incentivi e benefici. Il parco industriale è stato definito “zona di sviluppo” dal Ministero dell’Industria, del Commercio e del Lavoro, che riconosce generosi incentivi in applicazione della legge israeliana per l’Incoraggiamento degli Investimenti di Capitale.

Inoltre, il costo della manodopera palestinese è basso se confrontato con quello della forza lavoro israeliana. Come spiega Kav LaOved (Workers’s Hotline), organizzazione impegnata della tutela dei diritti dei lavoratori più svantaggiati impiegati sia in Israele che nei Territori Occupati, secondo una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia, le leggi israeliane sul lavoro vanno applicate anche ai palestinesi impiegati nelle colonie israeliane. Tuttavia, secondo una ricerca della stessa organizzazione su 26 fabbriche nel Parco Industriale di Barkan, solo il 27% delle industrie accorda loro il salario minimo e lo paga ogni mese. Allo stesso tempo, il 34% delle fabbriche in questione paga un salario al di sotto di quello minimo di legge e solo una minoranza rispetta i regolamenti su salute e sicurezza. Le condizioni di lavoro nella maggior parte delle industrie di Barkan sono pericolose e danneggiano i lavoratori, ponendoli nel rischio di subire incidenti e di contrarre malattie.

Tradotto in italiano da Emma Mancini (Alternative Information Center)

http://www.alternativenews.org/italiano/index.php/topics/economy-of-the-occupation/3465-zona-industriale-barkan-condizioni-di-lavoro-e-danni-allambiente

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