Battir è salva: la Corte Suprema israeliana dice no al muro

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06 gen 2015

La decisione mette fine a una battaglia iniziata otto anni fa dagli abitanti del villaggio patrimonio UNESCO minacciati dal tracciato della barriera israeliana. Ma è una vittoria momentanea, perché in futuro la Corte potrebbe riaprire il caso.

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Battir e i suoi terrazzamenti millenari (Foto: Nena News)

della redazione

Roma, 6 gennaio 2015, Nena News –  La Corte Suprema israeliana ha emesso la sua sentenza definitiva: la sezione del muro di separazione tra Israele e Territori palestinesi occupati che avrebbe dovuto passare per il villaggio palestinese di Battir, poco a sud di Gerusalemme, non verrà costruita. La decisione è stata annunciata domenica scorsa e mette fine a una battaglia iniziata otto anni fa, dopo che nel 2006 l’autorità militare israeliana aveva spiccato un ordine di requisizione delle terre dell’antico insediamento – noto per i suoi terrazzamenti di epoca romana – per far posto al tracciato della barriera di separazione iniziata nel 2002.

Una prima vittoria per gli abitanti della valle di Cremisan, di cui Battir fa parte, era stata sancita nel giugno scorso: l’UNESCO, cui la Palestina aveva aderito  nel 2011 dopo il primo fallimento di riconoscimento come stato non-membro al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, aveva dichiarato Battir patrimonio mondiale dell’umanità per il suo sistema di terrazzamenti e canalizzazione che risale a 2.500 anni fa. Una nomina d’urgenza, con undici membri a favore, tre contro e sette astenuti in vista della “costruzione di un muro di separazione che isolerà i contadini dai campi sono coltivati ​​da secoli”, con le valli terrazzate che rischiano “danni irreversibili” lì dove sarà costruita la barriera.

Nel caso in cui la costruzione del muro fosse stata autorizzata, Israele avrebbe violato la legge internazionale, distruggendo una zona naturalistica ad alta sensibilità e danneggiando il sistema di irrigazione di cui il villaggio si avvale da molti secoli. Inoltre, il muro avrebbe impedito ai residenti di accedere a circa 750 acri di terre che sarebbero finite dalla parte israeliana del muro, come già era successo con un terzo del villaggio dopo l’occupazione del 1967, quando Israele si era annessa una parte cospicua di territorio palestinese ben oltre il tracciato della Linea Verde.

“Il trionfo di Battir – ha dichiarato Akram Badir, presidente del consiglio locale – è una vittoria per tutta la Palestina”, vittoria meritata dagli abitanti che, come spiega Badir, “hanno lavorato senza sosta per proteggere il proprio territorio”. “Per apportare qualsiasi cambiamento alla decisione – ha aggiunto Badir – le forze di occupazione israeliane dovranno avviare un nuovo iter giuridico che durerà diversi anni”. Ma non è detto che, come ha spiegato al portale Alternative News Hassan Muamer, ex membro dell’Ecomuseo del Territorio di Battir, la decisione non sia irreversibile: “Questa – spiega Muamer – è una vittoria momentanea. Ci darà del tempo in più, ma sappiamo che tra tre o quattro anni la Corte o le forze di occupazione potrebbero decidere di riaprire il caso”.

Una vittoria momentanea che darà però un po’ di respiro agli abitanti di Battir e a tutti quelli della valle di Cremisan che lottano contro l’avanzata del muro e l’esproprio delle terre. “La sentenza – conclude Muamer – saprà sicuramente dare sostegno agli altri villaggi della zona, soprattutto quelli attualmente in lotta contro l’invasione di Israele come Hassan, Wadi Fukin e al-Walajeh”. Nena News

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