Battir, il muro di separazione non si farà

giovedì 25 ottobre 2012 09:18

 L’Alta Corta Israeliana vieta i lavori per la costruzione del muro di separazione nel villaggio palestinese di Battir (area di Betlemme) accogliendo la petizione dei residenti.

di Marta Fortunato

Betlemme, 25 ottobre 2012, Nena News – Una piccola vittoria per gli abitanti di Battir, dopo anni di resistenza e lotta, anche burocratica. Martedì 23 ottobre i residenti di questo piccolo villaggio a sud di Betlemme, hanno ricevuto la notizia che attendevano da tempo: l’Alta Corte di Giustizia ha emesso un’ingiunzione contro la costruzione del muro di separazione nel villaggio.

“Avevamo presentato una petizione alla corte per opporci alla costruzione del muro” ha spiegato a Nena News Hassan Muammar, giovane ingegnere del villaggio che lavora per il Battir Landscape Ecomuseum – “Non è solo una questione di terra. Si tratta di preservare l’eredità culturale di Battir: erigere un muro in quest’area significa spezzare la continuità del paesaggio e della natura e minacciare le antiche terrazze agricole del villaggio”.

Il piano proposto da Israele è di costruire la barriera sulle terre di questo magico villaggio che sorge a pochi chilometri a sud di Gerusalemme, sulla storica linea ferroviaria Gerusalemme – Jaffa. Una barriera che, se costruita, priverebbe i 5000 residenti di circa 3000 dunum (1 dunum = 1000 metri quadrati) di terre agricole, equivalente ad un terzo dell’area totale del villaggio. “Per noi la terra è il principale mezzo di sostentamento: senza i nostri olivi ed i frutteti, la vita di Battir sarebbe in pericolo” ha continuato Hasan.

“Secondo il piano israeliano, le terre del villaggio rimarrebbero al di là della barriera e questo porterebbe ad un drastico cambiamento dello status quo nell’area e costituirebbe una breccia dell’accordo internazionale preso tra le parti” ha scritto l’avvocato Kais Nasser, nella petizione. L’accordo di cui parla Nasser è il patto separato con Israele che il capo del villaggio Hasa Mustafa era riuscito ad ottenere nel 1948. “Mustafa aveva messo delle candele nel villaggio per far credere che Battir fosse ancora abitata mentre invece i residenti si erano nascosti in alcune grotte nella valle” ha raccontato Hassan – in questo modo l’esercito non è entrato nel villaggio e Mustafa è riuscito ad ottenere un accordo con il comandante delle forze israeliane Moshe Dayan”. I residenti hanno così mantenuto accesso alle loro coltivazioni in cambio della manutenzione della linea ferroviaria.

Alla petizione si sono unite anche alcune organizzazioni ambientali contrarie ai gravi danni ambientali che provocherebbe la costruzione della barriera. Inoltre, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz, anche l’Autorità Israeliana per la Natura e i Parchi, inizialmente favorevole al muro, ha in seguito cambiato idea e si è unita alla petizione. La richiesta presentata è quella di cambiare il percorso del muro in modo da non spezzare la continuità delle terre di Battir. In pratica, si tratterebbe del primo caso in cui la barriera viene costruita sul lato israeliano della Linea Verde. Il Ministero della Difesa Israeliano sostiene che l’attuale tracciato della barriera è necessario per proteggere la ferrovia. “Battir è l’ultima apertura rimasta per accedere alla città di Gerusalemme” ha dichiarato il ministro della difesa – la barriera serve chiari motivi di sicurezza, per impedire ai terroristi di entrare liberamente nella città”.

Di parere diverso l’Alta Corte Israeliana che, dopo aver ricevuto la petizione degli abitanti di Battir, ha deciso di bloccare i lavori di costruzione del muro. Nena News

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