Beduini a rischio nella zona E1

Scritto da Associazione  Domenica 09 Dicembre 2012 12:16

Haaretz.com
05.12.2012
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/bedouin-face-displacement-in-west-bank-corridor-regardless-of-israel-s-constructions-plans.premium-1.482595

 

Indipendentemente dai piani di costruzioni di Israele, nel corridoio della West Bank i beduini sono a rischio di sgombero. 

Che i piani per costruzioni nella zona E1 recentemente approvati si materializzino o no, Israele ha intenzione di ricollocare la popolazione beduina locale – contro la sua volontà. 

di Amira Hass  

Ma anche se Israele continua a mantenere congelato il piano di sviluppo dell’area, nota come E1, queste dieci comunità insieme a circa altre dieci che vivono in tale zona – approssimativamente 2.300 persone – sono esposte a una ricollocazione. Israele ha intenzione di traslocare in insediamenti permanenti e contro la loro volontà le comunità beduine che vivono nella West Bank, a partire dai dintorni di Gerusalemme.

Nel mese di ottobre di quest’anno, lo stato ha comunicato alla Corte Suprema di avere l’intenzione di completare entro un anno questo processo di reinsediamento nella periferia di Gerusalemme, compresa la zona E1. Membri della tribù dei Jiahalin, che sono residenti a Khan al-Ahmar, hanno riferito martedì ad Ha’aretz di essere stati informati dall’Amministrazione Civile della sua intenzione di trasferirli in un villaggio già esistente nei pressi di Jericho che, secondo loro, è centro di raccolta di palestinesi provenienti da tutte le parti della West Bank.

Martedì, un membro del Consiglio locale beduino ha riferito ad Haaretz che dieci comunità palestinesi beduine che vivono nel corridoio della West Bank che collega Ma’ale Adumim e Gerusalemme sono preoccupate che, se si materializzassero i piani recentemente approvati per costruzioni nella zona, essi sarebbero i primi ad essere danneggiati dal provvedimento.

“Siamo contrari a spostarci lì. Se non possiamo ritornare nel Negev, allora ci dovrebbe essere permesso di rimanere nei luoghi ove abbiamo vissuto per decenni. Il posto che ci è stato destinato è già occupato da altre persone. L’Amministrazione Civile ci ha detto che i residenti vivono lì illegalmente e che le loro case (a due piani) verranno demolite. Non siamo del parere che altre persone vengano trasferite a causa nostra e in ogni caso la collocazione proposta non ci soddisfa. Il piano delle Amministrazioni Civili porrà fine al nostro stile di vita tradizionale e porterà alla disgregazione interna”, ha dichiarato uno dei residenti.

Il Consiglio locale dei beduini, che si è costituito due anni fa, si aspetta che l’Unione Europea, che nel passato si è espressa contraria allo spostamento delle comunità beduine, intervenga.

Circa l’80% dei beduini che vivono nella periferia orientale di Gerusalemme sono registrati come profughi, provenienti da famiglie di Tel Arad, nel Negev, che Israele ha esiliato agli inizi degli anni ’50. Fino al 1967, hanno continuato a vivere secondo lo stile di vita tradizionale basato sull’allevamento di mandrie di bestiame nella West Bank e nella Valle del Giordano. Fin dall’occupazione della West Bank nel 1967, le aree entro le quali ai beduini era permesso muoversi con le mandrie è risultato fortemente ridotto, dato che Israele ha dichiarato certe parti del territorio poligoni di tiro, riservandone altre per le colonie. Negli ultimi vent’anni, la situazione dei beduini è peggiorata notevolmente per l’espansione delle colonie, perché l’accesso a Gerusalemme – mercato principale dei loro prodotti – è stato interdetto, perché è stato costruito il muro di separazione ed allargata la strada Gerusalemme – Jericho.

Israele non permette ai beduini di costruire, di connettersi alle infrastrutture e non concede loro neppure la possibilità di piantare tende per far fronte alla crescita naturale della popolazione. Nel 1997, a causa dell’ampliamento di Ma’ale Adumim, circa 150 famiglie della tribù dei Jihalin furono costrette a trasferirsi in una zone di Abu Dis che è situata accanto a una discarica.

L’anno scorso, l’autorità civile fu costretta a sospendere i piani per la costruzione di un quartiere supplementare accanto alla discarica e il trasferimento nella zona di famiglie appartenenti ad altre tribù. Questo si verificò a seguito della pressione diplomatica e della battaglia legale intrapresa dall’avvocato delle famiglie, Shlomo Lecker, che comprovò che il vivere accanto a una discarica di rifiuti rappresentava un rischio per la salute.

(tradotto da mariano mingarelli)

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=4044:beduini-a-rischio-nella-zona-e1&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

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