Bet Gemal

Parlare di Bet Gemal (o Beit Jimal ) significare parlare della tomba del protomartire Stefano. A Bet Gemal infatti, nell’antichità, nelle vicinanze di dove ora sorge una casa Salesiana, si trovava la tomba di Santo Stefano, le reliquie del quale  sono ora disperse in tanti luoghi. Bet Gemal si trova nelle colline della Giudea vicino alla città Beit Shemesh a circa 30 km ad ovest di Gerusalemme.

La storia di Santo Stefano, uno dei primi diaconi scelti dagli apostoli, è ampiamente documentata negli Atti degli Apostoli. Stefano era una bravo predicatore, soprattutto fra gli ebrei, che lui convertiva alla fede di Cristo. Il Sinedrio di allora, visto l’alto numero dei convertiti, lo accusò di pronunciare parole blasfeme, e non avendo il potere di condannarlo a morte, durante un processo sommario lasciarono che fossero i presenti al processo a lapidarlo. Alla lapidazione asistette anche un giovane di nome Sauro (il futuro San Paolo). Gli atti degli Apostoli riferiscono che persone pie lo seppellirono non lasciandolo in preda a bestie selvagge com’era consuetudine. Del corpo del protomartire si persero poi le tracce fino all’anno 415.

Nel 415 Luciano, il “parroco” di un villaggio chiamato “Kfargamla”, sostenne di avere avuto in visione, più volte, lo spirito del Rabbino Gamaliele (membro del Sinedrio ai tempi di Stefano, zio di Nicodemo, maestro di Sauro) il quale gli comunicava di aver fatto seppelire Santo Stefano proprio  a Kfargamla (che significa tenuta di Gamaliele). Il parroco cercò la tomba e in base alle indicazioni dello spirito del rabbino  la trovò, il corpo di Stefano fu allora trasportato a Gerusalemme, e sul posto rimasero solo alcune reliquie. Nel 614 con le distruzioni effettuate dai persiani i luoghi di sepoltura e di custodia delle reliquie vennero dimeticate fino ai nostri giorni.

Nel 1850 don Antonio Belloni, del Patriarcato Latino di Gerusalemme, compra un terreno presso Bet Gemal e costruisce una grande casa che utilizza come orfanotrofio e come scuola agricola. Nel 1891, Don Belloni diventa Salesiano e Bet Gemal passa ai Salesiani. Nel 1916, sempre a Bet Gemal, durante dei lavori vengono alla luce dei mosaici che risultano essere il pavimento di una chiesa bizantina del V secolo. I salesiani identificano il villaggio di Kfargamla di Luciano con Bet Gemal e sono convinti di aver trovato la tomba di Santo Stefano,  e nel 1930   sul sito del mosaico costruiscono una chiesa. Non tutti però accettano l’ identificazione di Kfargamla con Bet Gemal, i padri Domenicani dell’ Ecole Biblique di Gerusalemme credono di aver identificato il villaggio di Kfargamla con Jammal, una località a 30 km a Nord di Gerusalemme. Nell’autunno del 1999, don Andrea Strus, un Salesiano polacco, inizia degli scavi archeologici in una località chiamata Jiljil, sempre nella proprietà dei Salesiani, a circa 300 metri dalla loro casa, e trova i resti di quello che poteva essere un monumento funerario. Vicino a questa struttura, nel 2005, viene trovata un’ architrave in pietra con scolpita la scritta: “DIAKONIKON STEPHANOU PROTOMARTYROS” (dove per “diakonikon” s’intende un luogo per conservare le reliquie). La prova provata che Bet Gemal è l’antica Kfargamla, il luogo dove San Stefano ebbe la sua prima sepoltura.

Oggi Bet Gemal è soprattutto meta di molti ebrei attratti dalla storia del rabbino Gamaliele e da molti russi cristiani immigrati in Israele, per entrambi i padri Salesiani offrono decine di pubblicazioni nelle loro lingue del Nuovo e del Vecchio Testamento.

Albus

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