Betlemme, dieci anni dopo (con video)

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Ieri lo sgomento…

Carissime suor Donatella, suor Lucia, e voi consorelle tutte,
dieci anni fa lanciavate da Betlemme un grido di stupore attonito, mentre i militari israeliani conficcavano davanti alle vostre finestre i primi lastroni di quel muro obbrobrioso che iniziava a stravolgere la vita vostra e quella di tutti i betlemiti. Era il primo marzo 2004. il primo ‘primo marzo’ dell’indignazione collettiva, ma anche della speranza mai riposta. ‘Aiutateci a raccontare, aiutateci a denunciare, aiutateci a farlo cadere’, dicesti allora, Donatella cara. Ci abbiamo provato, insieme.
… e oggi? Abbiamo accolto il vostro invito e da allora siamo arrivati in tanti, in pochi, come abbiamo potuto. A gridare con voi, a pregare con voi sopra un ponte immaginario teso tra le nostre città e la vostra prigione. Non dimentico le vostre lacrime, in uno qualsiasi di questi lunghi dieci anni, quando ci siamo riuniti per marciare silenziosi lungo le vie dai negozi sprangati. Vi penso oggi, mentre ripeterete instancabili gli stessi passi, con nuovi e vecchi amici. Con lo stesso terribile muro, divenuto parte del paesaggio dell’oppressione quotidiana.

 

Ieri la rabbia…

Carissimi Maha, Gabi, Manar e Ibrahem,
qualcuno fra voi allora era poco più che bambino, e forse non capiva bene, ma sentiva che quel muro non era solo brutto e anacronistico. Sentiva che lo riguardava, che avrebbe sconvolto le vite di ciascuno di voi. Sei arrivata in Italia, Manar, ma non sei mai potuta andare a pregare ad Al Aqsa, a Gerusalemme, a sei chilometri dalla tua casa. Chi di voi era grande, e che aveva magari girato il mondo, come Maha, ora gridava alla strada vuota, ai turisti scomparsi… nessuno ci ascolta, nessuno ci vede, nessuno sembra vedere il muro che ci stritola in una morsa assurda.
… e oggi? Come state oggi, amici cari? Sembra irrispettoso e fuori luogo da qui augurarci che non vi siate assuefatti all’ingiustizia fatta di cemento e mitra puntati, di permessi negati e di lacrimogeni improvvisi. Dieci anni sono tantissimi, vissuti cosi. A volte sono mezza vita. A volte una vita intera. Troppo comodo da qui dirvi spero non vi siate rassegnati. Troppo facile augurarvi che la rabbia di allora si trasformi in resistenza nonviolenta e attiva. Ma non ho altre parole, credo proprio e solo in queste.

 

Ieri la compassione…

Carissimi pellegrini di Un ponte per Betlemme di ieri,
vi siete avvicendati in questi anni, per restare fedeli all’impegno preso da alcuni di noi: andare, condividere, denunciare, pregare insieme. Alcuni di voi c’erano e ci sono ancora, anche oggi, di nuovo con loro. Vi ha accomunato la voglia di alzare la voce, il dovere di indignarsi, ma soprattutto, credo, il com-patire. Perchè vi sembrava impossibile che il muro esistesse e resistesse nell’illegalità assoluta, nell’impunità beffarda, mentre migliaia di persone non riuscivano più a fare una vita normale.
…e oggi? Oggi, cari pellegrini di un Ponte per Betlemme 2014, vi immagino abbracciati a Donatella, Lucia, Ibrahem e Maha, Gabi e Manar, a pregare e gridare con loro fino a perdere la voce. Sì, a pregare gridando, perchè ora, come dieci anni fa, questa è l’unica preghiera umanamente possibile.

Betta Tusset per BoccheScucite, 1 marzo 2014

> vedi e diffondi il VIDEO registro in questi giorni a Betlemme, per non dimenticare…

 

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