Betlemme risponde al coronavirus con “la via palestinese” : dolci e canzoni.

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tratto da: INVICTA PALESTINA

L’Angel Hotel, dove alcuni palestinesi e un gruppo di turisti statunitensi sono stati messi in quarantena, è stato oggetto di un ininterrotto flusso di sostegno da parte della comunità.

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Akram Al-Waara – 9 marzo 2020

Immagine di copertina: Le forze di sicurezza palestinesi presidiano il complesso isolato dell’Angel Hotel a Beit Jala il 9 marzo 2020 (AFP)

L’Angel Hotel, l’epicentro dell’epidemia di coronavirus in Cisgiordania, è annidato tra le colline di Beit Jala, la città gemella di Betlemme.

L’hotel è “ground zero”, dopo che a sette membri del suo staff è stato diagnosticato il coronavirus,  preso dopo essere entrati in contatto con un gruppo di turisti greci che hanno soggiornato presso l’hotel.

Da quando il ​​5 marzo i primi sette casi sono stati annunciati, il numero di pazienti confermati è salito a 20, tutti residenti palestinesi di Betlemme.

Da allora la città è stata messa  in isolamento dall’Autorità Palestinese (PA).

Dei 20 casi, 16 sono stati messi in quarantena nell’Angel Hotel, insieme a 15 turisti americani che si ritiene siano entrati in contatto con coloro che secondo l’AP hanno diffuso il virus.

L’hotel è diventato in qualche modo un’attrazione in città, con i residenti di Betlemme che passano a curiosare nelle loro auto, cercando di dare un’occhiata oltre le barriere presidiate dalla polizia e da dozzine di soldati dell’AP con la mascherina.

Ma mentre le scene fuori dall’hotel sembrano uscite da un agghiacciante film di fantascienza, le persone bloccate all’interno dell’hotel hanno raccontato una storia diversa, molto più positiva.

L’ospitalità palestinese prende il sopravvento

Foto di pasticcini, frullati di frutta e piatti tradizionali palestinesi inondano la pagina Facebook di Phyllis McDuffie Creel, una degli americani in quarantena presso l’Angel Hotel.

Creel è arrivata a Betlemme assieme al suo gruppo di una chiesa dell’Alabama, soggiornando nell’hotel per tutta la durata del soggiorno.

Ma la mattina in cui il gruppo di 13 persone doveva partire, fu loro ordinato di rimanere in hotel per una quarantena di 14 giorni, per assicurarsi che nessuno fosse infetto.

 ‘Questo è un modo per mostrare amore alla nostra città e solidarietà alle persone che ora sono malate’- Rajwan Ibdeir, proprietario di un negozio di dolci.

I turisti, tuttavia, hanno guardato al lato positivo. Da quando giovedì l’hotel è stato chiuso, i ristoratori e i residenti palestinesi locali lo hanno inondato di forniture mediche, prodotti per l’igiene personale e, soprattutto, cibo.

“Una comunità incredibile! Questi 13 americani  vi amano tutti! ” Creel ha scritto in uno dei tanti post su Facebook che elogiano la comunità locale per la sua ospitalità nei confronti di coloro che sono stati messi in quarantena.

“Grazie a tutta la comunità palestinese di Beit Jala, per l’amore e la gentilezza che ci ha dimostrato durante il nostro soggiorno all’Angel Hotel!” Creel ha scritto accanto alla foto di un  pollo fritto in un contenitore con la scritta di un famoso ristorante di Beit Jala.

In un altro post, Creel ha condiviso una foto del tradizionale dolce palestinese, la  knafeh, inviato in hotel da Fawaniss, una grande  catena di caffè locale. “Non potrò mai ringraziare abbastanza!” Scrive .

Rajwan Ibdeir, 44 anni, il proprietario di Fawaniss, ha detto a Middle East Eye che non ci ha pensato due volte  ad inviare la knafeh e altri dolci alle persone in quarantena.

“Stiamo cercando di aiutare le persone a colmare le lacune che il governo potrebbe non riuscire  a superare “, ha affermato Ibdeir. “Questo è un modo per mostrare amore alla nostra città e solidarietà con le persone che ora sono malate e che hanno sostenuto la nostra attività per anni”.

Ibdeir ha  dichiarato di essere entusiasta nel vedere persone come Creel ringraziare il suo ristorante e pubblicare foto del suo knafeh, ma ha sottolineato che “non abbiamo fatto questo per metterci in mostra, l’abbiamo fatto perché è nostra responsabilità come palestinesi.

“Non importa se sono americani, africani, europei o arabi. Sappiamo che hanno bisogno di aiuto, quindi è parte della nostra cultura aiutarli e sostenerli ”, ha affermato Ibdeir.

MEE non è stato in grado di raggiungere Creel. Fonti locali hanno riferito che il suo gruppo è stato trasferito dall’hotel all’aeroporto di Tel Aviv per tornare negli Stati Uniti dopo che i loro test per COVID-19 sono risultati negativi.

“The Palestinian Way”

In un video che è stato ampiamente condiviso su Facebook, il sindaco di Beit Jala, Anton Salman, tiene il telefono in modo che i giornalisti possano sentire la voce dall’altra parte della linea: è la proprietaria dell’Angel Hotel, Nancy al-Arja.

Dopo che una quantità  enorme di materiale  e di cibo è stata inviata all’hotel, si può sentire Arja che esorta la popolazione di Betlemme a coordinarsi con le autorità locali prima di inviare altri pacchi.

Le richieste di Arja arrivano dopo che un gruppo di giovani del campo profughi di Aida a Betlemme si sono recati all’hotel in un corteo di solidarietà, suonando musica allegra  e lasciando succhi freschi e altri pacchi sui gradini dell’hotel.

“È stato un atto di solidarietà, mostrare alle persone in quarantena che non abbiamo paura di loro, e che stiamo al loro fianco in ogni caso”, dice Muhannad Abu Srour di 24 anni, uno studente di giurisprudenza che ha partecipato al corteo.

Abu Srour ha affermato che l’idea è nata in piccolo da un gruppo di amici, ma che presto è cresciuta man mano che sempre più persone esprimevano il desiderio di contribuire.

“Abbiamo raccolto donazioni in modo da poter inviare succhi di frutta freschi, snack, spazzolini da denti, dentifricio e altri articoli di abbigliamento di cui potrebbero aver bisogno”, ha detto Abu Srour.

‘Questo tipo di atto non è nuovo per il popolo palestinese. Se hai qualcosa, lo condividi con gli altri “, afferma Muhannad Abu Srour (MEE / Akram al-Waara)

Quando ha visto membri del gruppo americano e compagni palestinesi bloccati nell’hotel pubblicare post positivi sul loro atto di gentilezza, Abu Srour ha affermato di provare un senso di soddisfazione.

“Questo tipo di atto non è nuovo per il popolo palestinese”, ha detto. “Se hai qualcosa, lo condividi con gli altri. Questo è il modo di fare palestinese”.

 ‘Questo tipo di atto non è nuovo per il popolo palestinese. Se hai qualcosa, lo condividi con gli altri: Muhannad Abu Srour, Beit Jala

“Da centinaia di anni, nonostante tutte le avversità che abbiamo affrontato, continuiamo ad essere un popolo accogliente e ospitale”, ha  proseguito Abu Srour.

“Se hai qualcosa, lo condividi con gli altri. Non importa se sono stranieri o arabi. Tutti hanno bisogno di sentire il nostro supporto, quindi è per questo che l’abbiamo fatto “, ha detto.

Abu Srour ha espresso la speranza che le sue azioni e le azioni di altri come lui non solo aiutino a cambiare la percezione americana dei palestinesi, ma inviino un messaggio alle comunità di tutto il mondo alle prese con il coronavirus.

“A chi sta vedendo cosa sta succedendo a Betlemme, chiediamo di pregare per noi e di imparare dalla nostra esperienza”, ha detto.

“Essere reciprocamente gentili. Non lasciare che la paura prenda il sopravvento. Sostenetevi a vicenda e supereremo questo momento difficile. ”

 

Trad: Grazai Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” –Invictapalestina.org

 

Betlemme risponde al coronavirus con “la via palestinese” : dolci e canzoni.

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