‘Black-out’ dei corpi istituzionali su migranti e Libia

Un gruppo di migranti in una foto in una foto diffusa dalla Questura di Cagliari l’8 maggio 2015. La polizia ha arrestato due scafisti che si erano nascosti tra i 210 migranti sbarcati il 7 maggio. ANSA/ US QUESTURA CAGLIARI +++ NO SALES – EDITORIAL USE ONLY +++

Raccontare e raccogliere informazioni su quel che accade nel Mediterraneo attorno al dramma migranti, è ormai una impresa. Da diversi mesi – anche oltre – non si riescono più ad avere comunicati, interlocuzioni, aggiornamenti e informazioni dagli uffici stampa dei corpi istituzionali. Le uniche fonti che informano con perizia e rapidità, nonostante le condizioni di emergenza nella c.d. SAR zone (Search and Rescue) in cui si trovano ad operare, sono le ormai poche Ong rimaste in mare; in particolar modo la nave Aquarius di Sos Mediterranee. Eppure, come è noto, le operazione di soccorso e salvataggio nel Mediterraneo, sono tutte (e sono ancora oggi) ‘comandate’ e coordinate dall’Mrcc della Guardia Costiera di Roma. Perfino dopo l’interruzione di ‘Mare Nostrum’, le redazioni venivano aggiornate costantemente con video e informazioni in tempo reale. Da mesi nessuno risponde al telefono o – quando capita che qualcuno lo faccia – non siamo nemmeno alle scene mute della fonte di Woodward e Bernstein per confermare i fatti. Recentemente la Guardia Costiera di Roma stava addirittura per non confermare l’approdo di una propria nave con circa 800 migranti, salme incluse, al porto di Catania. Idem la Marina Militare, che pure ha operato missioni di salvataggio in concerto con la Guardia Costiera. Anche in questo caso: zero comunicati, zero informazioni.

Pari criticità vale anche per i porti di sbarco. Benché i cronisti siano in possesso di accrediti dalle varie Prefetture di competenza, i giornalisti vengono tenuti a debita distanza sui moli. Impossibile dunque – seppur nel pieno rispetto delle operazioni di sbarco e che in nulla si vogliono intralciare – documentare da vicino o raccogliere testimonianze dirette del dramma. Le uniche occasioni rimangono, al momento, nelle disponibilità di quei pochi colleghi che vengono ospitati a bordo delle Ong e che non possono certo riempire una nave di giornalisti, a discapito di soccorritori e operatori umanitari durante le missioni di soccorso.

Non meno importante il problema delle inesistenti informazioni di terra da e su la Libia, dove peraltro l’Italia ha comunque più di “una gamba” istituzionale sul terreno, in una realtà che oggi riguarda centinaia di migliaia di migranti e di cui non si sa davvero proprio nulla.

Restano solo due riflessioni che riguardano l’informazione nel suo complesso, a cominciare da quella italiana. La prima e che sul tema abbiamo assistito (e assistiamo) a straordinari ed esclusivi reportage, declinati perlopiù sulla stampa estera (Reuters, Le Monde, AP, AFP, Middle East Eye, NYT, etc.). Significativo infatti come Reuters, sull’Affaire Sabrata e il finanziamento allo “Zio” Dabbashi per un blocco mensile delle partenze, abbia scelto di ripubblicare l’esclusiva in lingua italiana nel proprio portale italiano, generalmente dedicato ai mercati finanziari e dintorni (e verrebbe da segnalare anche la scelta – del tutto inedita – del NYT nel ripubblicare, quattro giorni dopo, l’esclusiva su Regeni in lingua italiana).

La seconda riflessione, seppur con retorico interrogativo, riguarda il dramma in mare. Insomma: se riusciamo ad avere in tempo reale i dettagli su una nave militare americana speronata da un cargo nel Pacifico, perché mai da mesi non riusciamo più ad avere informazioni sulle vite umane salvate in mare dai corpi istituzionali? Attraverso questa mail informale, confidiamo che l’FNSI, idem altre associazioni di categoria, possa raccogliere questa istanza, sollecitando tutti gli organi istituzionali preposti: Guardia Costiera per il ripristino delle comunicazioni con la stampa e il Viminale per l’agibilità dei cronisti nei porti di sbarco.

Il tema dei migranti è dramma di portata epocale e internazionale; che oggi non riguarda tanto e solo il problema del paese da cui vengono, ma soprattutto il paese in cui transitano per mesi, anni e dal cui “inferno” cercano di fuggire. Libia: schiavitù, violenze, torture e morte.

Sergio Scandura (Radio Radicale)
Pino Finocchiaro (RAI News)
Steve Scherer (corrispondente Reuters, Roma)
Annalisa Camilli (Internazionale)
Jérôme Gautheret (corrispondente Le Monde, Roma)
Francesca Mannocchi (Freelance: La7, Rai Tre, SkyTg24, Espresso, Middle East Eye)
Nello Scavo (Avvenire)
Andrea Palladino (Famiglia Cristiana)
Stefano Corradino (Articolo21)
Amedeo Ricucci (Tg1 RAI)
Daniele Biella (Vita)
Niccolò Zancan (La Stampa)
Angela Caponnetto (Rainews24)
Daniela Fassini (Avvenire)
Andrea Billau (Radio Radicale)
Raffaella Maria Cosentino (Rai Tgr Sicilia)
Giacomo Zandonini (freelance , La Repubblica, Left)

 

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