BOLSONARO SOTTO ATTACCO

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tratto da: Z NET ITALY

di Glenn Greenwald e Victor Pougy – 20 gennaio 2020

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, sotto forti pressioni di diverse fonti, ha licenziato venerdì il suo ministro della cultura, Roberto Alvim, per aver registrato e pubblicato quello che può solo essere descritto – senza alcuna iperbole – come un discorso nazista sull’arte brasiliana. In verità il discorso, pubblicato da Alvim giovedì, era plagiato dal ministro della cultura e delle comunicazioni di Hitler, Joseph Goebbels, e ne copiava deliberatamente lo stile e l’estetica nel decretare ciò che l’arte brasiliana deve essere negli anni a venire:

“L’arte brasiliana del prossimo decennio sarà eroica e nazionale. Sarà dotata di una grande capacità di coinvolgimento emotivo e sarà ugualmente imperativa, poiché è profondamente collegata alle aspirazioni urgenti del nostro popolo, o altrimenti non sarà nulla” – Roberto Alvim, Ministro brasiliano della Cultura, 15 gennaio 2020.

“L’arte tedesca del prossimo decennio sarà eroica, romantica, oggettiva e priva di sentimentalismo, nazionale con grande pathos e ugualmente imperativa e vincolante, o niente” – Joseph Goebbels, ministro nazista della cultura, 8 ottobre 1933.

Il contenuto, lo stile e l’estetica nazisti del discorso di sei minuti, pronunciato con la colonna sonora di un’opera wagneriana, sono impossibili da sopravvalutare o persino descrivere adeguatamente a parole. Deve essere visto per crederci. Per tale motivo The Intercept ha tradotto il video e pubblica la prima copia sottotitolata in inglese, perché dovrebbe essere visto da tutti.

Il giornale brasiliano O Globo ha pubblicato questo titolo surreale sulla sua prima pagina: “Bolsonaro licenzia il ministro della cultura dopo che egli ha copiato un discorso nazista”. Il giornale tedesco Deutsche Welle ha pubblicato la foto del discorso del 1933 di Goebbels copiato da Alvim accanto a una trasmessa dal ministro brasiliano della cultura per giustapporre quanto simili fossero a ogni livello, oltre le parole.

Il contenuto del discorso di giovedì non è stato nulla di nuovo per Alvim, un tempo un rispettato regista teatrale reinventatosi fanatico religioso di estrema destra. Nel suo breve periodo da ministro della cultura di Bolsonaro e nei mesi precedenti la sua nomina da parte del presidente brasiliano, ha diffuso una serie di commenti analogamente impressionanti, sono non così impressionanti quanto la sfacciata e deliberata imitazione del discorso, dello stile e del manierismo del più famigerato propagandista di Hitler.

Sui media sociali ha dichiarato di combattere una “guerra culturale” a favore di “artisti conservatori”, ha denunciato una delle attrici più amate del Brasile, la novantenne Fernanda Montenegro, quale “sporca bugiarda” per la quale coltiva “disprezzo”; e ha attaccato la regista brasiliana Petra Costa il cui documentario, “Limite della democrazia”, è stato appena candidato a un Premio Academy, quale propagandista che dissemina menzogne.

In particolare, Alvim è stato licenziato solo dopo che le ambasciate di Germania e, cosa molto più importante per Bolsonaro, di Israele avevano diffuso condanne con un linguaggio duro, raro nelle comunicazioni diplomatiche. La Confederazione Israeliana del Brasile ha affermato: “Una persona simile non può dirigere la cultura del nostro paese e deve essere immediatamente rimossa dalla carica”. L’ambasciata tedesca in Brasile ha affermato: “Il periodo del nazionalsocialismo è il capitolo più buio della storia tedesca, che ha causato infinita sofferenza all’umanità… Ci opponiamo a qualsiasi tentativo di banalizzare o persino glorificare l’era del nazionalsocialismo”. I presidenti di centrodestra del Senato e della Camera brasiliani hanno anch’essi preteso il licenziamento di Alvim, lasciando poche scelte a Bolsonaro. Nell’annunciare il licenziamento, Bolsonaro ha definito il discorso “una pronuncia infelice”.

Ma è difficile credere che, in assenza di tali reazioni, Bolsonaro avrebbe licenziato il suo ministro della cultura, che aveva ripetutamente difeso ed elogiato, anche in una chat dal vivo su Facebook immediatamente precedente l’istantaneo famigerato discorso nazista, salutandolo come rappresentante della “vera cultura”. Seduto accanto ad Alvim prima del suo discorso, il presidente brasiliano ha detto: “Accanto a me Roberto Alvim, il nostro segretario alla cultura. Ora abbiamo un vero segretario alla cultura al servizio dell’interesse della maggioranza della popolazione brasiliana, una popolazione conservatrice e cristiana”.

Qualsiasi altra cosa sia vera, il discorso di Alvim, anche se più stilisticamente estremo e privo di tatto nel modo in cui ha grossolanamente copia il puro nazismo, è coerente nel contenuto con l’atteggiamento del governo Bolsonaro nei confronti dell’espressione artistica e delle norme culturali in generale. Bolsonaro – che continua a proclamarsi devotamente cattolico pur essendo alla terza moglie – ha anch’egli adottato una forma di fanatismo evangelico, una forza politica in rapida crescita nel paese, come parte della sua identità e ideologia pubbliche (la sua moglie attuale è evangelica).

Bolsonaro, in qualche modo ironicamente, alla luce della controversia attuale, ha anche manifestato una ferma devozione a Israele, critico della sua identità politica e religiosa (si è recato ripetutamente in Israele, ha offerto un largo sostegno al governo Netanyahu contro i palestinesi ed è stato battezzato nel 2016 nel fiume Giordano mentre il Senato brasiliano votava per mettere in stato d’accusa la presidente di centrosinistra Dilma Rousseff).

 

Anche se tutto questo ha indotto molte piccole comunità ebree del Brasile a Sao Paulo e Rio de Janeiro a sostenerlo, ha poco a che fare con l’affetto per gli ebrei. Come molti evangelici, Bolsonaro pare credere in una qualche forma dell’Estasi (che, nella sua forma più cruda, ritiene che Israele debba essere unito perché Gesù ritorni sulla terra a mandi all’inferno tutti i non credenti (ebrei compresi)) e come molti autoritari, adora la capacità di superiorità militare e spionistica di Israele e la sua animosità nei confronti dei mussulmani, e vuole tutta la sua tecnologia di sorveglianza che può ottenere ai suoi fini interni. Come è vero per molti leader di estrema destra, Bolsonaro adora Israele ma non necessariamente gli ebrei.

Una moralità pubblica aggressiva e aspra è un punto centrale del fascino politico di Bolsonaro. Ha proposto, come parte della sua campagna del 2018, temi culturali simili a quelli del discorso di Alvim – tra cui un allarme falso ma fortemente efficace che i maestri delle scuole elementari usavano qualcosa che egli chiamava “kit gay” per convertire bambini al fine di consentire agli omosessuali di reclutarli come partner sessuali – e in generale ha condotto una guerra a ogni arte o artista che dissentisse dalla visione di Bolsonaro di ciò che deve essere un’arte puramente nazionalista. Uno dei predecessori di Alvim a ministro della cultura si è dimesso dopo che il governo Bolsonaro aveva tagliato i fondi specificamente per l’arte a tema LGBT.
In precedenza questa settimana sono state rivelate le nomine al Premio Academy e uno dei cinque contendenti al Miglior Documentario è stato un film di Netflix della regista brasiliana Petra Costa intitolato “Limite della democrazia” che mette in guardia contro i pericoli che subisce la democrazia brasiliana. Anche se il film si concentra principalmente non su Bolsonaro ma sulla messa in stato d’accusa di Dilma e sull’incarcerazione e sul divieto di elezione di Lula, è diventato un bersaglio del disprezzo della destra brasiliana. Dopo che aveva ricevuto la sua allusione all’Oscar, sia Alvim sia Bolsonaro hanno pubblicamente denunciato il film come “fiction” agitprop di sinistra (anche se Bolsonaro, quando gli è stato chiesto, ha riconosciuto di non averlo mai visto).

Un attacco molto più grave all’espressione artistica si è verificato alla Vigilia di Natale, quando un membro del partito di destra di cui Bolsonaro era membro fino a poco tempo addietro, ha scagliato una bottiglia Molotov contro un edificio che ospita Porta das Fundos, la società di produzione responsabile di un film Netflix che presenta un Gesù gay con un fidanzato.  Il figlio parlamentare di Bolsonaro ha inveito contro il film definendolo “spazzatura”. La settimana scorsa un giudice di destra collegato a Bolsonaro ha sbalordito il paese, e Netflix, emettendo un ordine di censura che ha costretto Netflix a rimuovere il film dalla sua piattaforma, una sentenza annullata da un giudice della Corte Suprema.

Il nazionalismo in stile nazista e crude aggressioni pubbliche sono stati ripetutamente una caratteristica di Bolsonaro nei suoi commenti a giornalisti. Giovedì, occupandosi di un nuovo libro critico del suo governo di una giornalista brasiliana di origini giapponesi, Thais Oyamam Bolsonaro ha detto di non sapere che cosa facesse in Brasile, aggiungendo: “Questa giornalista… In Giappone sarebbe morta di fame”.

Il mese scorso, in reazione a una domanda di un giornalista a proposito dello scandalo tuttora in corso che coinvolge la corruzione del suo figlio senatore e i collegamenti della famiglia con milizie paramilitari, il presidente ha detto: “Hai una faccia terribilmente da finocchio”, e detto a un altro giornalista: “Chiedi a tua madre chi è tuo padre”. Quando interrogato in precedenza questa settimana riguardo a uno scandalo che coinvolge il suo ministro delle comunicazioni che ha contratti privati con la stessa televisione della determinazione del cui bilancio è responsabile, il presidente ha risposto: “Stai parlando di tua madre?”

Un articolo pubblicato in precedenza questa settimana da un gruppo per la libertà di stampa ha documentato che Bolsonaro è direttamente responsabile della maggior parte degli attacchi a giornalisti e canali mediatici. Ha citato, tra l’altro, ripetuti incitamenti pubblici di Bolsonaro contro giornalisti e le sue minacce pubbliche che io potrei essere incarcerato per una serie di rilevazioni pubblicate quest’anno da The Intercept a proposito del suo ministro della giustizia e le sue accuse che il mio matrimonio con un parlamentare brasiliano e l’adozione di bambini brasiliani siano una truffa.

In precedenza questo mese Bolsonaro ha dichiarato che i libri nelle scuole hanno troppo contenuto e devono essere resi “più leggeri” e ha avvertito che “ a cominciare dal 2021, tutti i libri saranno nostri”, proclamando che avranno in copertina la bandiera e l’inno nazionale brasiliani. Ha aggiunto che “saranno prodotti per noi. Il paese tremerà… Ci sarà la bandiera brasiliana in copertina, ci sarà l’inno nazionale”. Ha affermato che gli “idioti” che sono stati a capo dell’istruzione brasiliana hanno propagandato ai bambini l’”ideologia di genere” che “incoraggia i ragazzi a indossare gonne” e “altre cose di cui non voglio parlare qui”. Giovedì ha detto che quelli di sinistra “non meritano di essere trattati come persone normali”.

In una parola, Bolsonaro ha trascorso anni a vomitare un’ideologia classicamente fascista. La manifestazione di nazismo palese del suo ministro della cultura è stata solo un’espressione più nuda e cruda della sua ideologia e mentalità. Molti nell’élite brasiliana che hanno sostenuto Bolsonaro in larga misura per la loro ammirazione per il ministro dell’economi, addestrato a Chicago e amante dell’austerità, Paulo Gedes, e per il suo ministro della giustizia corrotto di legge e ordine, Sergio Moro (il soggetto di rivelazioni del 2019 di The Intercept) fingono ora turbamento e indignazione. Ma il discorso di Alvim ha semplicemente gettato luce sul vero volto del movimento di Bolsonaro, un volto che troppe élite politiche e mediatiche hanno deciso di ignorare o finto che fosse solo un gioco, perché entusiaste delle parti dell’ideologia di Bolsonaro che servivano i loro interessi.

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/bolsonaro-under-fire/

Originale: The Intercept

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons

 

http://znetitaly.altervista.org/art/28363

 

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