Brasile Bolsonaro, liberi di morire di Covid ma sul resto tutti sotto controllo

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tratto da: https://www.remocontro.it/2020/09/17/brasile-bolsonaro-liberi-di-morire-di-covid-ma-sul-resto-tutti-sotto-controllo/

Remocontro Remocontro  17 Settembre 2020

 

 

Le mani di Bolsonaro sui dati del Brasile. Un nuovo registro online aumenta la già stretta sorveglianza sui cittadini: aggregherà cartelle cliniche, informazioni biometriche e scan della retina. Una rete del controllo che si aggiunge a sensori, telecamere ovunque e software per il riconoscimento facciale. Nel frattempo, il coronavirus quasi negato dal presidente, ha contagiato 4 milioni e mezzo di brasiliani, uccidendone 135 mila.

Fu la più grande democrazia dell’America Latina

Per anni, q1uelle che è stata la più grande democrazia dell’America Latina è stata leader nella gestione dei dati, a vantaggio dei cittadini e a loro tutela. Nel 1995, con Fernando Cardoso presidente, il Brasile inaugurava l’Internet Steering Committee, ma, precisa Tommaso Grossi sul Manifesto, «un comitato di enti pubblici e privati che già allora si apprestava a tracciare delle linee guida per governare il digitale». Servire ma non spiare, era più o meno il motto

Poi Snowden e gli yankee spia e spiati

Nel 2014, dopo le rivelazioni di Edward Snowden sui programmi di sorveglianza americana, il governo di Dilma Rousseff crea il ‘Marco Civil’, un apparato politico-legislativo per una gestione democratica e trasparente del web. Più fortunato della proposta della cancelliera tedesca Merkel, che propose invece di limitare internet ai confini europei, il Marco aprì la strada alle prime carte dei diritti del digitale. E meno di quattro anni dopo le vicende di WikiLeaks, il congresso brasiliano faceva approvare la Legge di Protezione dei Dati: «Un documento da cui il GDPR (General Data Protection Regulation), il Regolamento generale per la protezione dei dati personali  europeo chiaramente prende ispirazione», scriveva la Commissione.

Sovranismo e tutela dei diritti litigano

La svolta autoritaria di Bolsonaro non ha riguardato solo l’espressione territoriale del suo potere, ma anche l’infrastruttura che regola il rapporto tra governance e tecnologia. «Nell’ottobre 2019, Bolsonaro ha firmato un decreto che obbliga tutti gli organi federali a condividere la maggior parte dei dati in loro possesso sui cittadini brasiliani, dalle cartelle cliniche alle informazioni biometriche, dal numero di previdenza sociale allo scan della retina, per aggregarli poi in un database unico, il Cadastro Base do Cidadão (Registro di base dei cittadini)». Da fare invidia alla Gestapo nazista o alla Čeka sovietica.

Allarme sorveglianza e quello Covid

Per molte ong brasiliane, nonostante la posizione negazionista di Bolsonaro, la (non) risposta al Covid gli permetterà di raccogliere anche sequenze genetiche e spostamenti. Secondo il segretario del ministro dell’Economia Monteiro, l’obiettivo è quello di facilitare l’accesso dei brasiliani ai servizi governativi tagliando costi e burocrazia. «Riducendo le barriere al flusso di dati, il governo spera di incrementare quantità e consistenza delle informazioni che già detiene, per ottimizzare la gestione della cosa pubblica», è la versione ufficiale, in un paese di circa 210 milioni di abitanti.

Strage virus, sanità allo sfascio e inganno digitale

Eppure, gli esperimenti di digitalizzazione dei sistemi di welfare e di pubblica amministrazione non hanno avuto risultati positivi, e Paesi meno vasti e ‘più ordinati’ del Brasile stanno ancora litigando su certe scelte. Rischi sociali e legali elevatissimi. Il problema del controllo democratico dei dati, a volersi o potersi fidare (nel Brasile di Bolsonaro, no di certo).

‘Disparo em massa’, sparatoria di massa

Bolsonaro, dopo aver bruciato ettari di foresta amazzonica per mostrare il suo potere alle comunità indigene e ai governi federali, il presidente brasiliano ribadisce il suo ruolo tramite la tecnologia, che ha già sfruttato a pieno nella scorsa campagna elettorale. «“Disparo em massa”, sparatoria di massa, è la strategia che molte compagnie di consulenza hanno offerto al presidente, come ha rivelato un’inchiesta del Guardian». Attuando una vera e propria “guerra psicologica”, per citare lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica, «la campagna di Bolsonaro ha bombardato di fake news WhatsApp e altri media, raggiungendo online il 65% degli elettori e spingendo il 47% dei brasiliani a sostenerlo alle urne. Strategie trumpiane che hanno spinto il presidente brasiliano ad avvalersi anche dei consigli del quasi decaduto Bannon».

El ‘Cadastro’ e lo spionaggio politico

A giugno, l’Intelligence brasiliana ha sfruttato il Cadastro per chiedere alle banche dati statali i dati dei 76 milioni di cittadini brasiliani titolari di patente di guida. Domani cos’altro? Altre informazioni diversamente utili che potrebbero iniziare a comparire in banche dati pubbliche o private senza autorizzazione. «O peggio ancora, le pulsioni securitarie di Bolsonaro potrebbero implementare sistemi più rigidi di sorveglianza e controllo. Il programma di protezione dati in Brasile è ancora in fase di rodaggio, e non è chiaro come risponderà alle manovre del Cadastro». Quel che è certo è che il Brasile, come altri paesi, ha aumentato l’uso della tecnologia per sorvegliare i suoi cittadini.

Telesorveglianza olimpica da medaglia

Le reti di telecamere installate per i Mondiali del 2014 e le Olimpiadi del 2016 sono rimaste in funzione, racconta sempre Tommaso Grossi. «Le forze di polizia usano software per il riconoscimento facciale per controllare le folle durante il carnevale,  e telecamere e sensori sono stati installati al confine con il Paraguay per sorvegliare migranti e trafficanti». Il rischio, secondo Human Rights Watch, è che in Brasile il riconoscimento facciale andrà a colpire maggiormente gli afrobrasiliani, che rappresentano metà della popolazione più povera e disoccupata, a causa degli ormai noti ‘bias’ razziali di molti software (errore cognitivo basato sull’etnia di qualcuno).

Forte di un elevato tasso di omicidi, Bolsonaro è sicuro di poter barattare la privacy dei cittadini brasiliani con una presunta maggiore sicurezza.

 

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