Brasile: siamprontiallamorte ?

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tratto da: https://www.pressenza.com/it/2021/03/brasile-siamprontiallamorte/

04.03.2021 – Paolo D’Aprile

Ogni 40 secondi, un brasiliano muore. 1.846 persone assassinate in ventiquattro ore dall’omissione e dal boicottaggio sistematico di ogni misura preventiva. In assenza di un piano nazionale, sabotato sul nascere da parte del presidente Bolsonaro, attraverso le dimissioni forzate di due ministri della salute a distanza di un mese l’uno dall’altro, i singoli Stati e gli stessi municipi si sono trovati costretti ad improvvisare, sia i protocolli sanitari di trattamento, che tutta la gestione della pandemia: dalla logistica organizzativa, al piano di vaccinazione. Non esiste né una norma nazionale e neppure una delibera comune che unifichi le azioni di intervento. Il risultato è il disastro, la catastrofe sanitaria.


Tutto cominciò con i tagli alla spesa pubblica, la diffamazione dei medici cubani accorsi in aiuto delle zone più povere del paese, quando convocati da un bando internazionale, alcuni anni fa.


Il presidente Bolsonaro, appena eletto, li definì terroristi, guerriglieri comunisti mascherati da dottori, pericolosi professori di marxismo e tattiche di guerra contadina. Tutto cominciò in quel momento in cui, dopo il golpe bianco contro la presidente Dilma Rousseff, si decise di smantellare il servizio sanitario pubblico e finanziare e incentivare le assicurazioni private. Venne la pandemia e il terreno propizio per il massacro. “Io sono un capitano dell’esercito e la mia specialità è uccidere”, diceva il presidente in campagna  elettorale. Aveva ragione. Ieri ha ucciso un suo compatriota ogni 40 secondi. A sera il conto totalizzava 1.846 brasiliani morti. “Bisogna affrontare il covid da uomini, non possiamo diventare un paese di froci”. Dicendo questa frase, Bolsonaro allude al fatto che molti municipi e qualche Stato hanno decretato misure restrittive per evitare l’aumento dei contagi. In questo momento le unità di terapia intensiva di quasi tutte le capitali sono prossime al cento per cento di occupazione. Nella capitale del paese, Brasilia, è rimasto un solo letto disponibile. Uno solo. I sindaci e i governatori creano consorzi per comprare i vaccini disponibili sul mercato internazionale. Bolsonaro attraverso la prerogativa del veto presidenziale, ne proibisce l’acquisto. In quasi due mesi il Brasile ha immunizzato meno del tre per cento della popolazione, quando invece la capacità organizzativa e la capillarità del sistema pubblico di salute permetterebbe di vaccinare dieci milioni di persone nello spazio di un week end.


Alcuni sindaci però, nonostante i loro concittadini muoiano come mosche adagiati in barelle scalcagnate, sdraiati sui pavimenti delle sale d’attesa di ospedali saturati, privati di assistenza e di ossigeno, tra la disperazione degli attendenti che non possono intervenire per mancanza di materiale sanitario, alcuni sindaci implorano la popolazione affinché contribuisca “con la propria vita per salvare l’economia”. Fanno eco al presidente assassino. Ci convocano per morire.


È notorio che l’unico mezzo per impedire i contagi e soprattutto il sorgere di nuove varianti, oltre al vaccino, è l’isolamento, mantenere le distanze. Siamo invece convocati al sacrificio supremo.


In tutti questi terribili mesi in cui abbiamo visto ammalarsi parenti e amici, in cui abbiamo visto morire gente come neanche in guerra era successo, oltre ad affrontare i negazionismi di ogni genere, il festival di ignoranza senza fondo, la disinformazione deliberata, abbiamo potuto anche riflettere a lungo. La pandemia ha messo a nudo la reale natura sia del Potere, che delle singole persone, i loro valori, il senso di responsabilità e soprattutto il grado di empatia sociale che i nostri paesi hanno dimostrato e continuano a dimostrare.


Ripeto, ci convocano a contribuire con la nostra vita per salvare l’economia. Un atteggiamento comune, sia in Brasile che in Italia. Quando invece è proprio lei, l’economia, a strangolarci.


Tra poco uscirà il bollettino di oggi. Non è il ministero a divulgarlo. È dal Giugno scorso che non diffonde più i dati ufficiali. Le notizie vengono raccolte e trasmesse da un consorzio dei grandi giornali, nato per contrastare le menzogne del governo criminale e la sua necropolitica. Tra poco sapremo quanti sono i morti. Il peggiore dei mondi possibili.

 

Paolo D'Aprile


Nasco nel 1963… sono un uomo di mezza età! Vivo a São Paulo dal 1989 e il mio lavoro di fisioterapista mi ha portato in contatto con le situazioni estreme della città, dalle favelas ai “meninos de rua”. Ho partecipato a vari progetti di inclusione attraverso l’esercizio dei diritti civili. Da grande voglio fare il calciatore, l’astronauta e il pompiere.

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