B’Tselem: bambini palestinesi torturati per forzarli a confessare

Bambini Evidenza Rapporti e denunce – 27/8/2013

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Memo. B’Tselem: bambini palestinesi torturati per  forzarli a confessare

“Ero molto spaventato delle sue minacce, perché era troppo duro ed eravamo soli nella stanza, e mi sono ricordato di aver visto al telegiornale i soldati inglesi e americani violentare e fotografare cittadini iracheni nudi”.

B’Tselem, l’organizzazione israeliana per i diritti umani, ha pubblicato un rapporto, la settimana scorsa, che afferma che “i cittadini palestinesi, per lo più minori, sono stati oggetto di vessazioni e torture per mano degli israeliani durante gli interrogatori nel tentativo di costringerli a confessare i reati di sicurezza relativi al lancio di pietre”.

L’organizzazione ha aggiunto che dal novembre 2009, ha ricevuto decine di dichiarazioni rese dai residenti palestinesi di Betlemme e dei distretti di Hebron, per lo più minori, dove hanno parlato della loro esposizione a una  violenza estrema durante l’interrogatorio, e anche alla minaccia di tortura o a tortura vera e propria nella stazione di polizia di Gush Etzion.

E’ chiaro dalle dichiarazioni che gli inquirenti hanno chiesto ai minori di confessare i reati, per lo più lancio di pietre, e, nella stragrande maggioranza dei casi, gli investigatori hanno smesso di usare la violenza contro di loro nel momento della loro confessione.

Il rapporto comprende una dichiarazione fatta da un minore di 14 anni del villaggio di Hosan, Betlemme, in cui ha detto che “l’investigatore mi ha portato in una stanza, mi ha afferrato la testa e ha cominciato a sbattermela contro il muro, e poi mi ha colpito con un pugno, mi ha dato uno schiaffo e mi ha dato calci alla gamba”.

“Il dolore era tremendo e ho sentito che non ero in grado di stare in piedi. Poi il detective mi ha offeso verbalmente in modo molto volgare quando ha usato per mia madre termini dispregiativi. Ha minacciato di violentarmi e commettere atti sessuali con me se non avessi confessato di lanciare pietre”.

“Ero molto spaventato dalle sue minacce, perché era troppo duro e siamo rimasti soli nella stanza, e mi sono ricordato di aver visto in Tv i soldati inglesi e americani violentare e fotografare cittadini iracheni nudi.

B’Tselem ha detto che dal luglio 2013 i ricercatori hanno raccolto 64 testimonianze dalle otto città palestinesi situate a sud nella West Bank. Nelle dichiarazioni, i palestinesi, tra cui 56 minori, parlano della violenza perpetrata contro di loro dagli investigatori della stazione di polizia di Gush Etzion.

Il rapporto osserva che gli interrogatori includevano schiaffi, pugni, calci e percosse con diversi strumenti, come una pistola o un bastone, e alcuni hanno detto di essere stati sottoposti a minacce sessuali contro di loro o le donne della loro famiglia, o la tortura con elettrochoc che minerebbe la loro fertilità.

I detenuti hanno confermato nelle loro dichiarazioni che “solo dopo aver confessato il lancio di  pietre venivano portati in un’altra stanza dove un altro investigatore con l’uniforme della polizia chiedeva loro di ripetere la confessione in modo che fosse registrata, erano poi costretti a firmare un documento scritto in ebraico, lingua che non conoscono, senza capire quello che dovevano firmare”.

L’organizzazione ha aggiunto che ha inviato le testimonianze al dipartimento indagini della polizia (Mahash), ma la maggioranza dei palestinesi che ha testimoniato si è rifiutato di presentare denuncia per paura di rappresaglie da parte della polizia e dei servizi di sicurezza israeliani, mentre Mahash non ha ancora finito di controllare le denunce del giugno dello scorso anno.

La polizia israeliana ha negato che i suoi investigatori commettano atti del genere durante gli interrogatori dei detenuti palestinesi, pur rifiutandosi di commentare il rapporto di B’Tselem, sostenendo che Mahash sta ancora indagando sulle denunce presentate.

Traduzione per InfoPal a cura di Edy Meroli

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