B’Tselem: “Negli ultimi 15 anni, Israele ha costretto 3000 palestinesi a lasciare le proprie case a Gerusalemme”

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30/4/2019

MEMO. B’Tselem, una ONG israeliana per i diritti umani, ha rivelato domenica scorsa, che, tra il 2004 e il 2019, le autorità di occupazione hanno costretto circa 3000 palestinesi a lasciare le proprie case a Gerusalemme.

“Il comune di Gerusalemme ha demolito 830 unità abitative, ed ulteriori 120 sono state demolite da parte dei proprietari su ordine del comune”, spiega B’Tselem in un rapporto pubblicato sul proprio sito web. “Il comune ha deliberatamente deciso di lasciare senza dimora 2927 persone, 1754 delle quali sono minorenni”.

Il rapporto sottolinea che il comune gestito da Israele adotta politiche che hanno deliberatamente creato un’acuta crisi dell’edilizia per la popolazione della città palestinese, mentre i quartieri ebraici godono di ingenti fondi e grande sviluppo. “Israele ha espropriato più di un terzo delle terre che ha annesso dalla Cisgiordania ed ha costruito 11 quartieri esclusivamente ad uso degli ebrei” ha riferito B’Tselem. È stato notato come questi quartieri siano illegali per quanto riguarda il diritto internazionale, così come gli insediamenti israeliani nell’occupata Cisgiordania.

Le autorità israeliane utilizzano una serie di strategie per impedire alla Palestina l’utilizzo del terreno. Secondo quanto riferito dal rapporto sui diritti umani, essi devono o dichiarare le terre palestinesi in proprio possesso come “aree di scenario eccezionale all’aperto” in cui è vietato lo sviluppo, o come parchi nazionali in cui la costruzione e lo sviluppo urbano sono quasi interamente vietati. In altre parti dei territori palestinesi occupati, vaste aree, compresi città e paesi, vengono dichiarate “zone militari” in maniera quasi sistematica e i residenti devono lasciare le proprie case per determinati periodi in cui l’esercito vi si trasferisce.

I palestinesi gerosolimitani non “hanno scelta” se non quella di costruire senza permessi, in quanto il comune israeliano raramente garantisce il diritto di poter edificare o di ingrandire le case. Le autorità stimano che dalle 15.000 alle 20.000 case arabe sono state costruite o ingrandite senza un permesso edilizio, negli ultimi 5 anni.

Nella città migliaia di palestinesi stanno vivendo sotto una minaccia costante alle proprie case e alle proprie attività; in numerose occasioni, le autorità mettono in pratica la minaccia o forzano i residenti a demolire loro stessi le strutture, ha riportato B’Tselem. “Israele non considera gli abitanti di Gerusalemme Est (i palestinesi) esseri umani con uguali diritti ma come persone contro le quali lottare per rimuoverle dalle proprie abitazioni, considerandoli un ostacolo all’ebraicizzazione della città”.

Le misure adottate da Israele per raggiungere questo scopo, ha aggiunto il gruppo per i diritti umani, sono illegali. “Le autorità stanno deliberatamente negando ai palestinesi i permessi edilizi per le abitazioni e per le altri scopi, emettendo ordinanze di demolizione per gli edifici costruiti senza un permesso per mancanza di scelta e demolendo dozzine di strutture di questo tipo all’anno”. Israele, conclude B’Tselem, ha attuato tale politica, progettata con lo scopo di liberare parti della città dai palestinesi, dal momento dell’occupazione della Cisgiordania e l’annessione di Gerusalemme Est e dei paesi circostanti (nel 1967).

Traduzione per InfoPal di Laura Della Ciana

© Agenzia stampa Infopal
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B’Tselem: “Negli ultimi 15 anni, Israele ha costretto 3000 palestinesi a lasciare le proprie case a Gerusalemme”

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