Burin, villaggio specchio della Palestina

6 FEB 2013
immagine1
 

Burin è un villaggio di circa 2.500 abitanti situato a Sud di Nablus e circondato dalle colonie israeliane di Yizthar e Bracha, oltre ad una base militare. È uno dei tanti villaggi palestinesi in Cisgiordania chiuso dagli insediamenti israeliani sulle colline.

Il 25 gennaio si è verificato l’ultimo attacco da parte dell’esercito israeliano. Dopo l’azione di solidarietà di attivisti internazionale che hanno piantato alberi di ulivo all’interno dei confini del villaggio, i soldati israeliani hanno compiuto un raid per “indagare”. Nel corso della giornata, la strada di ingresso è stata chiusa, proibito entrare nel villaggio, mentre l’esercito lanciava gas lacrimogeni per disperdere i residenti. Dieci case sono state perquisite e vandalizzate.

Il villaggio ha dietro di sé una lunga storia di violenze simili. Quasi ogni settimana esercito e coloni compiono raid notturni, tagliano gli alberi di ulivo, arrestano persone a caso e minacciano i residenti nelle loro case. I coloni prendono a sassate le automobili che passano nella principale strada del villaggio.

Durante ognuno di questi incidenti, il villaggio crolla. Ma bastano poche ore e Burin torna forte. In una fantastica e miracolosa atmosfera, Burin ha celebrato poche ore dopo il raid la liberazione del 17enne Walid Eid, rilasciato da una prigione israeliana. È stato detenuto per nove mesi con l’accusa di aver lanciato pietre durante una manifestazione.

Lo stesso giorno dell’arresto di Walid, il 19 aprile 2012, anche un attore di teatro di Burin è stato portato via, Thabit Waked. “Altri dieci ragazzi sono stati arrestati insieme a me – racconta Thabit – Mi hanno rilasciato 19 giorni dopo, ma hanno tenuto Walid per altri nove mesi. L’esercito israeliano agisce senza ragione”.

Lo zio di Walid, Abdulkareem Abu-Hamdeh descrive la gioia per aver riavuto indietro il nipote: “È meraviglioso. Siamo felici oggi. L’esercito lo ha fermato anche dopo averlo rilasciato, ma ora per fortuna è qui”. Il rilascio di Walid è stato rimandato di un paio ore, perché l’esercito lo ha bloccato nel suo viaggio verso il villaggio.

Burin ha partecipato ad un’ora di dabka, la danza tradizionale palestinese accompagnata da musica araba che usciva dalle casse. Cibo e caffè sono stati offerti a tutti e Walid è stato portato in trionfo sulle spalle dei suoi amici.

Abdulkareem aggiunge: “Anche io sono stato arrestato nel 2010, per dieci mesi. Qua a volte  è terribile: ma ogni villaggio ha i suoi alti e bassi”. Intanto nuove azioni di solidarietà internazionale sono in programma, nonostante la repressione israeliana. Gli abitanti accolgono gli attivisti nel loro villaggio; un po’ di aiuto è sempre meglio di niente.

Gli alti e bassi di Burin sono gli stessi di tanti altri villaggi in Cisgiordania: la prova concreta del profondo spirito di resistenza del popolo palestinese sotto occupazione.

Adam Whittock
Palestine Monitor

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/aic/burin-villaggio-specchio-della-palestina

Contrassegnato con i tag:

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam