Bye Bye Tahrir?

admin | September 27th, 2011 – 12:28 pm

Venerdì ci sarà una nuova manifestazione a piazza Tahrir, al Cairo. Stavolta (anche stavolta) è stata indetta per concludere la lunghissima e triste stagione della legislazione d’emergenza, che è ancora in vigore nel paese, nonostante la rivoluzione del 25 gennaio. Fine delle leggi d’emergenza, stop ai tribunali militari che processano i civili, scadenze certe per la fine della gestione del potere da parte dei militari, e poi concessione del diritto di sciopero. Sono le più importanti tra le richieste di chi ha già aderito alla manifestazione di venerdì prossimo. Soprattutto il Movimento 6 aprile, uno dei protagonisti di Piazza Tahrir.

A prima vista, dunque, sembra che i ragazzi di Piazza Tahrir (nella foto, com’era Tahrir pochi decenni fa) non vogliano staccarsi da un luogo iconico. Mentre in Occidente, Europa compresa, si comincia dire che a questi giovani manca – insomma – la vecchia pratica politica, il cinismo necessario per passare dalla piazza al parlamento. E’ vero che i ragazzi da Tahrir non si vogliono staccare. Il tweetnadwa (cercatelo sul mio blog e in Google: è una pratica di discussione politica interessante…) è continuato anche in queste sere, a quanto leggo su twitter. A me, però, non sembra che questo attaccamento a Tahrir sia il lato negativo di tutta la faccenda. Anzi. Quando Wael Abbas, al Festivaletteratura di Mantova, ha chiosato il suo intervento dicendo che “la strada per Tahrir la conoscevano già, e potevano tranquillamente ritornarci, nel caso la controrivoluzione fosse avanzata”, ha in pratica descritto una vera e propria strategia politica. Si torna in piazza, perché quella pressione è stata determinante. Può sembrare ingenua, questa strategia. Non lo è.

La domanda, comunque, è sempre la stessa: se stia veramente emergendo una nuova èlite, nata tra le file dei ragazzi di Tahrir. Sembra di sì, a giudicare dalla notizia che il cartello che riunisce chi ha partecipato alla rivoluzione del 25 gennaio (e parlo soprattutto dei giovani) ha deciso di presentarsi alle elezioni parlamentari del 21 novembre con circa 200 candidati. Del cartello fanno parte tutte le culture della mini-Repubblica di Tahrir, dai giovani fratelli musulmani ai laici e post-marxisti, dai liberal ai ragazzi del Movimento 6 aprile. Cosa vogliono? E’ ancora tutto da capire, e bisognerà aspettare il programma elettorale, che a giudicare da quanto sono stati fermi e risoluti e strategici su alcuni punti (i diritti, individuali e collettivi, soprattutto) non sarà un programma naif. Se si vuol capire qualcosa di più sul dibattito in corso riguardo alle èlite, si può leggere ad esempio l’ultimo commento di Ibrahim al Houdaiby, uno dei ‘giovani, appunto. Su Al Ahram Online parla di èlite rivoluzionaria.

Nella playlist, oggi, c’è Ziad el Ahmadie, Organised Chaos. Appunto…

http://invisiblearabs.com/?p=3591

 

 

Contrassegnato con i tag: , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam