C’è chi viene in Palestina e chi viene in Terra Santa

C’è chi viene in Palestina e chi viene in Terra Santa, chi viene per ragioni politiche e chi per ragioni religiose. Tranne che per alcuni illuminati casi, le ragioni degli uni non incontrano mai le ragioni degli altri, ciò accresce le incomprensioni poiché l’insolubilità dei conflitti di questa terra sono il prodotto della compenetrazione totale dei due piani. I tre monoteismi del mondo, assieme alle tre civiltà, culture, società che hanno prodotto e influenzato, vedono questa terra come santa, ed oggi si trovano per forza a dover convivere. Fra i pochi che hanno compreso il senso di questa convivenza si possono rilevare convergenze insospettate.

Vittorio Arrigoni, ad esempio, era venuto in Palestina raggiungendola dal mare nel 2008 in quanto attivista per i diritti umani, qui aveva poi trovato la morte il 14 aprile del 2011. Viveva nella Striscia di Gaza dove da qualche anno a questa parte hanno luogo gli episodi più macabri di quella crociata che il popolo ebraico sta conducendo contro quello musulmano per la liberazione della propria terra promessa. Nel gennaio 2009, durante l’operazione israeliana “Piombo fuso”, tra gli altri, furono uccisi 430 bambini palestinesi, molti di essi li raccolse lo stesso Arrigoni. L’attivista italiano infatti, rifiutato l’ordine di lasciare Gaza, in quel periodo lavorò sulle ambulanze, scrisse l’orrore che vide e trasse da ciò la conclusione che qualsiasi fossero le motivazioni in campo era necessario rimanere umani, intitolò così il suo libro e combatté la sua guerra fino alla morte senza mai sparare un colpo.

Francesco d’Assisi invece era venuto in Terra Santa, anch’esso dal mare, nel 1219, parte della V crociata. A quel tempo erano i cristiani che avevano dichiarato guerra all’Islam e in gioco c’erano comunque luoghi santi. Giunto in loco Francesco vide anch’egli l’orrore e in accordo al suo germe di santità, decise di porvi fine provando a parlare al sultano dell’epoca. Si recò da questo rimanendovi tre giorni, provò a convertirlo ma niente, ottenne solo rispetto, stima e un sacco di doni. L’incontro tuttavia si rivelò determinante. Al momento di stendere la sua Regola infatti, al capitolo 16, il Santo avrebbe poi inserito i precetti secondo i quali i francescani avrebbero dovuto approciarsi “agli infedeli”, il primo di questi prescriveva di “restare soggetti ad ogni creatura umana”, vale a dire rispettandone l’esistenza, restando umani.

Francesco D’Assisi e Vittorio Arrigoni testimoni di due diverse crociate a distanza di otto secoli sono giunti alla stessa conclusione, ciò mi fa riflettere. Restare umani in Terra Santa, restare a terra nel posto in cui si ascende, rimanere uomini di fronte alle tracce del divino. Suona come una beffa, ma proprio nella sua patria è urgente che il divino, il perfetto, l’unico per definizione scenda a patti con l’umano, il mancante, relativo per definizione, come il padre quando ammette che nella sua vita il punto fermo è ormai il figlio. È stato fatto in passato e sarà necessario rifarlo. Andando nei luoghi in cui si celebra il Dio unico, è possibile fare le più alte esperienze del relativo. Ci sono due punti esatti in cui si pensa sia nato Gesù e tre diversi tipi di rito per celebrarlo. Ci sono due Campi dei Pastori e tre diversi tipi di ceri all’entrata del Santo Sepolcro. Il Muro del Pianto poi, luogo sacro per gli ebrei, non è altro che il muro di cinta della Spianata delle Moschee. San Francesco fu tra primi a comprendere la necessità del compromesso, da allora il suo ordine ha il diritto di custodire i luoghi sacri, chissà che il suo precetto non possa essere recuperato per l’attuale conflitto. Se la religione può essere d’aiuto alla politica internazionale allora prego anch’io, ma in questa terra santa per tutti concedetemi il plurale…”Padri nostri che siete nei cieli siano santificati i vostri nomi”…così via per tutta l’orazione e alla fine, al posto dell’”amen”, “restiamo umani”.

Andrea Colasuonno

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1 Commento

  1. Per entrambi i motivi……………….

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