C’era una volta Radio Al Quds

admin | October 28th, 2011 – 10:23 am

Una stagione lontana. Un’altra Gerusalemme. Una Gerusalemme la cui storia, ai più, è nascosta. Non è solo la storia della Palestine Radio (PBS), poco più di dieci anni di trasmissioni, dal 1936 al 1948, attraverso una stazione voluta dal Mandato Britannico. E’ soprattutto la storia di una società gerosolimitana, quella palestinese pre-1948, su cui spesso è calato l’ennesimo, enorme stereotipo. A vedere Jerusalem Calling, il bel documentario di Raed Duzdar proiettato ieri sera allo Alhambra Palace di Gerusalemme est, si scopre che quella società gerosolimitana aveva tratti di modernità, di storia, di tradizione che gli eventi del 1948 e dei decenni successivi hanno semplicemente cancellato con un tratto di penna.

Le voci, non solo della radio ma dei protagonisti ancora in vita, descrivono – invece – una Gerusalemme culturalmente molto vivace, in contatto continuo, quotidiano, con le altre capitali della cultura araba. Tra musica, poesia, arte, e naturalmente politica. E’ la Gerusalemme che esisteva prima del Mandato Britannico. Quella Gerusalemme della borghesia piccola  e media, musulmana e cristiana, sviluppatasi soprattutto negli ultimi decenni dell’Impero Ottomano. E’ la Gerusalemme palestinese la cui intellighentsjia va a studiare a Beirut e Damasco, mentre dal Cairo arrivano i cantanti e i poeti a rendere ancor più vario il palinsesto di una radio molto particolare. La Palestine Radio, sezione araba, era espressione della potenza britannica: doveva, cioè, veicolare ciò che il Mandato voleva, in termini di propaganda. La sezione araba, messa in piedi contemporaneamente a quella in lingua inglese e in ebraico, divenne invece uno dei centri del nazionalismo palestinese, nei duri anni che precedettero la fondazione dello Stato di Israele. Un centro, in sostanza, da cui passarono tutti, dai rampolli delle famiglie dei notabili, ai poeti e agli artisti.

Le immagini di una Gerusalemme di cui ora sono rimaste solo tracce percorrono un documentario basato sulla storia orale, sui ricordi di chi c’era. Sono immagini rare e preziose, che il pubblico ha potuto vedere perché c’è qualcuno, a Gerusalemme est, che continua a fare cultura. Grazie all’Educational Bookshop, dei fratelli Muna: mettere in piedi una libreria, farla diventare uno dei (pochi) luoghi di ritrovo culturale, e mettere anche in piedi un calendario di presentazioni e proiezioni ricco non è cosa da poco, a Gerusalemme est. Per nulla.

Per la playlist, ho scelto Asfour di Marcel Khalife. Parla di un uccello e della libertà. Ma l’ho scelto perché una delle parti più belle del documentario è l’intervista a più riprese a Henrierre Souad Siksik, la responsabile del programma per i bambini. E’ uno spaccato della pedagogia moderna palestinese del tempo, quella rappresentata da Khalil Sakakini. Molte delle favole e dei racconti avevano come protagonista un uccellino.

http://invisiblearabs.com/?p=3797

 

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