Caccia a Gaza sotterranea: comandi e arsenali Hamas. Chi può fermare la guerra?

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tratto da: https://www.remocontro.it/2021/05/17/caccia-alla-gaza-sotterranea-comandi-e-arsenali-hamas-chi-puo-fermare-la-guerra/

Remocontro Remocontro 17 Maggio 2021

 

L’esercito israeliano la notte scorsa ha colpito 15 chilometri della rete dei tunnel, detta ‘Metro’, di Hamas nel nord della Striscia. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui in particolare sono stati centrati i passaggi tra i vari tunnel, definiti la ‘Linea C’ della rete. Gli attacchi sono stati circa 35 in un periodo di 20 minuti

Il vero bersaglio col trucco

«Gli israeliani, all’inizio, hanno fatto finta di invadere via terra la Striscia di Gaza e invece l’hanno colpita dall’alto, artiglieria e in varie ondate 160 cacciabombardieri, che hanno praticamente fatto terra bruciata dell’immenso campo-profughi a cielo aperto», ci ripete Piero Orteca. E a latere dei bersagli simbolo, grattacielo stampa compreso, «i jet israeliani hanno colpito i bunker seppellendo vive centinaia di persone. Tantoché, secondo i media di Gerusalemme (Haaretz) per un bilancio completo delle vittime bisognerà aspettare diverso tempo». Anticipazione su Remocontro dell’azione contro la Gaza sotterranea di Hamas descritta dalla nota di stamane, e dell’inferno di 35 attacchi alla ‘Metro di Hamas’, in solo 20 minuti e 15 chilometri di tunnel distrutti, secondo Israele.

Tomba non solo per combattenti

Perché c’è un’altra città sotto Gaza. «Un dedalo di cunicoli ramificato e profondo più di trenta metri, che unisce depositi e caserme sotterranee, con ingressi celati all’interno dei palazzi e collegamenti protetti per piazzare le batterie di razzi. Hamas ha impiegato più di sette anni per costruirla, realizzando chilometri e chilometri di gallerie che sfuggono ai sistemi di spionaggio più sofisticati del mondo», spiega Gianluca Di Feo su Repubblica.
Non potendo individuare la rete di gallerie costruita nelle profondità della città palestinese, l’intelligence di Israele ha convinto Hamas che stesse cominciando l’offensiva terrestre. Per colpire dal cielo i miliziani che uscivano allo scoperto ( e i civili che cercavano rifugio), svelando le posizioni dei cunicoli. Ma il bilancio della ‘Operazione Metro’, oltre i successi proclamati, resta incerto sia sul piano strategico sia, timore diffuso, sul piano delle vittime.

Chi può fermare la guerra Israele Hamas?

Il quesito chiave che attraversa i popoli coinvolti nella guerra e l’opinione pubblica mondiale se lo Davide Frattini sul Corriere della Sera. Con una analisi delle guerre purtroppo ripetute sempre attorno a Gaza, le loro ferocie, le durate, sviluppi e mediazioni.

«Quanto sono durati i conflitti tra Hamas e Israele, negli anni scorsi? Che ruolo giocano Egitto, Iran, Qatar, Arabia Saudita? E quali spinte possono dare davvero Stati Uniti, Unione Europea e Onu?».

I ‘cessate il fuoco’ che non fermano la guerra

«Durante i 50 giorni di guerra nell’estate del 2014 tra Hamas a Gaza e Israele i cessate il fuoco sono stati 7. Il primo è del 14 luglio, a una settimana dall’inizio del conflitto. La tregua non tiene e i combattimenti vanno avanti fino alla fine di agosto. Gli altri stop ai bombardamenti israeliani e ai lanci di razzi da parte dei gruppi fondamentalisti vengono quasi tutti ottenuti per ragioni umanitarie dentro la Striscia: 5-12 ore senza esplosioni, senza sperare che la guerra sia finita».
I conflitti precedenti sono durati meno: quello del 2008-2009 24 giorni, nel 2012 sono stati 8, da allora gli scontri (conflagrazione totale evitata) sono finiti in 48-72 ore.

Mediatori egiziani con interessi loro

«Nel 2014 le battaglie sono andate avanti così a lungo perché i principali mediatori di queste dispute armate – gli egiziani – non avevano particolare interesse a fermare i contendenti. Per i servizi segreti del Cairo le operazioni militari israeliane stavano indebolendo un fastidioso vicino».
«Hamas rappresenta un pezzo di quei Fratelli Musulmani che Abdel Fattah Al Sisi perseguita in Egitto e così hanno lasciato che Israele facesse il lavoro militare per loro mentre continuavano a proclamare in pubblico i tentativi di mediazione, un modo di placare il mondo arabo».

Ancora egiziani e Onu a freno Usa

«In questi giorni sono di nuovo gli egiziani a condurre le prime trattative, sono stati a Tel Aviv e chiedono una pausa ai bombardamenti israeliani per poter entrare nella Striscia. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riunito di domenica per discutere la crisi. Cina, Tunisia e Norvegia avevano chiesto un vertice già venerdì scorso, gli Stati Uniti hanno spinto per il rinvio “perché così presto sarebbe servito a poco”.

Nonostante gli appelli e le condanne dei segretari generali passati e presenti, non è stata l’Onu a fermare queste guerre».

 

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