Carlo Strenger : il funerale dei due Stati è in procinto di partire

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mercoledì 2 aprile 2014

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Sintesi personale

John Kerry ha avuto la pazienza fenomenale di dedicare  tempo ed energia al tentativo di raggiungere un accordo tra Israele e  i palestinesi.,ma la sua pazienza e certamente quella della Casa Bianca sembrano essere giunti al termine.
Kerry sembra aver raggiunto la stessa conclusione  di James Baker, segretario del Bush padre , che disse   al primo ministro Yitzhak Shamir più di 20 anni fa, che avrebbe dovuto chiamare la Casa Bianca quando fosse pronto a fare effettivamente business. E ‘facile capire Kerry, i cui sforzi enormi incontrano sempre nuovi ostacoli, come la richiesta del primo ministro Benjamin Netanyahu che i palestinesi riconoscano Israele come stato ebraico e la continua costruzione di nuovi inediamenti in Cisgiordania. Nel corso degli ultimi mesi è diventato sempre più chiaro che i colloqui  non vanno da nessuna parte.
Il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas è in procinto di rivolgersi alle Nazioni Unite  per  chiedere l‘adesione a 15 organizzazioni internazionali delle Nazioni Unite. dopo aver ricevuto il riconoscimento come Stato non membro  nel 2012. Egli sembra avere  poche alternative. Come Jack Khoury ha sottolineato , il sostegno Abbas ‘tra i palestinesi  per continuare i colloqui, mentre Israele continua la costruzione in Cisgiordania, assegnando altri 177 milioni di shekel per strade e progetti sta diminuendo. Così potrebbe decidere di iniziare l’unico strumento che ha : premere su Israele. Se, per esempio, firma delle Convenzioni di Ginevra  può denunciare quasi ogni azione di Israele in Cisgiordania, come violazione del diritto internazionale.
Ciò potrebbe creare un problema enorme: il Congresso americano ha approvato una legge che chiede all’l’amministrazione statunitense di smettere di finanziare l’Autorità palestinese se i palestinesi ricorrono a misure unilaterali presso le Nazioni Unite o presso la Corte penale internazionale. Abbas potrebbe quindi creare una situazione  per  fare pressione su Israele legalmente , ma  dovrebbe rinunciare ai finanziamentiper.Potrebbe essere costretto a consegnare le chiavi del  PA aNetanyahu, Israele  conseguentemente sarebbe l’unica responsabile  della Cisgiordania. 
Le implicazioni per Israele sarebbero  a dir poco catastrofiche .In un breve periodo, l’economia di Israele subirebbe una forte pressione perché   dovrebbe finanziare tutto: scuole, ospedali ,la  sicurezza in Cisgiordania.In un lungo periodo la situazione diventerebbe ancora peggiore: i palestinesi, sostenendo che la Cisgiordania è di fatto parte di Israele,  chiederebbero i  pieni diritti politici. 
Israele dovrebbe affrontare una situazione simile a quella del Sudafrica: La comunità internazionale  probabilmente accetterebbe la richiesta palestinese e ,se ciò non  fosse approvato da Israele, considerebbe la realtà di fatto simile all’apartheid, mentre la capacità di Washington di proteggere Israele dagli assalti diplomatici e dai  boicottaggi diminuirebbe . Israele sarà costretto a dare palestinesi pieni diritti politici e uno stato binazionale sarà stabilitoa  ovest del fiume Giordano. 
Sulla carta i sostenitori della destra israeliana della Grande Terra d’Israele avranno vinto. De facto ciò significherebbe la fine del progetto sionista della patria democratica degli ebrei.Si creerebbe uno stato  impossibile  da governare, minato da lotte senza fine.
E ‘un’ironia della storia che Ehud Olmert, il primo ministro  che era sul punto di  firmare un accordo con i palestinesi, sia stato condannato per corruzione negli stessi giorni  in cui Kerry ha  annullato il suo incontro con Abbas.
Naturalmente gli storici del futuro saranno in grado di mostrare il numero fenomenale di errori di valutazione compiuti da entrambe le parti nel corso degli anni.,ma francamente  sono interessato ad altre problematiche :
 c’è qualche via d’uscita dalla situazione che porterà a uno stato ingestibile ad ovest del fiume Giordano?L‘ex ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Michael Oren ha suggerito qualche mese fa che se i colloqui di pace fallissero , Israele dovrebbe ritirarsi unilateralmente dai centri abitati della Cisgiordania. Questo consentirebbe a Israele di mantenere i principali blocchi di insediamenti e di garantire la sicurezza, ponendo  fine  all’  ‘occupazione.
Un brillante storico  come Oren deve certamente essere consapevoli del fatto che il mondo non considererà in alcun modo un tale mossa come la fine dell’occupazione e per una buona ragione. I palestinesi non saranno ancora in grado di muoversi liberamente all’interno del proprio territorio e con  strade che i   palestinesi non sono autorizzati a usare  e ,pertanto,  la loro capacità di viaggiare continuerà a dipendere  dai permessi israeliani. Oren sa che  il ritiro unilaterale è improbabile  e accrescerà l’  isolamento internazionale di Israele  come la  minaccia di escludere Israele dalla FIFA per il fatto che limita la libertà  ai  calciatori palestinesi. 
Nel frattempo dovremmo tutti noi preparare il funerale della soluzione dei due Stati. E ‘solo questione di tempo

 

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Carlo Strenger : il funerale dei due Stati è in pr…

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ARTICOLO ORIGINALE

Carlo Strenger : The funeral of the two-state solution is about to depart

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John Kerry had phenomenal patience and put enormous time and energy into his attempt to reach an agreement between Israel and the Palestinians. But even his patience and certainly that of the White House seem to have come to an end. Senior administration officials state that Kerry says he has gone as far as he can in his efforts, and that Israelis and Palestinians should now make their own decisions.
Kerry seems to have reached the same conclusion as James Baker, the elder Bush’s secretary of state, who told then-Prime Minister Yitzhak Shamir more than 20 years ago that he should call the White House when he was ready to actually do business. It’s easy to understand Kerry, whose enormous efforts met ever-new obstacles like Prime Minister Benjamin Netanyahu’s demand that Palestinians recognize Israel as a Jewish state and Israel’s repeated initiation of new construction in the West Bank. During the last months it has become ever clearer that the talks were going nowhere, and that prolonging them stands little chance of producing results.
Palestinian Authority President Mahmoud Abbas is about to turn to the UN to ask for membership in some 15 organizations Palestinians have access to since they received non-member status at the UN in 2012. He seems to be left with few alternatives. As Jack Khoury has pointed out , Abbas’ support among Palestinians, for conducting the talks while Israel continues building in the West Bank, allocating another 177 million shekels for roads and projects there, is dwindling. So he might as well start using the one tool he has to put pressure on Israel. If, for example, he signs the Geneva Conventions he has a case for launching a complaint against just about every action Israel takes on the West Bank, as a violation of international law.
This might create a huge problem: the U.S. Congress has passed a law that would require the U.S. administration to stop financing the Palestinian Authority if Palestinians resort to unilateral steps at the UN or the International Criminal Court. Abbas could therefore create a situation in which he has legal means to put pressure on Israel, but no money to run the Palestinian Authority. He might then be forced to drop off the keys for the PA on Netanyahu’s desk, and Israel from this moment on would be responsible for running the West Bank again.
The implications for Israel would be nothing short of catastrophic. In the short run, Israel’s economy would be under enormous strain because it would have to finance everything from schools through hospitals and security in the West Bank. In the long run the situation would be even worse: Palestinians will argue that the West Bank is de facto part of Israel and that they are therefore entitled to full political rights.
Israel would then face the full South Africa scenario: The international community would probably accept the Palestinian demand and see the situation as apartheid, while Washington’s ability to protect Israel from diplomatic assaults and boycotts will decrease. Israel will be forced to give Palestinians full political rights, and a binational state will be established West of the Jordan River.
On paper, Israel’s right-wing proponents of the Greater Land of Israel will have won. De facto, this would mean the end of the Zionist project of the democratic homeland of the Jews. It would also mean the creation of a state that will be impossible to govern, filled with endless strife, for example about the Palestinian right of return to the Greater Land of Israel, Israstine or whatever the new country West of the Jordan River will be called.
It is an irony of history that Ehud Olmert, the prime minister who has come closest to signing an agreement with the Palestinians, has been convicted of bribery in the same days Kerry cancelled his meeting with Abbas. It sometimes seems as if the forces of fate indeed colluded to make sure that the only viable solution to the Israel-Palestine conflict would not come about.
Of course future historians will be able to show the phenomenal number of errors of judgment made by both sides over the years. But frankly, I’m less interested in the blaming game than I am in Israel’s future, and this is why I am more concerned with Israel’s mismanagement of the conflict than with the endless series of mistakes on the Palestinian side, about which I have written time and again in the past.
The question is whether there is any way out of the scenario which will lead to one unmanageable state west of the Jordan River. Former Israeli Ambassador to the U.S. Michael Oren suggested a few months ago that if the peace talks fail, Israel should withdraw unilaterally from the West Bank’s population centers. This, he claims, would enable Israel to keep the major settlement blocs and ensure security, while ending the occupation of the Palestinian population.
Oren’s proposal may end up being the only course of action left to Israel if and when the peace talks fail. But that option comes with major stumbling blocks. Oren probably means that Israel will keep only the major settlement blocs, but if history serves as a guide, Israel is bound to keep many of the other settlements as well.
A brilliant historian, Oren must certainly be aware that the world will by no means see such a move as the end of the occupation – and for good reason. Palestinians will still not be able to move freely both within their own territory sprinkled with small Israeli settlements and torn apart with roads Palestinians are not allowed to use, and their ability to travel will continue to depend on Israeli permits. Oren has been in the international diplomatic scene long enough to know that such unilateral withdrawal is unlikely to end the process of Israel’s increasing international isolation which is now moving from calls to boycott Israel academically to the threat of excluding Israel from FIFA on the grounds that Israel limits Palestinian soccer players’ freedom.
Meanwhile we should all prepare ourselves for the two-state solution’s funeral. It is just a matter of time until the medical authorities officially and finally declare its demise.

http://www.haaretz.com/blogs/strenger-than-fiction/.premium-1.583383 

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