Caro Manifesto, i media italiani e la Palestina da non raccontare

Samira Tawfiq Bau‟lusha Sa’id, 36 anni, sposata e madre di nove figli, è una casalinga e residente del campo profughi di Jabalya nella Striscia di Gaza. La sua testimonianza è stata data a Muhammad Sabah per telefono il 30 dicembre 2008.

Caro Manifesto,

non vi nascondo la nostra preoccupazione per le sorti de Il Manifesto, che mi è stato compagno per oltre tre decenni. Ma voglio parlare qui di un aspetto che a noi sembra tra i più rilevanti dell’azione del Manifesto: la sua costante attenzione al problema Palestina-Israele è stata unica, nel panorama della stampa italiana, nel corso degli anni. Il problema fondamentale dal punto di vista etico e politico, quello della difesa dei diritti a libertà, giustizia ed indipendenza del popolo palestinese ha avuto sul Manifesto sostegno in più modi: con le vostre corrispondenze da Israele-Palestina, e dando spazio a molti interventi indipendenti, tra i quali i nostri. Quando tutti i grandi giornali italiani, schierati più o meno ossequientemente con le linee conformiste della politica occidentale dettata da Israele e Stati Uniti, accondiscendevano alle continue, sprezzanti violazioni delle delibere delle Nazioni Unite da parte di Israele, Il Manifesto dava informazioni accurate della situazione, con il proprio valoroso corrispondente da Gerusalemme e con l’ospitalità a collaboratori esterni, tra i quali è d’obbligo ricordare qui Vittorio Arrigoni, che durante la aggressione israeliana con imponenti mezzi militari contro la popolazione di Gaza nel 2008- 2009, ha trovato su Il Manifesto spazio per le sue accurate e sofferte descrizioni degli eventi, nello stesso tempo sostenendo le ragioni, etiche e politiche, della cessazione della strage.

Per noi, ma ovviamente non solo per noi, i problemi dei rapporti tra i popoli in Palestina è un problema centrale dei rapporti internazionali, ed attualmente il punto di maggior pericolo di scoppio della terza guerra mondiale. Nella persecuzione dei Palestinesi ad opera dello Stato di Israele, ininterrotta ed attuata con i metodi più spregiudicatamente sprezzanti e duri da ormai 65 anni, vediamo il risultato della dottrina nazionalista, fondata su razza, sotto-cultura colonialista e religione, e l’uso della grande forza militare che Israele ha saputo costruire, con l’appoggio incondizionato degli USA ed il consenso dell’Europa, a volte mascherato da verbali ed ipocrite proteste. Al problema del render giustizia e libertà ai Palestinesi, cacciati dalle loro case e dalla loro terra nel 1948-49, e poi di nuovo nel 1967 e continuamente ancora oggi, l’Occidente ha risposto con la continua copertura dei crimini di Israele contro i diritti umani e civili dei Palestinesi, e delle sue aperte violazioni delle delibere delle Nazioni Unite. Invece di applicarsi alla estirpazione dei sentimenti e metodi del nazifascismo ancora vivi nel costume politico di molti in Occidente, l’Europa, che porta la intera responsabilità per i crimini nazifascisti, ne fa pagare il prezzo ai Palestinesi che non ne non ne hanno invece alcuna responsabilità.

Giorgio Forti di Rete Ebrei Contro l’Occupazione (Il Manifesto del 27 dicembre 2012)

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