Caro Presidente Obama… spero che non resterai zitto!

di Mohammed El Kurd – The Guardian, domenica 17 marzo 2013

In una lettera aperta, un ragazzino palestinese descrive com’è cambiata la vita da quanto i coloni hanno occupato una parte della casa della sua famiglia.

Caro Presidente Obama,

Ho 14 anni e vivo nel quartiere palestinese di Sheikh Jarra, Gerusalemme Est. Circa 4 anni fa, io e la mia famiglia siamo stati sfrattati da una parte della nostra casa da coloni israeliani, sulla base di sentenze del tribunale israeliano. Il processo ha reso la vita, per me e per decine di migliaia di palestinesi, quasi insopportabile. I coloni lavorano per il controllo israeliano di tutta Gerusalemme Est, a volte usando la violenza contro i palestinesi.
Una volta questa era una bellissima zona. Tutti erano vicini, e prima che una parte della mia casa ci venisse sottratta, non avevo mai paura di andare a dormire. Non avevamo preoccupazioni. Adesso non è più un quartiere palestinese. Tutti i segnali sono in ebraico, e anche la musica.
Le persone che sono state sfrattate hanno sofferto perdite finanziarie ed emotive. Mio papà ha smesso di andare al lavoro per circa un anno, perché era così affollato e pericoloso e ogni giorno c’era tensione e violenza, cosicchè semplicemente non poteva lasciarci soli a casa con i coloni. I bambini piccoli bagnavano il letto. Mia sorella non riusciva a dormire. I coloni hanno un cane nella nostra casa e ogni volta che lui passava, lei si faceva la pipì addosso.
Questa cosa ci ha distrutto. Eravamo una grande famiglia, e adesso ognuno vive in una città diversa. Stiamo male, e non abbiamo certezze su quello che succederà qui. Bambini della mia età e più piccoli vengono regolarmente arrestati, interrogati e picchiati dalla polizia israeliana, e attaccati violentemente dai coloni. Per la maggior parte della mia vita mi sono sentito insicuro e minacciato nel mio stesso quartiere e perfino dentro casa mia.
Signor Presidente, tu hai il potere di cambiare tutto questo. La cosa più semplice che puoi fare è vedere la nostra situazione di persona e parlarne, vedere la realtà e dire ciò che vedi. Non è come se tu non sapessi cosa succede qui. Sono sicuro che tu sai tutto.
In questo viaggio, spero che parlerai contro il ruolo del governo israeliano nel sostenere i coloni e che farai pressioni sul governo israeliano perchè cambi le sue politiche. L’aiuto militare statunitense a Israele viene utilizzato direttamente contro manifestanti palestinesi disarmati. Spero che in futuro smetterai di dare aiuto militare per sostenere l’occupazione illegale di Israele sul mio popolo.
Spero anche che in futuro la giustizia torni alla popolazione. Spero che il mondo comincerà a parlare contro l’oppressione che fronteggiamo nel mio quartiere e (l’oppressione) contro tutti i palestinesi. Che tu e altri non resterete in silenzio mentre le nostre case ci vengono tolte, mentre i bambini vengono arrestati e feriti, e il nostro futuro minacciato.
Signor Presidente, vogliamo indietro le nostre case. E la nostra terra pre-1948. Non è giusto quello che sta succedendo qui, e la maggior parte del mondo non se ne rende conto. Così, se io potessi esprimere un desiderio, vorrei ridare a ciascuno i suoi diritti. Da una piccola palla che hanno rubato a un bambino in strada alla grande fattoria che hanno rubato a un nonno.

Traduzione di Elena Bellini per We are on the Freedom Flotilla 2 – News

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